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NBA, Giannis e Curry nella stessa squadra nel 2021? Ecco come potrebbe succedere

NBA

L'ultimo All-Star Game ha messo in mostra un'intesa molto particolare tra Giannis Antetokounmpo e Steph Curry, tanto da dar vita a speculazioni su un loro futuro nella stessa squadra. Ma cosa servirebbe per farlo succedere?

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L’All-Star Game è un evento sempre interessante da seguire anche solo per vedere come interagiscono tra di loro le superstar della NBA quando si trovano sullo stesso campo. E una delle attività preferite su Internet, specialmente di questi tempi in cui la free agency e il mercato la fanno da padroni, è la speculazione su come quei rapporti possano dare un’indicazione in vista di luglio. I tifosi dei New York Knicks avranno di sicuro notato la particolare intesa tra Kevin Durant e Kyrie Irving, chiacchieratissima coppia che la Grande Mela accoglierebbe a braccia aperte. Ma se avete visto la partita di domenica notte, era inevitabile non notare come il feeling tra Steph Curry e Giannis Antetokounmpo fosse particolarmente naturale. Una complicità che ha toccato il suo punto più alto (letteralmente) con il clamoroso alley-oop schiacciato a terra da Curry e trasformato nell’highlight della notte da Antetokounmpo, facendo saltare in piedi tutti gli appassionati in giro per il mondo. La loro intesa è sembrata tale da far chiedere a qualcuno: quanto sarebbe bello vederli nella stessa squadra, non solo alla partita delle stelle? Affinché succeda, però, devono allinearsi una quantità di pianeti che rendono l’eventualità una mera speculazione, almeno al momento. Ma visto che siamo nella pausa per l’All-Star Game, c’è qualcuno che ha pensato a come potrebbe accadere nel concreto.

Il primo passo: Durant rimane o se ne va?

Il giornalista di The Athletic Marcus Thompson, che negli ultimi anni ha scritto una biografia su Curry e ne pubblicherà presto una su Kevin Durant, ha scritto nel dettaglio come potrebbe succedere visto che la free agency di Antetokounmpo non è poi così lontana, con la scadenza del contratto prevista per l’estate del 2021. Dando per scontata la permanenza di Klay Thompson (anche lui free agent), il primo snodo cruciale è la decisione di Durant nel prossimo luglio: se deciderà di rimanere a lungo termine, gli Warriors continueranno a mantenere intatto il loro nucleo con quattro stelle e cercheranno di accumulare il maggior numero di anelli possibili negli anni a venire. Se così non fosse, però, dovrebbero iniziare a fare i conti con un ridimensionamento delle loro ambizioni da titolo (sarebbero comunque contender, ma non favoriti come lo sono ora) e a valutare bene cosa fare con il prossimo free agent in scadenza, vale a dire Draymond Green.

Il secondo passo: i sacrifici di Green e Thompson

Il numero 23 vedrà scadere il suo contratto nel 2020, quando avrà 30 anni compiuti, e la sua situazione fisica già ora non sembra poter reggere bene all’avanzare del tempo — il che rende rischioso un suo accordo al massimo salariale come meriterebbe per tutto quello che ha fatto per la dinastia degli Warriors. Questo è quindi il secondo snodo da valutare: per procurarsi lo spazio salariale necessario all’assalto ad Antetokounmpo, è obbligatorio sacrificare Green nell’estate del 2020 (lasciandolo partire) oppure rimettendolo sotto contratto (anche con un’estensione già in questa estate) e poi scambiandolo, come fatto nel 2016 con Andrew Bogut e Harrison Barnes per ricavare lo spazio a Durant. La proiezione del tetto salariale per il 2021-22 è di 123.9 milioni di dollari, di cui 45.8 sono già occupati da Curry e altri 37.9 verrebbero presi da Thompson in caso di rinnovo al massimo salariale. Questo lascerebbe poco più di 40 milioni di spazio, tecnicamente non sufficienti per un contratto a partire da 42.6 come il prossimo accordo di Antetokounmpo. Ma se Thompson quest’estate dovesse lasciare quei due milioni sul tavolo con un sacrificio e il cap fosse leggermente più alto rispetto a quanto preventivato, allora lo scenario tornerebbe di attualità anche dal punto di vista salariale.

Il terzo passo: la volontà di Giannis

Come visto, già solo così ci sarebbero diversi pianeti da far allineare — la partenza di Durant, l’addio a Green, il sacrificio di Thompson e l’esplosione del cap — anche solo per mettersi nelle condizioni di convincere Antetokounmpo. Poi bisogna pur sempre considerare quella che è la volontà del candidato MVP greco, che sta vivendo la miglior stagione personale e di squadra della carriera. I Bucks hanno il miglior record della lega e sotto la guida di coach Mike Budenholzer sembrano aver trovato la giusta formula per fare strada ai playoff, ma pur avendo avuto Antetokounmpo tra le proprie fila per sei anni, non sono ancora riusciti a superare il primo turno — perdendo contro Chicago, Toronto e Boston nelle tre apparizioni con Giannis sul parquet. Il quale, dal canto suo, in tempi non sospetti ha twittato la sua fedeltà alla squadra citando Kendrick Lamar, ma è chiaro che una stella della sua grandezza si aspetta ora di avere attorno una squadra in grado di competere per il titolo ogni anno. Questo finale di stagione sarà cruciale per capire se potranno esserlo, anche perché quattro quinti del quintetto sono in scadenza e dovranno essere prese decisioni molto importanti già dal primo di luglio, cercando di capire se questo gruppo può arrivare fino al titolo prima di impegnarsi a lungo termine.

Alla fine, come sempre, sarà il campo a decidere. E solo a fronte di diverse delusioni nelle prossime tre post-season Antetokounmpo potrebbe prendere in considerazione l’idea di andarsene. Ma se ci sarà l’opportunità di attrarre un talento come Giannis sfruttando la sua intesa con Curry, aspettatevi che i Golden State Warriors facciano di tutto per rendere realtà quanto intravisto nell’ultimo All-Star Game — così come tutte le altre 28 franchigie NBA, perché Giannis Antetokounmpo è il prossimo grande obiettivo in free agency della lega.

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