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Jamal Crawford, 51 punti a 39 anni: un altro record di una carriera unica

NBA

Certo, non ha mai vinto nulla (né al college, né nella NBA). Ma la carriera di Jamal Crawford, protagonista nella gara dell'addio di Nowitzki, è costellata di grandi traguardi. L'unico giocatore a segnare 50 o più punti con 4 squadre diverse, il miglior realizzatore di sempre mai convocato per l'All-Star Game, l'unico giocatore votato 3 volte sesto uomo dell'anno. E mille altri record: tutti da scoprire

NOWITZKI DICE ADDIO (E CRAWFORD NE SEGNA 51)

CRAWFORD COLPISCE ANCORA: BATTE I BUCKS ALLA SIRENA

E così, nell’ultima gara della loro stagione, i Phoenix Suns scoprono che Devin Booker non è l’unico giocatore capace di segnare 50 punti – come ha fatto due volte, in gare consecutive, il 25 e 27 marzo scorsi, nelle sfide contro Utah (59) e Washington (50). Chi altri? Jamal Crawford, ovviamente, che ha chiuso la sfida contro i Dallas Mavericks (nella sera dell’addio a Dirk Nowitzki) con un bottino di 51 punti. Quell’ovviamente può suonare strano guardando alle medie stagionali del veterano di Phoenix – meno di 8 punti di media, percentuali sotto il 40% al tiro – ma prende senso se si pensa che il n°11 dei Suns è già stato capace di toccare quota 50 altre tre volte nella sua carriera. La prima nel lontano 2004, in maglia Chicago Bulls sul campo di Toronto: 50 punti con 18/34 al tiro (e 6/11 dall’arco) nella gara dell’11 aprile; poi ancora neanche tre anni dopo, questa volta in maglia Knicks, sul prestigioso parquet del Madison Square Garden contro Miami, il 26 gennaio: 52 con 20/30 al tiro e un fantastico 8/10 da tre, ancora oggi il suo massimo in carriera; e ancora il 20 dicembre 2008, questa volta in forze ai Golden State Warriors, nella sfida contro Charlotte, maltrattati da altri 50 punti frutto di un ottimo 14/26 al tiro. Fino a oggi Crawford condivideva il record di aver toccato quota 50 con tre squadre diverse (Bulls, Knicks e Warriors) con fenomeni del calibro di LeBron James, Wilt Chamberlain, Bernard King e Moses Malone. Oggi diventa l’unico giocatore nella storia della NBA a esserci riuscito anche con un’altra squadra, i suoi Suns di oggi, che lo avevano visto scaldare la mano già nelle ultime due gare, chiuse dal veterano nativo di Seattle con 28 e 27 punti (unico giocatore di sempre insieme a Kobe Bryant e Kareem Abdul-Jabbar a segnare 25 o più punti in due gare consecutive alla 19^ stagione NBA). Ci riesce alla bella età di 39 anni e 20 giorni, diventando così il giocatore più anziano a toccare quota 50 punti nella storia della lega superando niente meno che un certo Michael Jordan, capace di segnarne anche lui 51 il 29 dicembre 2001 contro quegli Charlotte Hornets di cui oggi è proprietario, a 38 anni e 315 giorni. Per Crawford una serata magica, da 18/30 al tiro in 38 minuti di campo, con un ottimo 7/13 dall’arco e un quasi perfetto 8/9 dalla lunetta. “Ho sempre detto che dietro una grande prestazione realizzativa c’è sempre il lavoro di tutti, di un’intera squadra”, le sue parole a fine gara. “Mi spiace che i miei 51 punti non siano serviti a portare alla vittoria, ma alla fine questa sera è giustamente la serata di Dirk Nowitzki, per cui la delusione è più mitigata”. 

