Playoff NBA, Kevin Durant sbotta: "Non devo dimostrare chi sono"

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Il n°35 degli Warriors è tornato a parlare delle sue due prestazioni, dei pochi tiri tentati e della difesa di Patrick Beverley su di lui: "Non è una sfida uno contro uno, vengo costantemente raddoppiato. Potrei tirare di più, ma preferisco non fermare il flusso offensivo della squadra"

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Kevin Durant, il numero delle conclusioni tentate e la difesa di Patrick Beverley. Sembra essersi ridotto a questo – in maniera spicciola e superficiale – l’analisi della sconfitta in gara-2 di Golden State contro la squadra di Danilo Gallinari. Un passo falso figlio di sicuro della capacità dei Clippers di limitare il n°35 Warriors, circondato da reporter a margine del primo allenamento losangelino dei bi-campioni in carica. E Durant, pungolato per l’ennesima volta sull’argomento, ha deciso di rispondere una volta per tutte: “Sì, ho guardato un bel po’ di video dell’ultima partita. Abbiamo avuto un ottimo ritmo in attacco, nell’ultimo mese abbiamo mantenuto alto il livello d’esecuzione. Quando è iniziata la serie con i Clippers, in gara-1, abbiamo avuto alcuni ottimi momenti. Loro hanno escogitato alcuni trucchi in difesa che hanno funzionato, restando incollati a tutti i tiratori sul perimetro, togliendoci quel tipo di conclusioni e portandoci a giocare più vicini al ferro. Per quello, quando io ricevo il pallone nel mio spot, mi ritrovo ad avere addosso una peste – Patrick Beverley – che è chiaramente più piccolo di me. Bene, potrei tirargli sulla testa e segnare in ogni possesso se fosse una situazione di uno contro uno. Ma c’è sempre un uomo in aiuto, pronto a scalare in recupero. Se metto palla a terra, spunta fuori un altro giocatore che non aspetta altro. Se decidessi di palleggiare, potrei segnare probabilmente il 43% delle conclusioni se decidessi di affrontare quella situazione, ma non sarebbe qualcosa che alla lunga funzionerebbe in attacco. Se scegliessi quell’opzione, toglierei fluidità all’attacco. Abbiamo un buon ritmo, tutti stanno toccando il pallone, tirando e segnando. Non ho intenzione di interpretare in quel modo la gara perché devo portare avanti il testa a testa con Beverley. Sono Kevin Durant, sapete chi sono, sì? Tutti sanno che giocatore sono”. Uno scatto d’orgoglio, a sottolineare come un campione come lui non ha certo bisogno di dover prendere 30 tiri a partita per affermare il suo status. Quei canestri però potrebbero servire per vincere la serie.

Durant: "Sembra Davide contro Golia, ma fischiano fallo solo contro di me"

Non una novità per Durant che nel corso degli anni si è ritrovato ad affrontare qualsiasi tipo di difesa: “Mi è già capitato in passato di affrontare situazioni del genere, ho davvero visto qualsiasi tipo di scelta contro di me. Non è la tipologia, ma il fatto che ci sia sempre qualcuno in aiuto quando vado in penetrazione, a caccia del pallone quando lo metto a terra, con due uomini in aiuto se batto il primo dal palleggio. Questa è la ragione per cui ho imparato a passare il pallone, a essere paziente. In questa serie poi, c’è qualcosa di particolare nello scontro con Beverley: quando sei così sovradimensionato rispetto al tuo avversario, nella testa degli arbitri che osservano scatta una specie di meccanismo che li porta a pensare alla battaglia tra Davide contro Golia. Un motivetto presente nella testa delle persone: diventa lui quello da tutelare. Per questo quando Beverley inizia a ringhiarmi addosso come un pitbull, a placcarmi, trattenermi e strattonarmi, gli arbitri non ne tengono conto. Sono io quello grosso, e questo è sempre stato il suo pane quotidiano. Quello che gli ha permesso di firmare contratti, di sfamare la sua famiglia. Ma se io provo a rispondere, a restituirgli una parte dei suoi colpi, vengono subito sanzionato. Avete presente a cosa mi riferisco? Mi hanno fischiato quattro o cinque falli in attacco per questo motivo. Sto provando a ragionare su ogni possesso, cercare di essere più efficace senza cadere nella provocazione”.

Kerr gli chiede più aggressività: “Voglio vedere 20 o 30 tiri a partita di KD”

Steve Kerr non può che prendere le sue difese: “Stiamo parlando del giocatore più dotato tecnicamente dell’intero pianeta. Non c’è nessuno, e ripeto nessuno, che in attacco può pensare di fare ciò che fa lui. Sono semplicemente i playoff: le difese restano molto più aggrappate a lui, ogni possesso è combattuto in maniera diversa. Non so neanche quanti tiri abbia tentato nell’ultima sfida – sette, otto – so per certo che deve essere più aggressivo. Sono i playoff e lui sa di poter prendere tutti i tiri che vuole in ogni momento della partita. Voglio vedergli prendere 20 o 30 conclusioni a partita”. Una richiesta respinta con forza dal diretto interessato, che non vuole in alcun modo forzare le sue scelte e il suo gioco: "Non mi piace quel tipo di approccio. Se ho preso cinque conclusioni, ma la squadra è sopra di 30 lunghezze e tutti sono coinvolti, va bene così. Quella era la situazione in gara-2 e non sono di certo le mie conclusioni che mancano all’appello la ragione che ci ha portato alla sconfitta".

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