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NBA, fine dell'esperimento Isaiah Thomas a Denver: coach Malone lo mette fuori rotazione

NBA

Dopo solo nove partite l'avventura di Isaiah Thomas in Colorado sembra essere già terminata. Significative le parole di Will Barton: "Ha tutti i diritti a sentirsi come si sente, ma deve scegliere se mettere al primo posto la squadra o comportarsi da egoista"

SENZA ISAIAH THOMAS, DENVER TORNA ALLA VITTORIA

LE PAROLE DI ISAIAH THOMAS AL SUO RIENTRO

Doveva essere il primo passo verso un ritorno da protagonista, nella lega, nei playoff, nelle partite che contano. Isaiah Thomas aveva scelto i Nuggets per le loro ambizioni, i Nuggets avevano scelto Isaiah Thomas convinti che – una volta sano – la sua esperienza e le sue giocate sarebbero tornate utili nei momenti caldi della stagione. Invece, dopo nove apparizioni soltanto in maglia Nuggets, l’avventura di “IT” in Colorado sembra già prendere una brutta piega. Dietro il DNP-CD [Did Not Play – Coach Decision] dell’ultima gara vinta da Denver contro Minnesota, infatti, c’è la decisione dell’allenatore Michael Malone di rimuovere Isaiah Thomas dalla normale rotazione di squadra. I motivi – ha fatto sapere Malone – “vorrei che restassero privati. È stata una decisione difficile, ma ho sentito di doverla prendere: spettava a me, visto il ruolo che ricopro”, le parole dell’allenatore dei Nuggets, che ha anche aggiunto che la rotazione al momento resterà così. "Isaiah in quanto Isaiah non c'entra - assicura il coach - non è una decisione che ha a che vedere con un singolo individuo ma con quello che penso sia meglio per la squadra. Ho scelto di accorciare le rotazioni, a non più di 8 uomini, e per adesso voglio continuare così". Malone, che con Thomas ha un bel rapporto che dura da molto, dai trascorsi comuni ai Sacramento Kings, ha poi anzi voluto elogiare il suo giocatore: "Isaiah è un professionista. Era con noi, ha incitato i suoi compagni dalla panchina, la sua sete di competizione non si può discutere. So che non è facile per lui stare a guardare, ma ammiro il modo in cui ha risposto a questa mia decisione, comportandosi da vero professionista".Anche alla luce di queste parole potrebbe quindi essere durata neppure un mese – dal 13 febbraio, data del suo debutto in Colorado, fino all’8 marzo, ultima apparizione contro Golden State – l’avventura con la maglia di Denver di Thomas, che nelle nove partite giocate dal ritorno dal suo cronico problema all’anca è rimasto in campo meno di 16 minuti a sera, con quasi 9 punti e meno di due assist a sera ma con pessime percentuali al tiro (appena sopra il 37% dal campo e il 63% dalla lunetta). Sono soprattutto alcuni indicatori statistici avanzati a condannare l’esperimento Thomas, chiamato a inserirsi in corsa in un backcourt che a questo punto della stagione – recuperati tutti gli infortunati – è tra i più profondi e produttivi dell’intera lega. Con Thomas in campo infatti i Nuggets hanno un saldo negativo di 5.4 punti per 100 possessi che invece si tramuta in un +5.3 quasi speculare quando lui è in panchina. 

Le parole di Barton: “O metti la squadra al primo posto, o fai l’egoista”

L’inserimento nello spogliatoio di Denver di una personalità sopra le righe come Thomas, uno che nel suo recente passato (in maglia Celtics) veniva additato da tanti come un possibile MVP NBA, non sembra aver funzionato al meglio. Nonostante le dichiarazioni rilasciate al momento di ritornare in campo, al piccolo-grande uomo di Tacoma sembra stare stretto un ruolo di cambio sul fondo delle rotazioni dei Nuggets, costretto ad accontentarsi di non più di 15 minuti in campo ogni sera. “Non è una questione di egoismo – spiega il suo compagno Will Barton, a lungo il sesto uomo di coach Malone – perché Isaiah ha ragione a sentirsi come si sente. È stato un All-Star, ha portato i suoi Boston Celtics a giocarsi da protagonisti i playoff. È un suo diritto pensare di poter dare di più a questa squadra”, dice Barton, che poi però sembra voler accusare il comportamento tenuto dal suo nuovo compagno in spogliatoio: “Il punto è come gestisci il tutto, se lo rendi un problema o se metti al primo posto il bene della squadra. Posso soltanto dire che anch’io mi sono sentito come lui per anni: ero convinto di meritarmi il quintetto, e le mie statistiche lo confermavano. Giocavamo bene quando ero nei primi cinque ma ciò nonostante restavo una riserva. Avrei potuto reagire in maniera negativa e pensare soltanto di entrare in campo, prendermi ogni tiro e mostrare a tutti il mio valore; oppure cercare di dimostrare la stessa cosa ma giocando nel modo più giusto agli equilibri di squadra. Hai davanti a te due opzioni: puoi mettere al primo posto la squadra, oppure essere egoista e giocare soltanto per te stesso. Sta a te decidere. Io ho sempre scelto di fare del mio meglio per portare alla vittoria la mia squadra”. Tornati in campo dopo la sosta per l’All-Star Game infilando tre vittorie in fila, i Denver Nuggets sono poi entrati in un periodo di grandi difficoltà che li ha visti uscire sconfitti in quattro delle cinque successive partite, prima della vittoria su Minnesota ottenuta con Thomas già fuori dalla rotazione. Un successo forse non casuale, frutto di equilibri consolidati – Gary Harris, Jamal Murray e Will Barton in quintetto, le rivelazioni Monte Morris e Malik Beasley con minuti importanti – nei quali l’inserimento di un ex potenziale MVP potrebbe alla fine risultare più negativo che positivo.

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