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12 gennaio 2019

NBA, Paul George nuovo leader di OKC: viaggio dentro una stagione "spaziale"

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Un motto, riportato anche sull'ultimo modello delle sue scarpe ("Non ditemi che il cielo è il limite, se ci sono le impronte dell'uomo sulla Luna"), fotografa al meglio l'attitudine del n°13 dei Thunder nella stagione che lo sta consacrando a livelli mai raggiunti prima. E c'è chi lo vede possibile MVP

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Dopo l’estate del 2014 c’era il ragionevole dubbio che Paul George non potesse più essere il giocatore ammirato nelle sue prime quattro stagioni di NBA. L’infortunio subito a Las Vegas, nella partita amichevole in preparazione ai Mondiali di Spagna con la nazionale USA, fu talmente traumatico da far pensare subito al peggio, o addirittura alla fine anticipata della carriera. Invece Paul George non solo è tornato, ma a quattro anni di distanza da quel terribile incidente sta anche disputando la miglior stagione della sua carriera. A partire dalla produzione offensiva: con la maglia degli Indiana Pacers non era mai andato oltre i 23.7 punti a partita, cifra che era scesa nel suo primo anno a OKC a 21.9. Ora George non solo sta segnando cinque punti in media più della scorsa stagione (sfiora i 27 a sera), ma lo sta facendo giocando di meno (quasi un minuto pieno, da 36.6 a 35.7) e con migliori percentuali al tiro (44.8% dal campo, 53% effettiva) pur dovendosi prendere un maggior carico offensivo della squadra (27 tiri per 100 possessi, 29.6% la percentuale dei possessi di squadra da lui utilizzati). Di fatto, oggi è proprio “PG13” il principale riferimento offensivo della squadra per quanto riguarda la finalizzazione: con Russell Westbrook in enorme difficoltà con le percentuali (45% effettivo, peggior dato della decade), l’MVP del 2017 ha iniziato a preoccuparsi del resto e ha lasciato — pur con certi limiti, stiamo pur sempre parlando di un giocatore in tripla doppia di media — che fosse George a farsi carico dei doveri di un primo violino offensivo classico, permettendo al compagno di vivere la miglior stagione della carriera. Tanto da guadagnarsi, almeno fino a questo momento, un posto nei quintetti titolari all’All-Star Game, ponendosi davanti anche a Kevin Durant per le preferenze date dai tifosi.

Un rendimento spaziale

La forza di George, poi, sta nella sua dimensione di two-way player, fortissimo in attacco, sì, ma capace di fare la differenza anche in difesa. Non è un caso infatti che i Thunder siano oggi la squadra con la miglior efficienza difensiva di tutta la lega, concedendo soltanto 101.1 punti per 100 possessi agli avversari, davanti a Indiana, Boston e Milwaukee (tutte a Est). George è ai massimi in carriera per recuperi (2.2, secondo in tutta la NBA solo al suo compagno di squadra Russell Westbrook) e il dato dell’efficienza difensiva di squadra quando lui è in campo è ancora migliore (99.7 punti concessi per 100 possessi) rispetto al già eccellente 101.1 che rende i Thunder la miglior difesa NBA. George – ai massimi di carriera per punti (26.9) e rimbalzi (8), con già 13 doppie doppie all’attivo – fa sentire il suo peso anche in marcatura sui suoi avversari diretti, che vedono le proprie percentuali al tiro calare di 3.5 punti percentuali (da un 45.8% medio al 42.3% contro il n°13 di OKC). Ovviamente poi a far notizia sono le sue imprese offensive, mai fini a se stesse ma sempre utili a trascinare la propria squadra: i Thunder sono infatti 11-4 quando Paul George segna più di 30 punti e un perfetto 3-0 quando tocca quota 40. Lo stesso vale per le sue percentuali al tiro, che si riflettono spesso e volentieri in vittorie di squadra: se tira il 50% dal campo il record dei Thunder è 12-4, se lo fa da tre punti è 10-3. Dietro alla grande rimonta in classifica di OKC (partita a handicap, avendo perso le prime 4 gare della propria stagione) c’è proprio il super rendimento del n°13, il cui motto personale spiega al meglio attitudine e ambizioni del ragazzo di Palmdale, California: “Non ditemi che il cielo sia il limite, quando ci sono le impronte dell’uomo sulla Luna”. Un’impresa – quella del primo allunaggio – legata a doppio filo proprio alla cittadina natale di George, Palmdale, dove ha sede l’Armstrong Flight Research Center della NASA, intitolato proprio al primo uomo ad aver messo piede sulla Luna, Neil Armstrong. A lui e alla leggendaria impresa compiuta esattamente 50 anni fa (1969-2019) non a caso si ispira anche l’ultimo modello di scarpe ai piedi di Paul George, le sue Nike PG3 (che il giocatore ha debuttato nella storica partita persa contro San Antonio dopo tre tempi supplementari), che dal logo della NASA stessa fino al codice di avviamento postale di Palmdale (93552) fino alla bandiera USA sfoggiano tutta una serie di riferimenti a una delle imprese più storiche mai compiute dall’uomo. 

Thunder forti coi deboli e deboli coi forti?

Storica, a suo modo, sarebbe anche l’impresa che vedrebbe i Thunder recuperare da dietro e finire la stagione battagliando per il primo posto nella Western Conference. Oggi OKC è terza, alle spalle soltanto di Nuggets e Warriors, ma le energie spese per tornare ai piani alti a Ovest sembrano stiano presentando il conto, nonostante l’eccezionale rendimento di George. Proprio quando sembrava che la squadra di coach Billy Donovan fosse pronta a fare un salto di qualità — otto vittorie e tre sconfitte tra metà dicembre e inizio gennaio — le ultime tre sconfitte in fila hanno mostrato qualche difficoltà nel rendimento dei Thunder. Per quanto il record complessivo di 25-16 sia ancora ottimo non si può non notare come il record di OKC riveli qualche crepa. Contro le squadre sopra il 50% di vittorie, infatti, i Thunder sono a malapena sopra quella quota (8-7), cifre che si invertono quando si prende in considerazione il record contro le squadre nella top-10 per rating offensivo. I Thunder, insomma, hanno vinto soprattutto contro squadre perdenti (17-9), ma la musica sta per cambiare: secondo varie metriche, il loro calendario nella seconda metà di stagione sarà il più difficile di tutta la NBA, dopo aver affrontato il più semplice. Da adesso in poi, insomma, scopriremo davvero di che pasta sono fatti questi Oklahoma City Thunder, e soprattutto se Paul George è davvero pronto a fare un ulteriore salto di qualità nella sua carriera.

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