NBA, risultati della notte: Phila, buona la prima con Harris, 3° ko in fila per Denver

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Nella serata dell'esordio dei "Big 4", a Philadelphia splende J.J. Redick, al suo massimo stagionale a quota 35 punti. Antetokounmpo batte Doncic e trascina Milwaukee al sesto successo in fila, tutto il quintetto di Golden State va in doppia cifra contro Phoenix, vincono anche Kings, Bulls, Wizards e Pistons

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Philadelphia 76ers-Denver Nuggets 117-110

Non c’è due senza tre, il quattro vien da sé… ma a godere è il quinto. Nella serata dell’esordio a Philadelphia dei nuovi “Big 4” – con il debutto di Tobias Harris accanto a Ben Simmons, Joel Embiid e Jimmy Butler (sotto gli occhi di Julius Erving e Allen Iverson che vedono ritirata la maglia n°2 di Moses Malone) – ad approfittarne è stato J.J. Redick, il quinto membro del quintetto base di coach Brown che ha chiuso la sua serata con il suo massimo stagionale a quota 34 punti, in 33 minuti. Il tiratore di Duke ha evidentemente dimostrato di gradire un assetto in cui i suoi quattro compagni di rotazione attirano la maggior parte delle attenzioni delle difese avversarie: Redick ha messo a referto un ottimo 11/15 al tiro, con 6/7 da tre punti. Con tanti volti nuovi in squadra dopo i movimenti alla trade deadline – oltre a Harris hanno fatto il loro esordio in maglia Sixers anche Boban Marjanovic, Mike Scott e James Ennis (rimandata invece la prima di Jonathon Simmons) – le attenzioni di tutti erano però per la prima gara dell’ex giocatore dei Clippers, che ha risposto alle attese in maniera molto positiva, finendo con 14 punti e 8 rimbalzi. Altri 22 sono arrivati dalle mani di Jimmy Butler, perfetto dalla lunetta con 14/14, mentre Joel Embiid (non al massimo per via di un’influenza intestinale) ha chiuso comunque in doppia doppia con 15 punti e 12 rimbalzi. Il mini giro a Est dei Nuggets – dopo i ko contro Detroit e Brooklyn – si conclude con la terza sconfitta in fila, una striscia negativa che vede distanziarsi i Golden State Warriors in vetta alla Western Conference ma che può essere in parte spiegata con le assenze importanti di due giocatori da quintetto come Gary Harris (inguine) e Paul Millsap (caviglia). A niente allora è valsa la undicesima tripla doppia stagionale dell’All-Star dei Nuggets Nikola Jokic, autore di 27 punti, 11 assist e 11 rimbalzi. Ne ha aggiunti 23 Jamal Murray, ma la difesa di Denver non ha avuto risposte contro l’ottima serata al tiro di Redick e compagni, capaci di chiudere di squadra con un superlativo 50-40-90 (il 50% dal campo, il 45.5% da tre e il 90.6% ai liberi).

Dallas Mavericks-Milwaukee Bucks 107-122

Luka Doncic e i nuovi Mavericks accolgono sul parquet di casa Giannis Antetokounmpo e la miglior squadra NBA e le attenzioni di tutti sono per il duello tra lo sloveno e il greco, grandi protagonisti di questa prima metà stagione. Il primo è rimasto l’unico membro del quintetto di Dallas che ha iniziato la stagione, dopo le cessioni di Dennis Smith Jr., Wesley Matthews, DeAndre Jordan e quella recentissima di Harrison Barnes: Doncic il suo lo fa, chiudendo con 20 punti in 27 minuti, ma nulla può contro lo strapotere di un Antetokounmpo da 29 punti e 17 rimbalzi con un ottimo 13/19 al tiro, autentico trascinatore dei Bucks giunti così alla loro sesta vittoria consecutiva. “The Greek Freak” ha fatto come di consueto la maggior parte dei suoi danni all’interno dell’area pitturata, dove infatti il parziale a favore dei Bucks è stato un incredibile 80-26: “Va bene Antetokounmpo, ma è un dato ridicolo”, ammette sconsolato l’allenatore di Dallas Rick Carlisle, che può però consolarsi parzialmente con le 22 triple messe a segno dai suoi (massimo stagionale) e con i 18 punti dalla panchina del nuovo arrivato Trey Burke. Milwaukee invece ha 20 punti da Brook Lopez e 18 a testa da Malcolm Brogdon ed Eric Bledsoe, in attesa del debutto del loro recente acquisto Nikola Mirotic, in dubbio anche per la prossima partita (in programma nella notte) contro Orlando.

