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NBA, risultati della notte: canestro decisivo per Leonard, Boston torna a vincere

NBA

Un canestro a 3 secondi dalla fine di Kawhi Leonard regala a Toronto il successo sui lanciatissimi Portland Trail Blazers. Boston vince per la prima volta dopo la pausa per l'All-Star Game, superando Washington in casa. Successi per Charlotte a Brooklyn e New Orleans a Phoenix. L'infinita Atlanta-Chicago si conclude con i massimi in carriera di Zach LaVine (47) e Trae Young (49)

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Toronto Raptors-Portland Trail Blazers 119-117

I Toronto Raptors non sono ancora pronti a lasciar perdere la corsa al primo posto nella Eastern Conference. O almeno è quello che suggerisce il livello a cui sta giocando Kawhi Leonard, che ha realizzato il canestro della vittoria a tre secondi dalla fine per battere i caldissimi Portland Trail Blazers. Il numero 2 dei canadesi ha segnato gli ultimi due dei suoi 38 punti con un tiro in sospensione dalla linea di fondo aiutato dal ferro, lasciando pochissimo tempo a Damian Lillard per tentare solo una tripla della disperazione dalla sua metà campo. Gli sforzi di Leonard sono stati accompagnati dai 19 punti a testa di Kyle Lowry (autore anche di 10 assist) e Marc Gasol oltre ai 16 di Paskal Siakam, propiziando la nona vittoria nelle ultime dieci. Si interrompe invece a cinque la striscia dei Blazers, che avevano cominciato la loro trasferta a Est da 7 gare con quattro vittorie in fila, senza riuscire a capitalizzare sui 35 punti con 7 triple (massimo in carriera pareggiato) di C.J. McCollum e i 24 di Damian Lillard, che era riuscito a pareggiare la sfida a 13 secondi dalla fine. I Blazers erano privi di Enes Kanter, che non ha attraversato il confine americano per i ben noti problemi con il presidente turco Erdogan che gli avevano già fatto saltare la trasferta a Londra di gennaio con i New York Knicks.

Boston Celtics-Washington Wizards 107-96

I Celtics avevano disperatamente bisogno di una vittoria e una vittoria hanno trovato — la prima dopo la pausa per l’All-Star Game per interrompere una striscia da quattro sconfitte consecutive. Per riuscirci si sono affidati a uno sforzo collettivo, mandando sette giocatori in doppia cifra guidati dai 18 di Al Horford e al doppia doppia da 13 con 12 assist di Kyrie Irving. A fare la differenza è poi stata la difesa, capace di tenere gli avversari a secco per più di quattro minuti nell’ultimo quarto nonostante i 29 punti con 11 rimbalzi di Bradley Beal e i 15 a testa di Tomas Satoransky e di Jeff Green. Nonostante un vantaggio da 53-46 a rimbalzi, le 18 palle perse commesse dagli ospiti hanno finito per condannare gli Wizards alla quinta sconfitta nelle ultime sei gare.

Brooklyn Nets-Charlotte Hornets 112-123

Anche gli Charlotte Hornets avevano bisogno di una vittoria per interrompere un momento negativo, e per riuscire a vincere sul difficile campo dei Nets si sono affidati a una vecchia conoscenza: Frank Kaminsky. Il lungo tiratore è stato re-inserito nella rotazione da coach Borrego dopo una lunghissima serie di partite osservate dalla panchina, rispondendo con 15 punti e fornendo quella dimensione offensiva diversa per scardinare la difesa a zona di Brooklyn. Il suo inserimento ha aiutato Kemba Walker (25 punti) e Jeremy Lamb (22) a guidare altri quattro compagni in doppia cifra, interrompendo una striscia di tre sconfitte in fila per mantenersi all’ottavo posto nella Eastern Conference. Ai padroni di casa non sono bastati i 22 punti di D’Angelo Russell e i 20 di DeMarre Carroll, traditi più che altro dalla difesa che ha concesso 68 punti nel solo primo tempo agli avversari per la seconda volta in fila. “Non c’entrano i quintetti o il recupero di certi giocatori: se difendiamo così, non arriveremo a niente” ha dichiarato coach Atkinson.

