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30 dicembre 2018

NBA, Washington Wizards, John Wall costretto a operarsi: per lui stagione finita

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Il n°2 degli Wizards salterà i primi 6-8 mesi del 2019 a causa del problema al tallone sinistro: un'operazione rimandata troppo a lungo, che lo terrà lontano dal parquet fino al rinnovo di contratto, lasciando Washington in una situazione molto complicata

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La stagione di Washington è arrivata all’ennesimo punto di svolta di una regular season che sembra volgere sempre più al peggio. Una lenta e inesorabile regressione negli ultimi due anni per una squadra che adesso dovrà fare a meno di John Wall per almeno sei mesi. Il n°2 degli Wizards si è sottoposto negli ultimi giorni a ulteriori controlli medici, per verificare la tenuta del tallone sinistro; la principale fonte dei problemi fisici che hanno messo alle corde Wall da oltre un anno. Un limite evidente anche nel suo approccio alle gare. Un fastidio con cui la prima scelta assoluta del Draft 2010 convive da tempo e che va risolto il prima possibile, almeno stando a quanto consigliato dagli specialisti. Un’operazione allo sperone osseo del tallone sinistro diventata necessaria dopo gli sforzi delle ultime settimane, nonostante i ripetuti tentativi da parte del giocatore degli Wizards di continuare a giocare e convivere con il dolore. “Sono con lui da almeno tre anni - racconta coach Scott Brooks - è sempre stato un duro, non si è mai lamentato. Il suo unico obiettivo è sempre stato quello di competere e aiutare la squadra, ma adesso è arrivato a un punto in cui bisogna prendere una decisione complicata. Per questo ha deciso di affidarsi al parere dei medici”. Un limite evidente per Wall, che pur di restare sul parquet si è esposto in prima persona a figuracce come quella contro i derelitti Cleveland Cavaliers lo scorso 8 dicembre, in una partita conclusa con un solo punto a referto e costretto poi a saltare a causa del dolore la sfida successiva contro Indiana. Qualche acuto (come i 40 punti e 14 assist contro i Lakers di due settimane fa), raccolto più d’orgoglio che per altro, in una stagione che doveva essere il trampolino di lancio per giustificare il faraonico rinnovo che cercherà di ottenere in estate e che invece complica non poco i prossimi mesi della sua Washington.

Wizards, cosa fare adesso di questa stagione?

Il n°2 degli Wizards dunque sarà l’ennesimo tassello mancante di una squadra che al momento è 11esima in classifica nella Eastern Conference e staccata di ben quattro partite dall’ultimo posto utile per accedere ai playoff, occupato dai Pistons. Una situazione che in pochi avrebbero pronosticato tre mesi fa, visto che Washington ha mantenuto intatto il proprio gruppo storico di giocatori, rinunciando soltanto a Marcin Gortat - separato in casa nello spogliatoio della capitale dopo le polemiche con lo stesso Wall. Austin Rivers e Dwight Howard però, per ragioni diverse, sono stati entrambi operazioni fallimentari, che non hanno allungato la panchina di Washington (con Ariza almeno è arrivato un giocatore di rotazione) e hanno lasciato sguarnita la squadra sotto canestro. A questo poi si sono aggiunte ulteriori tensioni nel gruppo: l’isolamento in campo e fuori di Otto Porter, i suoi tiri mancanti, la litigata tra Wall e coach Brooks, le parole di Bradley Beal contro i nuovi arrivati. Una situazione esplosiva, con sullo sfondo un macigno chiamato “rinnovo di contratto al massimo salariale” per il n°2 degli Wizards: un accordo che potrebbe portare nelle sue tasche oltre 38 milioni di dollari già dal prossimo anno, a salire fino ai 47.3 del 2022/23. Cifre enormi che satureranno il cap dei capitolini, riducendo ancora di più il margine d’azione sul mercato. L’unica soluzione a questo punto restano le scelte al Draft: gli Wizards potrebbero seriamente farci un pensierino nei prossimi mesi, visto che le nuove regole della lottery garantiscono buone chances anche ai penultimi di puntare a un scelta nella Top-3. In fondo fino a oggi non è stato molto faticoso restare nella parte bassa della classifica e senza Wall, al netto della sua personalità problematica, le cose difficilmente andranno meglio.

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