Phoenix Suns-Golden State Warriors 107-117

Se ci sono delle partite che i Golden State Warriors possono permettersi di prendere sotto gamba, sono quelle contro i Phoenix Suns. Sono ormai 18 gare consecutive che i campioni in carica battono gli avversari dell’Arizona, la seconda striscia più lunga nella NBA dietro quella da 21 degli Oklahoma City Thunder contro Philadelphia. Una “maledizione” che però i Suns hanno rischiato di spezzare, arrivando all’ultimo quarto sorprendentemente avanti di tre lunghezze e senza trovarsi più davanti Draymond Green, espulso per due tecnici a metà secondo tempo. Nella frazione finale però Steph Curry si è scrollato di dosso una pessima prestazione al tiro (2/12 nei primi tre quarti) segnando 10 dei suoi 20 punti, appena dietro ai 25 di Klay Thompson e ai 21 di Kevin Durant e davanti ai 18 di DeMarcus Cousins. “Hanno giocato nettamente meglio di noi per tutta la sera” ha detto coach Steve Kerr, che perde facilmente la pazienza quando vede partite del genere dei suoi. “L’unico motivo per cui abbiamo vinto è perché abbiamo molto più talento”. Con Devin Booker ancora ai box per una noia al bicipite femorale, i Suns si sono appoggiati a un Kelly Oubre da 25 punti e un Deandre Ayton da 23, a cui si sono aggiunti i 19 a testa di Mikal Bridges e Josh Jackson. L’appuntamento con la prima vittoria ai danni di Golden State è rimandato al prossimo 11 marzo.

Sacramento Kings-Miami Heat 102-96

Per la corsa all’ottavo posto a Ovest i Sacramento Kings non hanno alcuna intenzione di abdicare. Anzi, con un Harrison Barnes e un Corey Brewer in più vogliono rilanciare le proprie ambizioni di playoff. La vittoria in volata sui Miami Heat ne è l’ennesima dimostrazione: dopo essere rimasti sotto fin dalla palla a due, i padroni di casa hanno rimontato 11 punti di svantaggio nell’ultimo quarto e hanno operato il sorpasso negli ultimi due minuti grazie a un parziale di 9-0. Merito soprattutto di Buddy Hield, ancora una volta decisivo con i suoi 23 punti e un paio di liberi a 17 secondi dalla fine. Insieme a lui anche i 16 di Bogdan Bogdanovic e i 12 a testa di De’Aaron Fox e Barnes, al suo debutto in quintetto al posto di Iman Shumpert ceduto a Houston. Per Miami ci sono i 21 punti di Josh Richardson e la doppia doppia da 17+19 di Hassan Whiteside, mentre Dwyane Wade ha vissuto un momento di terrore ricadendo male sulla schiena e battendo la testa sul finire del primo quarto. La leggenda degli Heat è tornata negli spogliatoi sulle sue gambe per controllare se non avesse sintomi di commozione cerebrale, ma è potuto tornare sul parquet già nel primo tempo e ha poi chiuso con 15 punti. Non abbastanza per impedire la sconfitta dei suoi, che ora sentono il fiato sul collo di Detroit a sola mezza partita di distanza dal loro ottavo posto — lo stesso distacco dei Kings nei confronti dei Clippers a Ovest.

