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23 febbraio 2019

NBA, i risultati della notte: Denver passa a Dallas senza Doncic, Indiana vince ancora

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Giornata in ufficio per Nikola Jokic (19, 13 e 8 assist) nel comodo successo Nuggets contro i Mavericks privi di Luka Doncic. I Pacers vincono la settima delle ultime otto gare giocate contro i Pelicans alle prese con la grana Anthony Davis. Orlando perde in volata con Chicago, Charlotte supera Washington, New York ancora ko in casa

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Dallas Mavericks-Denver Nuggets 104-114

La sfida tra due dei maggiori talenti europei in NBA purtroppo non c’è stata, visto che Luka Doncic è stato fermato da una caviglia dolorante. In questo modo Nikola Jokic non ha avuto davvero nessun problema a guidare i suoi Nuggets al successo, chiudendo con 19 punti, 13 rimbalzi e 8 assist una partita in cui gli ospiti hanno fatto quello che hanno voluto sotto i tabelloni. La squadra di Mike Malone ha catturato ben 63 rimbalzi contro i 42 degli avversari, producendo 103 tentativi dal campo, 26 punti in contropiede e 22 punti da seconda opportunità per sopperire a uno scarso 40% al tiro. “Siamo stati aggressivi a rimbalzo perché nessuno riusciva a segnare” è stata l’analisi di Jokic, leader di una squadra che ha mandato altri sei giocatori in doppia cifra con 17+13 di Paul Millsap, 12+13 di Mason Plumlee e 16 in 16 minuti per Isaiah Thomas, l’arma in più per questo finale di stagione. Ai Mavs non è servito il massimo in carriera da 22 punti di Jalen Brunson e quello stagionale da 20 di Dwight Powell, crollando in un terzo quarto 39-23 per i Nuggets.

Indiana Pacers-New Orleans Pelicans 126-111

Wesley Matthews lascia il primo vero segno della nuova esperienza ai Pacers, ringrazia Indiana per l’opportunità concessa e ripaga la fiducia dimostrando di poter essere ancora decisivo. L’ex giocatore dei Mavericks, alla terza gara con la squadra di coach McMillan, segna 15 dei suoi 24 punti nel terzo quarto che decide la sfida. È lui il miglior realizzatore della serata, con Bojan Bogdanovic da 20 punti e Domantas Sabonis da 18 e 12 rimbalzi (23^ doppia doppia stagionale per il lituano). Per Indiana è il settimo successo delle ultime otto gare, a conferma di come l’infortunio di Victor Oladipo sia ormai stato metabolizzato da un gruppo che mantiene saldamente il terzo posto a Est. La storia della notte resta sempre quella di Anthony Davis, osservato speciale in una situazione che continua a essere del tutto anomala. Il n°23 dei Pelicans è partito titolare, restando sul parquet per 20 minuti chiusi con 15 punti, otto rimbalzi e quattro assist, con il nuovo GM Danny Ferry che ha sottolineato che nei suoi confronti sarà sempre questo il trattamento riservato: un limitato utilizzo, continuando a pensare al bene e al futuro della franchigia. New Orleans nel frattempo incassa la nona sconfitta nelle ultime 13 gare nonostante i sei giocatori in doppia cifra, pronta a ospitare i Lakers in quella che sarà una sfida dal sapore molto particolare.

Charlotte Hornets-Washington Wizards 123-110

Bastava rimettere Nicolas Batum al suo posto, e tutto poteva ritornare a funzionare al meglio. James Borrego modifica per la prima volta il suo quintetto titolare in stagione per ragioni extra-infortuni, schierando il francese nel ruolo di shooting guard ricoperto a lungo nell’ultimo lustro e riportando Jeremy Lamb in panchina. Al suo posto promosso in quintetto Miles Bridges: tre mosse e scacco matto agli Wizards, con Batum che ha chiuso con 20 punti (uno in meno rispetto al suo massimo in stagione), a cui si aggiungono i 14 con sei rimbalzi del rookie al suo esordio da titolare e i 16 in uscita dalla panchina di Lamb che non ha risentito del cambio. A guidare tutti ci ha ovviamente pensato Kemba Walker, autore di 27 punti e 11 assist, tre triple e molti dei canestri che hanno segnato il 38-22 che nel secondo quarto ha cambiato le sorti del match. Dall’altra parte a Washington non basta il miglior Bradley Beal a livello realizzativo della stagione: il n°3 chiude con 46 punti, sette assist, sei rimbalzi, 16/25 al tiro, quattro triple, 10/10 ai liberi, una stoppata e chi più ne ha più ne metta. Un uomo solo sull’isola, che ha provato invano a tenere a galla i capitolini, al terzo ko in fila e scivolato un po’ più lontani dalla zona playoff.

