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NBA, Cousins è raggiante: "Mi sento come un bambino a Natale: è il giorno più bello della mia vita"

NBA

Le prime parole del nuovo centro degli Warriors dopo l'esordio in campionato fanno trasparire tutta la sua felicità di essere tornato in campo: "L'ho visto bene, ma il processo è ancora lungo", dice il suo allenatore Steve Kerr

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Non riesce a trattenere la sua felicità nel dopo partita, DeMarcus Cousins. Non giocava una partita NBA dal 26 gennaio 2018, quasi una anno esatto, da quando la rottura del tendine d’Achille sinistro lo aveva costretto a saltare tutta la seconda parte di stagione con i Pelicans e anche le nove gare di playoff disputate da Anthony Davis e compagni. Poi, in estate, la firma con Golden State e finalmente contro i Clippers è arrivato il tanto atteso esordio. “Mi sento come un bambino il giorno di Natale”, ammette Cousins, che nelle 24 ore precedenti la gara coi Clippers ha raccontato di aver provato tantissimo nervosismo. Telefonate al fratello, a sua sorella, a diversi amici: tutti a ricordargli che – infortunio o non infortunio – rimaneva pur sempre DeMarcus Cousins, uno che a pallacanestro sa giocare. E difatti, dopo un primo possesso in post basso senza fortuna contro Marcin Gortat, alla seconda opportunità – in un pick and roll con Kevin Durant – il nuovo centro degli Warriors è andato a schiacciare in grande stile i primi due punti della sua “seconda carriera”: “Non avrei mai potuto neppure immaginare che il mio primo canestro al ritorno sarebbe arrivato con una schiacciata del genere. Bello così, non cambierei niente di quello che è successo”. E a chi gli chiedeva la sensazione provata dopo quella schiacciata, Cousins ha risposto con la battuta pronta: “Felice di sapere che ce la faccio ancora a schiacciare”. Non è stato l’unico highlight della serata dell’ex giocatore di Kings e Pelicans, che in apertura di ultimo quarto, con Golden State sopra di 9 punti, ha sostanzialmente chiuso la partita con due triple consecutive, sfruttando la libertà lasciatagli sul perimetro da un centro più lungo ma meno mobile come Boban Marjanovic. La serata di Cousins si chiude con 14 punti frutto di un buon 5/11 dal campo, che comprende un ottimo 3/4 da tre punti, cui aggiunge anche 6 rimbalzi e 3 assist. Considerata la produzione media dei giocatori fin qui partiti in centro per gli Warriors attendendo il rientro di Cousins – 6.5 punti e 4.7 rimbalzi, le medie dei suoi sostituti – si può già teorizzare che l’innesto del n°0 sia comunque un upgrade al roster dei campioni in carica. “Mi è piaciuto – ha detto il suo allenatore Steve Kerr dopo la gara – si è mosso bene, mi è sembrato a posto fisicamente, forte, rapido. È vero, è uscito per 6 falli, deve migliorare la tenuta fisica e qualche decisione ma considerando quello che ha passato e il tempo trascorso lontano dal campo sono veramente impressionato dal suo debutto”. Non un punto d’arrivo, dice Kerr, “perché il processo non è assolutamente terminato. Siamo a metà, è passato un anno dall’infortunio, ha dovuto affrontare una lunga riabilitazione ma queste prime partite per lui saranno una sorta di training camp. Deve giocare, restare in campo a lungo, il ritmo gli apparirà velocissimo, dovrà migliorare la sua condizione e imparare a sentirsi a suo agio con i suoi nuovi compagni. E tutte queste cose richiedono tempo perché non considero la partita di stasera la fine della storia ma solo una pagina nel mezzo: è un momento importante, ma abbiamo ancora tanta strada davanti da fare”.

“Mai ricevuto così tanto finto-amore”, scherza Cousins

Una rondine non fa primavera ma Cousins sembra voler assaporare tutto quello che è successo nei 15 minuti passati in campo alla sua prima gara dopo un anno: “I miei compagni e l’intera organizzazione sono stati fantastici, è un gran gruppo di persone: tutti hanno fatto il massimo per rendere il mio rientro il più semplice possibile, capendo benissimo quello che ho dovuto passare in questi lunghi mesi”. E dal tecnico fischiato a Draymond Green, schierato contro gli arbitri a difesa del suo nuovo compagno, fino agli high five distribuiti in panchina al momento della sua uscita dal campo per il sesto fallo, tutti gli Warriors sono sembrati felicissimi di accogliere finalmente al loro fianco Cousins: “Speriamo sia l’ultima volta che dobbiamo celebrare una sua uscita per falli” [la 50^ della sua carriera, ndr] ha dichiarato scherzoso Kevin Durant, ma anche Cousins è sembrato divertito dall’entusiasmo attorno al suo rientro. “Probabilmente non ho mai ricevuto così tanto finto-amore in vita mia”, ha dichiarato col sorriso il diretto interessato, festeggiato all’arena anche dalla madre (giunta apposta fino a Los Angeles) e da un bel gruppo di parenti e amici. È solo la prima notte di nozze di un matrimonio che va ovviamente giudicato su distanze più lunghe e che comunque dovrebbe (a meno di clamorosi ribaltoni) avere già una data di “divorzio” segnata, quell’estate 2019 in cui Cousins tornerà free agent e andrà alla ricerca di un contratto che Golden State non dovrebbe potergli dare. Intanto però Cousins è un giocatore degli Warriors e gli Warriors con lui hanno un quintetto di All-Star: e per il resto della lega non è una bella notizia. 

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