Brooklyn Nets-Chicago Bulls 106-125

In casa Nets l’unica nota lieta nella sconfitta contro una delle peggiori squadre NBA è il ritorno in campo di Caris LeVert, che in soli 15 minuti di campo mette a referto 11 punti. Per il resto coach Atkinson vuole dimenticare la prestazione dei suoi (“Dal primo all’ultimo giocatore hanno fatto meglio di noi”), che soprattutto difensivamente non hanno avuto risposte contro una versione dei Bulls capace di chiudere con oltre il 54% dal campo e il 50% da tre punti, segnando oltre 100 punti per la 17^ gara in fila. A guidare Chicago un Lauri Markkanen da 31 punti e 18 rimbalzi, con 11/18 al tiro e 4/7 da tre punti; molto positivo anche l’esordio in maglia Bulls di Otto Porter, autore di 18 punti, mentre 23 li ha aggiunti Zach LaVine. Per gli ospiti una rara vittoria dopo due sconfitte consecutive, in una stagione davvero difficile che li ha visti soccombere in 16 delle ultime 19 gare.

Washington Wizards-Cleveland Cavs 119-106

Il ritorno di Anthony Davis non è stato l’unico della serata. Kevin Love è tornato a giocare per i Cleveland Cavaliers dopo quasi tre mesi pieni di assenza per un infortunio al piede, ma il suo è stato un rientro molto particolare. Il lungo è infatti rimasto in campo per appena sei minuti, rientrando poi direttamente negli spogliatoi alla prima occasione senza più fare ritorno sul parquet. Un infortunio? No, era proprio il piano dei Cavs, che volevano far “bagnare i piedi” al loro giocatore per fargli riassaggiare il campo dopo la lunga assenza, ma lo terranno già a riposo nella prossima sfida contro Indiana. A quel punto è però entrato in campo l’altro grande protagonista della serata, vale a dire Bobby Portis. Il nuovo acquisto di Washington ha avuto un debutto spettacolare, segnando 30 punti in uscita dalla panchina di cui 16 nel solo primo quarto (permettendo ai suoi di costruire un vantaggio arrivato a 20 lunghezze nel secondo tempo) e altri 10 nell’ultimo (resistendo alla rimonta dei Cavs arrivati al -3 grazie ai 27 di Collin Sexton). “Quando sono arrivato qui, mi sono sentito amato fin da subito” ha detto Portis dopo la partita cominciata con 6/6 dal campo. “Tutti mi hanno detto: ‘Non cercare di amalgamarti: entra e sii te stesso’. Ecco, questo è quello che sono”. Con questa prestazione Portis è diventato il primo giocatore nella storia della NBA a segnare 30 o più punti in partite consecutive con maglie diverse, dopo che aveva salutato Chicago con 33 punti nella sua ultima gara con la canotta dei Bulls. Il bello è che la prossima partita lo vedrà in campo immediatamente contro la sua ex squadra — e a giudicare dai suoi tweet al veleno, ci sarà da divertirsi.

Detroit Pistons-New York Knicks 120-103

Detroit va sopra di 21 già nel secondo quarto ma dopo la reazione dei Knicks (che pareggiano il punteggio nel terzo periodo) deve rivincerla nell’ultimo periodo: ci riesce grazie a un superlativo Andre Drummond, per la nona volta in stagione – la 29^ in carriera – con almeno 20 punti e 20 rimbalzi (chiude a quota 29+20), una prestazione che condanna New York alla 15^ sconfitta in fila. In casa Pistons ci sono anche 26 punti di Blake Griffin e 20 con 8 assist di Reggie Jackson mentre nel disastro di una stagione che in casa Knicks ormai ha senso solo guardando al Draft e alla potenziale scelta di Zion Williamsons, si fa notare l’esordio di Dennis Smith Jr. (arrivato da Dallas) autore di 31 punti. Detroit, alla terza vittoria consecutiva, ha invece ora solo una sconfitta in più di Miami, che occupa l’ottavo e ultimo posto a Est in vista dei playoff.

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