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NBA, Golden State Warriors a Washington: niente Casa Bianca, ma fanno visita a Obama

NBA

L'incontro doveva rimanere "privato", ma una foto circolata sui social ha fatto saltare la copertura: Steph Curry e compagni hanno incontrato per un'ora l'ex presidente degli USA, all'interno di una trasferta particolare soprattutto per Kevin Durant

38 PUNTI DI CURRY: WASHINGTON KO, GOLDEN STATE FA NOVE IN FILA

Dopo le polemiche dello scorso anno tra Steph Curry e Donald Trump (a cui fecero seguito anche le parole di Kevin Durant), questa volta nessuno ha neanche ipotizzato che i Golden State Warriors potessero passare alla Casa Bianca durante la loro unica trasferta stagionale a Washington prima della sfida contro gli Wizards. A sorpresa però sui social è spuntata una foto, filtrata “per sbaglio” dopo la condivisione di Tony Banks – un membro dello staff dei campioni NBA – che ha subito cancellato il post, lasciando però una traccia indelebile sulla rete: uno scatto nello studio dell’ex presidente democratico degli Stati Uniti, con un sorridente Barack Obama circondato dai vari Curry, Durant, Thompson, Iguodala e tutti gli altri, compresi alcuni componenti del gruppo che segue gli Warriors in giro per gli Stati Uniti. Il grande assente nell'immagine diventata subito virale è Steve Kerr, che a margine della partita vinta contro Washington si è detto felice dell’incontro costruttivo a cui hanno partecipato i suoi ragazzi con Obama (lui non è riuscito a esserci a causa di impegni). L’appuntamento è stato organizzato – stando alle indiscrezioni non confermate dai diretti interessati – proprio da Curry, da anni ormai vicino all’ex presidente con cui spesso è in contatto, nonostante il n°30 degli Warriors preferisca glissare di fronte alle domande dei reporter: “Non ho idea di come siano andate le cose”, sottolinea, in parte stizzito dal fatto che un evento privato fosse finito online a disposizione di tutti. Anche Nancy Pelosi, la speaker della Camera statunitense e uno dei principali volti del partito democratico, si è intrattenuta a parlare con Curry, con cui ha scattato diverse foto. “È stato un momento piacevole – racconta Draymond Green – un incontro privato con buona parte della squadra”, senza dettagliare oltre riguardo l’accaduto. Un meeting durato più di un’ora con un grande appassionato di pallacanestro, l’ultimo ad aver accolto gli Warriors alla Casa Bianca dopo il primo titolo conquistato nel 2015. Un'alternativa a una visita che Golden State preferisce evitare da un paio di stagioni.

Durant inaugura nel Maryland una struttura che porta il suo nome

“È stata un’esperienza fantastica”, sottolinea Durant, originario della zona di Washington e impegnato nelle ore precedenti alla partita anche nell’inaugurazione di una struttura dedicata al dopo-scuola dei bambini in difficoltà di quella zona. L’obiettivo è quello creare un centro che garantisca un’alternativa alla strada a molti ragazzi: per quello il n°35 degli Warriors ha presieduto all’apertura del “Durant Center” – sì, una struttura che porta il suo nome – a Prince George's County nel Maryland, finanziata con parte dei 10 milioni di dollari che arrivano dalla fondazione del due volte MVP e che vuole portare avanti un progetto di dieci anni. “Offriamo agli studenti assistenza nello studio, oltre a quella economica e morale per provare a riscattarsi dalle difficoltà e riuscire a essere orientati il più possibile in vista di una carriera al college”. Un passaggio importante, che va ben oltre l’impatto sul parquet: “È una sensazione unica: fare qualcosa che incida in maniera concreta sulla vita della tua comunità”. L’esempio fin troppo scontato è quello di LeBron James, che ha fatto da apripista anche in questo ambito nella sua Akron. “Non sono sorpreso dal gesto di KD – racconta coach Kerr – Kevin da sempre è impegnato nel sociale, in tutte le città in cui ha vissuto. Lo ha fatto in Texas o nella Baia in questi ultimi tempi: non c’è modo migliore di investire la fama e la ricchezza conquistata se non incidendo sul futuro di un’intera generazione. È un altruista, un generoso, siamo fortunati ad averlo in squadra con noi”. Assieme a Durant all’evento benefico era presenta anche Quinn Cook, in libera uscita nonostante l’impegno sul parquet poche ore più tardi. Una concessione più che meritata, visto che alla fine entrambe le cose sono andate per il meglio.

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