NBA, i risultati della notte: Celtics bestia nera dei Sixers, gli Warriors non si fermano

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Boston senza Kyrie Irving batte Philadelphia per la 10^ volta negli ultimi 12 incroci grazie a Hayward&Tatum. Golden State lascia avanti Utah per tre quarti e poi piazza il parziale letale nel quarto periodo, conquistando il 16° successo nelle ultime 17 gare. New Orleans travolta in casa da Orlando e sempre più ai ferri corti con Anthony Davis

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Philadelphia 76ers-Boston Celtics 109-112

I Boston Celtics dimostrano per l’ennesima volta nell’ultimo anno e mezzo di essere una squadra migliore dei Sixers, almeno negli scontri diretti. Senza porsi tanti problemi su chi è presente o meno sul parquet. Il volto della decima vittoria firmata Celtics negli ultimi 12 incroci tra le due squadre (playoff inclusi) è Gordon Hayward, che ne segna 26 in uscita dalla panchina con tanto di tripla che a meno di due minuti dalla sirena ha il sapore del colpo di grazia. Ai suoi canestri si aggiungono i 23 punti di Al Horford e i 20 con dieci rimbalzi di Jayson Tatum. Kyrie Irving resta ai box a causa della botta al ginocchio incassata contro i Clippers, ma i Celtics riescono lo stesso a infliggere a Philadelphia la prima sconfitta da quando scendono in campo con in quintetto i Big-Four. I biancoverdi dimenticano così la doppia deludente sconfitta contro le squadre di Los Angeles, mentre i Sixers non vanno oltre i 23 punti e 14 rimbalzi di Joel Embiid i 22 messi a segno da Jimmy Butler, che sbaglia due sanguinosi tiri liberi nel finale che avrebbero permesso ai padroni di casa di agguantare il momentaneo pareggio. Il modo migliore per Boston di rispondere alle parole di Marcus Morris, in cui si chiedeva unità e identità a un gruppo andato molto in altalena in questa regular season. Dall’altra parte invece la frustrazione porta il lungo camerunense a lamentarsi in maniera evidente prima di abbandonare la sala stampa, scandendo nel microfono prima di alzarsi “Gli arbitri fanno schifo (usando un linguaggio ancora più volgare, ndr)”. Dopo la grana Ben Simmons- Magic Johnson, ci mancava soltanto questa.

Golden State Warriors-Utah Jazz 115-108

Anche in una modesta serata al tiro, Steph Curry riesce sempre a trovare il modo per elettrizzare la Oracle Arena, mandare in estasi il suo pubblico e soprattutto mettere lo zampino nell’ennesimo successo raccolto dai Golden State Warriors. Il 16° nelle ultime 17 gare giocate: in sostanza, da quando DeMarcus Cousins è entrato a pieno regime nella rotazione, non si perde più. Il n°30 chiude con 5/14 dall’arco e 24 punti segnati, ma lascia il segno grazie alle due triple conclusive del parziale da 21-4 Warriors che spacca in due il quarto periodo e la gara. A farne le spese questa volta sono stati gli Utah Jazz, combattivi dopo un primo quarto complicato (soltanto 14 punti segnati e già sotto in doppia cifra), in risalita fino a riuscirne a segnare 40 nella sola terza frazione. Poi però è arrivata l’ondata, che ormai abbiamo imparato così bene a conoscere negli ultimi cinque anni: difesa forte, palloni rubati, transizione e tanti canestri veloci. Al ferro, dall’arco, in ogni modo, allungando le mani sull’ennesima partita che segna il dominio di Golden State. Alla sirena finale è Kevin Durant il miglior realizzatore, autore di 28 punti, a cui si aggiungono i 22 di Klay Thompson e i 12 con dieci rimbalzi di Cousins, il giocatore di maggiore impatto del quintetto Warriors di questa notte. Dall’altra parte 25 di Donovan Mitchell e poco altro: in casa Jazz c’è da tenersi stretto il sesto posto a Ovest adesso, inutile leccarsi le ferite dopo una sconfitta già messa in preventivo.

New Orleans Pelicans-Orlando Magic 88-118

Anthony Davis e New Orleans sono ormai ai ferri corti e non poteva esserci rappresentazione migliore della tensione tra le parti di una sconfitta con 30 punti di scarto incassata in casa contro gli Orlando Magic (non proprio una corazzata), con il n°23 che si è trascinato avanti e indietro sul parquet per 24 minuti chiusi con soli tre punti. La sua peggior partita dell’anno, coincisa ovviamente con la sconfitta più complicata da digerire per i Pelicans – logorati da una situazione che come prevedibile sta mietendo vittime. New Orleans mette a referto il suo minimo stagionale per punti segnati (88) e ne becca 118 da Orlando che parte con un eloquente 39-17 di parziale e non si volta più indietro. Coach Gentry nello spogliatoio striglia i suoi, chiede una reazione, ma nella terza frazione è 29-15 Magic, che a quel punto umiliano gli avversari incapaci di rispondere. Per la squadra della Louisiana ormai non è più questione di lottare per qualcosa sul parquet (i playoff sono ormai troppo lontani), ma di mantenere intatto quel poco che resta di uno spogliatoio devastato dalla richiesta di cessione di Davis. Tenerlo ancora in campo potrebbe portare soltanto altri problemi, così come l’aver deciso di tenerlo a tutti i costi e non cederlo già la scorsa settimana. Una pessima situazione, da cui sarà difficile tirarsi fuori nei prossimi due mesi.

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