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11 febbraio 2019

NBA, i risultati della notte: Golden State vince in volata, Doncic trascina Dallas

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Due liberi di DeMarcus Cousins regalano agli Warriors il 15° successo nelle ultime 16 gare, il rookie sloveno dei Mavs segna 28 punti nel successo in rimonta contro Portland. Orlando raccoglie il terzo successo in fila, Marvin Bagley aggiorna il suo massimo in carriera contro Phoenix

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Golden State Warriors-Miami Heat 120-118

Ben 39 punti di Kevin Durant e soprattutto due tiri liberi cruciali realizzati a meno di sei secondi dalla sirena da DeMarcus Cousins chiudono i conti in favore di Golden State al termine di una partita fatta di parziali da una parte e dall’altra. Golden State infatti si prende l’undicesima vittoria in regular season dopo essere stata sotto in doppia cifra (reduce dalla rimonta da -17 contro Phoenix). Anche Miami, sotto di otto nell’ultimo quarto, era riuscita a rifarsi sotto, acciuffando il pareggio con una tripla di Justise Winslow, per poi passare in vantaggio sul 118-115 a 51 secondi dalla conclusione. A quel punto ci ha pensato KD a colpire con la solita tripla (1/7 nella serata, ma realizzata nel momento più opportuno) prima di scalpellare il ferro con il tentativo successivo, permettendo però a Cousins di fare la voce grossa a rimbalzo e portare a casa il fallo che ha deciso la sfida. Per l’ex Sacramento e New Orleans sono sette punti totali, mentre sono 25 quelli raccolti da Steph Curry in una serata da 50% al tiro e 29 quelli di Klay Thompson (8-0 il record degli Warriors quando i Big-Three combinano almeno per 90 punti totali). Dall’altra parte invece a trascinare Miami ci ha pensato il miglior Josh Richardson della stagione, autore di 37 punti – nuovo massimo in carriera – tirando 8/11 dall’arco e mettendo più volte alle corde la difesa Warriors. Una gara particolare (come accade quasi sempre in questa regular season) per Dwyane Wade, all’ultima sfida in carriera alla Oracle Arena, salutato dalla standing ovation del pubblico, da un video tributo proiettato durante il primo time out del match e stretto calorosamente da Curry a fine gara. Uno scambio di maglia, un tre che diventa trenta e viceversa. Per l’ultima volta a San Francisco.

Dallas Mavericks-Portland Trail Blazers 102-101

Sembrava tutto ormai fatto per i Portland Trail Blazers: avanti nel punteggio per tutta la partita con un vantaggio confortevole, a inizio ultimo quarto avevano costruito un cuscinetto di 15 punti che solitamente è sinonimo di vittoria. Invece da lì in poi l’attacco dei Blazers è completamente sparito dal campo: Lillard e soci hanno segnato solamente 9 punti in tutta la frazione finale, lasciando spazio alla rimonta dei padroni di casa guidati – neanche a dirlo – da Luka Doncic. Il rookie sloveno ha segnato 28 punti mandando i suoi avanti a poco più di un minuto dalla fine con un gioco da tre punti, venendo sostenuto dai 24 del neo arrivato Tim Hardaway Jr. nella rimonta clamorosa dei padroni di casa. Dall’altra parte non sono serviti i 30 di Damian Lillard (21 solamente in un terzo quarto da 8 su 10 al tiro), i 18 di Jusuf Nurkic e i 14 di CJ McCollum in una sconfitta cocente, anche se il vantaggio nei confronti del nono posto a Ovest continua a essere confortante (quattro partite di distanza).

Atlanta Hawks-Orlando Magic 108-124

Nikola Vucevic è un All-Star a tutti gli effetti, nonostante non sempre i suoi Magic riescano a garantirgli dei risultati soddisfacenti. Il lungo montenegrino però sta giocando la miglior pallacanestro della sua carriera, come dimostrato anche nel successo contro gli Hawks in back-to-back in trasferta. Terza vittoria in fila e “record” dell’ultimo periodo per una franchigia in cui non si portano a casa così spesso dei successi: Orlando infatti non riusciva nell’impresa di vincere due partite in 24 ore lontano dalla Florida dal lontano 3-4 aprile 2014. Quasi cinque anni (e di back-to-back se ne giocano tanti ogni regular season), così come le tre vittorie in fila rappresentano la miglior striscia stagionale di un gruppo che si gode i sette giocatori in doppia cifra e soprattutto un Jonathan Isaac sempre più in rampa di lancio (tre stoppate per lui in dieci secondi nella stessa azione, tutte su Collins). Dall’altra parte gli Hawks possono recriminare il giusto, stanchi e inconsistenti a protezione del ferro. I Magic adesso sono a una partita e mezza di distanza dall’ottavo posto occupato dai Pistons: sognare un ritorno ai playoff dopo sette anni non costa davvero nulla.

Sacramento Kings-Phoenix Suns 117-104

Da diversi mesi si parla del fatto che Sacramento abbia sbagliato a scegliere Marvin Bagley III e non Luka Doncic all’ultimo Draft. Ma anche chi arriva secondo in una selezione ha i suoi scheletri nell’armadio, decisioni che gli danno spinta e motivazione. E il giocatore dei Kings, cresciuto in Arizona, magari sperava di finire a sorpresa a Phoenix, dove invece hanno preferito mettere le mani su Deandre Ayton (che lui conosce molto bene dai tempi dell’high school). Per quello la sua prima partita in carriera contro i Suns non poteva che essere particolare: 32 punti e un massimo in carriera dopo è evidente come l’approccio di Bagley sia stato ben diverso dal solito. “È una cosa che volevo fare da tempo, giocare contro Phoenix ha un sapore particolare – racconta dopo aver saltato causa infortunio i primi due incroci stagionali – è divertente combattere sotto canestro con Deandre (16 punti e nove rimbalzi alla sirena per Ayton), una grande vittoria per provare a raggiungere i playoff”. Sacramento infatti fa sul serio: mezza partita di distanza dai Clippers ottavi e soprattutto due di vantaggio sui Lakers. La corsa sarà molto interessante nei prossimi due mesi.

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