Il Crawford che non ti aspetti: il feeling con l’assist

Se l’impresa di Crawford può magari non avere troppo valore in sé, viste le circostanze in cui è maturata – in una gara di fine stagione, tra due squadre senza nulla da chiedere alla partita – serve però per puntare per l’ennesima volta i riflettori su un giocatore forse ancora sottovalutato per quello che è stato capace di fare nell’arco di quasi due decenni di NBA. Tra i giocatori ancora in attività, solo Vince Carter e proprio Dirk Nowitzki (che proprio nella notte è diventato ufficialmente un ex giocatore) sono più vecchi di lui così come soltanto due altre leggende – John Stocton e Steve Nash – sono stati capaci a 38 anni di mandare a referto una gara da 14 o più assist, impresa riuscita a Crawford a dicembre contro New York in una squadra chiusa con soli 6 punti. In quell’occasione Crawford ha stabilito il suo career high in assist, e lo ha fatto nella partita n°1.289 della sua carriera, battendo il primato appartenuto fino a quel momento a Kobe Bryant, capace di stabilire il suo massimo in carriera per assist (17) il 15 gennaio 2015, alla gara n°1.279. Un feeling per l’arte del passaggio – mai la specialità della casa, per un giocatore conosciuto principalmente come realizzatore, e anzi a volte considerato un mangiapalloni NBA – che è confermato dal dato che a Phoenix quest’anno lo vede viaggiare a 6.9 assist parametrati su 36 minuti, anche in questo caso il dato più alto della sua carriera (solo John Stocketon alla diciannovesima stagione nella lega è stato capace di viaggiare a una media assist sui 36 minuti maggiore, ben 10.0). 

Realizzatore sopraffino, sesto uomo da record

Primati da passatore a parte, però, quella che in America si chiama legacy nel caso di Jamal Crawford sarà sempre legata alla sua straordinaria capacità di trovare il canestro. Nel partito di quelli che sostengono che il giocatore di Seattle non sia stato giustamente celebrato per le sue imprese in carriera puntano ad esempio l’attenzione sui 19.363 punti all’attivo con cui chiude la sua stagione n°19 nella lega: è il totale più alto nella storia della NBA per qualcuno che non è mai stato convocato a un All-Star Game (ha superato a febbraio Eddie Johnson, il podio degli snobbati è completato da Jason Terry). Un totale che tra i giocatori in attività – se si comprende Nowitzki, primo della pista – lo pone all’ottavo posto tra i giocatori oggi in attività (LeBron James, Vince Carter, Dwyane Wade, Kevin Durant, Pau Gasol, Tony Parker) e comunque 51° nella classifica di tutti i tempi. Punti segnati negli anni affinando anche la mira dalla lunga distanza – è settimo nella storia NBA (e quarto tra i giocatori in attività) per numero di triple segnate, a quota 2.213 (contro le 2.973 di Ray Allen, leader assoluto) – e punti segnati negli anni speso e volentieri in uscita dalla panchina. Solo Lou Williams, infatti, nella storia della NBA ha segnato più punti di Crawford da riserva, dato che dei 19.363 mandati a bersaglio dal giocatore dei Suns in carriera ben 11.223 sono arrivati in uscita dalla panchina. Un ruolo che Crawford ha accettato prima e poi nobilitato, diventando l’unico giocatore nella storia NBA a ricevere per tre volte il premio di sesto uomo dell’anno (al termine della stagione 2009-10, disputata con la maglia degli Atlanta Hawks, e poi anche alla fine di quelle 2013-14 e 2015-16, con i Clippers).

Un realizzatore clutch, artista del gioco da 4

Se durante tutta la sua carriera segnare punti non è mai stato un problema, Crawford ha anche dimostrato di saperlo fare quando conta, ovvero nei momenti decisivi di una partita. Col canestro della vittoria segnato in maglia Suns lo scorso 23 novembre sul campo dei Milwaukee Bucks, Crawford è arrivato a quota 10 canestri della vittoria in un arco di 14 anni, dal primo (il 18 novembre 2004 per la vittoria dei suoi Knicks a Houston) a quello più recente scoccato sul campo del Fiserv Forum. Solo Vince Carter (15), Dirk Nowitzki (14), Dwyane Wade (12) e Chris Paul (11) – tra i giocatori in attività – possono vantare più game-winner negli ultimi 10 secondi e la capacità di Crawford di segnare o quando conta di più o in grade stile è confermata anche da un altro record detenuto dal n°11 di Phoenix, quello per giochi da 4 punti (canestro da tre più fallo, con libero aggiuntivo realizzato) collezionati in carriera. Sono 54 – cui se ne aggiungono altri 5 durante i playoff – un numero neppure avvicinato da nessun altro giocatore nella storia della lega. E l’ennesima dimostrazione che – quando mai chiuderà una carriera davvero ricca di soddisfazioni se non di vittorie – sarà il caso di tributare i giusti omaggi a un giocatore davvero speciale troppo spesso dimenticato.

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