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NBA, Dwyane Wade segna sulla sirena: Golden State perde allo scadere a Miami

NBA

Il n°3 degli Heat firma il successo contro i campioni NBA grazie alla fortunosa tripla sulla sirena che permette a Miami di interrompere una striscia di tre sconfitte consecutive. L’ultima gemma della meravigliosa carriera di Dwyane Wade, l’highlights della sua stagione d’addio

LEBRON: 33 PUNTI E TRIPLA DELLA VITTORIA, BOSTON ANCORA KO, SUPER DONCIC

TORNANO A VINCERE GLI SPURS CON 17 DI BELINELLI, KO I CLIPPERS CON 18 DI GALLINARI

TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Miami Heat-Golden State Warriors 126-125

La stava cercando ormai da tempo e alla fine ci ha messo lo zampino anche un po’ la sorte. Dwyane Wade andava da settimane a caccia della partita in cui lasciare il segno, piazzare la giocata decisiva, scrivere sul parquet l’ultimo capitolo di una storia già ricca di successi. E alla fine il destino gli ha messo in mano il pallone più pesante della partita contro i bi-campioni NBA in carica, sotto di due lunghezze e con i piedi oltre l’arco. Il salto avventato in difesa di Kevin Durant, la finta, la stoppata di Jordan Bell che sembra scrivere la parola fine alla sfida a meno di due secondi dal termine e poi il tentativo alla disperata. Palla ben al di sotto delle spalle, scagliata assieme alle preghiere dell’American Airlines Arena verso il canestro: un bacio al tabellone e poi il fondo della retina, mentre la luce rossa della sirena illumina la gioia di tutta Miami. Poi la corsa per festeggiare, inseguito dai compagni ai quali sfugge per saltare in piedi sul tavolo dei segnapunti a braccia aperte. Il coronamento ideale di una partita da 25 punti totali per Wade, chiusa con due triple negli ultimi 15 secondi (in questa stagione era 0/9 nei tentativi dall’arco nei 30 secondi finali di partite combattute con cinque o meno punti di margine), la risposta migliore dopo che gli Heat avevano lasciato per strada 24 punti di vantaggio. Per Wade è il quinto canestro decisivo sulla sirena, il primo a circa dieci anni di distanza dall'ultimo sigillo. Anche gli Warriors non perdevano allo scadere da un decennio: l'ultimo ko del genere è arrivato il 23 gennaio 2009, firmato da LeBron James. "Appena è partito quel pallone avevo capito che avrebbe trovato il fondo della retina", sottolinea Steve Kerr, a un passo dall'ennesima vittoria in rimonta in una stagione in cui gli Warriors alle volte si dimostrano fin troppo svagati. "L'ho detto a Steph dopo il match: 'Avevo bisogno di un canestro del genere nella mia stagione d'addio". Lui ne ha già realizzati abbastanza".

Super primo tempo degli Heat e di Goran Dragic

Dopo la sconfitta contro la peggior squadra NBA (ancora brucia il ko con i Suns), in pochissimi avrebbero immaginato un primo tempo al limite della perfezione da parte della squadra della Florida, chiuso con 74 punti – uno in meno rispetto al record di franchigia nella prima metà di gara. Il trascinatore è Goran Dragic, che ha chiuso all’intervallo mettendo a referto 25 punti; venti dei quali arrivati nel secondo quarto; undici in soli 69 secondi. Con lo sloveno così ispirato, è un gioco da ragazzi conquistare anche 20 lunghezze di margine per gli Heat. Un vantaggio utile contro chiunque, ma non se affronti gli Warriors, che come spesso è accaduto in questa regular season, ritornano prepotentemente nel match, raccogliendo 36 punti con 7/15 dall’arco da Klay Thompson, a cui si aggiungono i 29 di Kevin Durant (quanto pesa il libero sbagliato a 13 secondi dalla sirena che avrebbe portato la sfida all’overtime) e i 24 di Steph Curry. “Alle volte c’è soltanto bisogno di un po’ di fortuna”, sottolinea coach Spoelstra, felice del caloroso abbraccio più che meritato ricevuto da Wade. “Siamo tutti rimasti impressionati dal suo scatto - scherza Dragic, autore di 27 punti totali alla sirena con 7/11 dal campo in soli 20 minuti; la miglior prestazione con così poco tempo sul parquet da parte di un giocatore in uscita dalla panchina degli Heat – sembrava un ragazzino: in campo è molto più lento, erano mesi che non correva così”. A un anno esatto di distanza dal game-winner realizzato contro Philadelphia, il modo migliore per rinverdire i fasti di una leggenda che si sta godendo l'ultimo spezzone di carriera. A Miami serviva qualcuno che le permettesse di interrompere la striscia di sei sconfitte consecutive in casa: per l'ultima volta ci ha pensato il n°3.