Orlando Magic-Chicago Bulls 109-110

Se gli Orlando Magic vogliono davvero fare i playoff, non possono permettersi di sprecare un momento positivo perdendo in casa contro gli Chicago Bulls. Dopo cinque vittorie consecutive, la squadra di coach Clifford è stata battuta sul campo di casa da una che ha vinto solo cinque delle ultime 23 partite, e che a differenza dei Magic non aveva tutto questo interesse a uscirne con una vittoria. A fare la differenza è stata la precisione ai tiri liberi, in particolare quella di Lauri Markkanen che ha subito un fallo di Aaron Gordon a 1.5 secondi dalla fine su un tiro da tre punti con i suoi sotto di uno. Il finlandese ha sbagliato il primo – unico errore dalla lunetta su 19 tentativi di squadra – ma poi ha segnato gli altri due, dando ai suo il sorpasso decisivo. I Magic non possono fare altro che incolpare loro stessi, perché hanno sbagliato ben 11 dei 24 liberi tentati tra cui due di D.J. Augustin a 34 secondi dalla fine. Alla fine non sono bastati i 22 punti di Evan Fournier e i 19 di Nikola Vucevic (tenuto in panchina per un possesso difensivo decisivo in cui Robin Lopez ha approfittato della sua assenza per recuperare un rimbalzo in attacco), mentre per i Bulls a guidare la squadra alla vittoria sono stati i 25 di Markkanen e i 22 di Zach LaVine.

New York Knicks-Minnesota Timberwolves 104-115

Dopo 303 partite consecutive da titolare, Karl-Anthony Towns è costretto a interrompere la sua striscia da record e a lasciare da soli per la prima volta da quando è arrivato in NBA i suoi Minnesota Timberwolves. Coinvolto in un incidente stradale mentre si stava dirigendo all’aeroporto, Towns è partito lo stesso con la squadra per New York, prima di resta a guardare il successo dei compagni contro i Knicks ed essere sottoposto al rigido protocollo previsto dalla NBA nei casi di trauma cranico (o presunto tale). Towns dovrebbe tornare a casa e non seguire la squadra a Milwaukee, affidata momentaneamente a Taj Gibson (19 punti e dieci rimbalzi) e Andrew Wiggins da 17 punti, oltre ai 20 di un sempre incisivo Derrick Rose in uscita dalla panchina. Ai Knicks non bastano i 20 punti a testa di Damyean Dotson e di Allonzo Trier per avere la meglio dei T’wolves e provare a evitare la 18^ sconfitta casalinga consecutiva. Al Madison Square Garden non vedono i Knicks vincere dall’ormai lontano 1 dicembre. Difficile trovare un modo migliore per descrivere la disastrosa stagione della squadra di New York.

Atlanta Hawks-Detroit Pistons 122-125

Se c’è un segnale che coach Casey può portare a casa da Atlanta, è che la sua squadra sa vincere anche senza Blake Griffin. Il miglior giocatore dei Detroit Pistons è stato espulso nel corso del terzo quarto per due tecnici, di cui il secondo guadagnato dopo aver insultato la panchina avversaria a seguito di una tripla. Una decisione che ha fatto imbestialire coach Casey (“Mai vista una cosa del genere nella mia carriera”) ma a cui i Pistons hanno risposto bene, pur riuscendo a spezzare la parità solamente grazie a una tripla di Thon Maker a 16.7 secondi dalla fine. A guidare la squadra per il resto della gara è stato il miglior Reggie Jackson della stagione con 32 punti e la doppia doppia da 26+21 di Andre Drummond, mentre per gli Hawks – arrivati alla quinta sconfitta nelle ultime sei – non sono serviti i 30 punti e 10 assist di Trae Young e i 19 di John Collins, oltre ai 16 in 16 minuti del sempiterno Vince Carter.

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