NBA, Kevin Durant: “Il basket è arte: MJ e Kobe due geni come Einstein e Beethoven”

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La superstar dei Golden State Warriors confessa di ispirarsi in continuazione ai grandi giocatori di ieri (come Jordan e Bryant) e di oggi (Kyrie Irving e Steph Curry) e non esita a paragonare l'estro creativo di questi campioni a quello dei più grandi geni di tutti i tempi

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Già in passato Kevin Durant non ha avuto timore nell’esprimere le proprie opinioni sul ruolo e sulla considerazione con cui le grandi superstar sportive – gruppo di cui fa a tutti gli effetti parte anche lui – dovrebbero essere percepiti dall’opinione pubblica. “Per me è naturale paragonare i grandi campioni alle eccellenze di qualsiasi altro settore o ramo della società: siamo l’1% del mondo, un mix di intelligenza, carattere e altruismo”, aveva detto durante le ultime finali NBA. Oggi il n°35 degli Warriors torna su questo concetto, stavolta disegnando un parallelo tra i grandi nomi della storia NBA e i più grandi artisti della storia. “Come giocatore siamo anche noi degli artisti. Ognuno di noi si esprime proprio attraverso il modo in cui gioca su un campo da pallacanestro: è così che raccontiamo chi siamo, la nostra storia. È questa la bellezza del basket, ed è questo il motivo per cui lo amo”. Poi Durant non si tira indietro neppure quando c’è da fare qualche nome: “Kobe [Bryant], MJ [Michael Jordan], Kyrie [Irving]: non capisco come la gente non realizzi quello che ha davanti quando vede muoversi questi tre giocatori nel modo in cui si muovono in campo, soprattutto Jordan e Kobe. Kyrie è più giovane di me e uno dei miei migliori amici, per cui lo seguo tantissimo; idem per Steph, lo vedo allenarsi ogni giorno, conosco il suo gioco in ogni minimo dettaglio. Ma se guardo Kobe e Mike mi chiedo come faccia la gente a non capire quanto siano davvero forti, come non realizzino come loro siano di gran lunga più forti di qualsiasi altro giocatore abbia mai giocato a basket. Basta vedere il modo in cui si muovono, la fluidità nello stare in campo”, dice Durant. Che poi cerca in altri campi – lontani dai 28x15 metri di un parquet NBA – paragoni appropriati: “Per me loro sono l’equivalente di un Einstein, di un Beethoven, di un Barack Obama. Sono i talenti, gli atleti e le menti migliori del mondo intero: solo perché quello che fanno è giocare a pallacanestro, solo perché sono sportivi, la gente non gli dà il giusto peso. Ma loro sono dei maestri, degli autentici geni. Ho iniziato a realizzarlo solo qualche anno fa: ammirarli non fa altro che ispirare la mia stessa creatività”.

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