Phoenix Suns-New Orleans Pelicans 116-130

Non serve un Anthony Davis a pieno regime per battere i Phoenix Suns. Grazie a un Julius Randle scatenato nel terzo quarto (16 dei suoi 22 sono arrivati dopo l’intervallo), i Pelicans tornano al successo dopo due sconfitte in fila, facendosi bastare i 17 punti in 21 minuti del separato in casa AD. Insieme ai 21 punti di Jrue Holiday e i 20 di E’Twaun Moore i Pelicans raccolgono un successo che è da imputare più alle mancanze dei Suns che alle loro qualità, visto che la squadra di coach Kokoskov è tornata a perdere dopo aver interrotto la striscia record da 17 sconfitte consecutive. Ai 26 punti di Devin Booker si aggiungono i 17 di Kelly Oubre e i 16 di Deandre Ayton, incapaci di capitalizzare sul vantaggio in doppia cifra costruito nel primo quarto per poi essere travolti nel terzo. Da segnalare un pubblico di casa in vena di fischi: nel mirino dei tifosi dei Suns sono finiti tanto gli avversari (Anthony Davis ogni volta che si è presentato in lunetta) quanto i giocatori della propria squadra, in particolare Josh Jackson che in settimana è stato multato per aver saltato una sessione di autografi obbligatoria.

Atlanta Hawks-Chicago Bulls 161-168 4 OT

Di tutti i record della partita infinita tra Hawks e Bulls vi abbiamo già raccontato in questo pezzo a parte, ma conviene raccontare anche l’andamento di una delle partite più folli della storia recente della NBA. I protagonisti in campo sono stati sostanzialmente due, Zach LaVine da una parte e Trae Young dall’altra: la guardia dei Bulls ha realizzato 47 punti, ritoccando il suo massimo in carriera da 42 realizzato pochi giorni fa, mentre il rookie degli Hawks ha chiuso addirittura con 49, nettamente la miglior prestazione della sua giovane carriera. “Alla fine ero talmente stanco che ho tirato un air ball” ha raccontato LaVine, accompagnato dai 31 punti con 17 rimbalzi di Lauri Markkanen (che ha realizzato i liberi decisivi nel quarto supplementare) e gli altrettanti di Otto Porter (7/13 dalla lunga distanza). A rendere ancora più speciale la prestazione di Young, invece, è il fatto che nessuno dei suoi compagni è andato oltre quota 24, quella toccata da Alex Len. Di sicuro ha contribuito l’assenza di John Collins, secondo miglior marcatore della squadra, mentre bisogna segnalare i 45 minuti disputati da Vince Carter, a cui non capiterà mai più di giocare più minuti di quanti ce ne siano sulla sua carta d’identità (42). Per quanto riguarda l’andamento della partita, proviamo a renderlo nella maniera più schematica possibile:

-          I regolamentari si sono chiusi con tre liberi decisivi di Otto Porter a 0.4 dalla fine per pareggiare la sfida, convertendo il fallo commesso da Dewayne Dedmon dopo che Young aveva spezzato la parità con una tripla a 3.3 secondi dalla fine;

-          Il primo supplementare è stato pareggiato a quota 140 da una penetrazione di Young, arrivato fino al ferro a un secondo dalla sirena;

-          Il secondo supplementare ha visto Ryan Arcidiacono realizzare la tripla del pareggio a 25.1 secondi dalla fine, senza che Vince Carter riuscisse a rispondere per ridare il vantaggio ai suoi prima dell’ultimo errore in layup di Otto Porter;

-          Il terzo supplementare si è concluso con entrambe le squadre (stanchissime) che non hanno più segnato nell’ultimo minuto, rendendo decisivo il canestro di LaVine a 1:06 dalla fine. Questa la sequenza dell’ultimo giro di orologio: errore di Carter da tre a 53.5 secondi dalla fine; palla persa di LaVine a 50.4; palla persa per infrazione di passi di Deandre’ Bembry a 30.2; errore al tiro di LaVine a 7.5 secondi; palla persa di Young a 4.2; sfondamento di LaVine a 1 dalla fine; stoppata di Markkanen su Len sulla sirena;

-          Negli ultimi due minuti del quarto overtime, sono stati una schiacciata di Robin Lopez e tre liberi di Markkanen a dare il là a un parziale di 11-2 dei Bulls, finalmente vincenti.

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