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Playoff NBA, Klay Thompson ammette: "Pensavo ai Rockets. Ora venerdì vinciamo di 30"

NBA

Parole di autocritica da parte del tiratore degli Warriors, che lancia già la sfida ai Clippers per gara-6. E coach Kerr raddoppia: "Siamo i due-volte campioni NBA in carica. A fine anno alziamo i banner alla Oracle. Ecco chi siamo"

GALLINARI E WILLIAMS REGALANO GARA-5 AI CLIPPERS

Il suo tabellino individuale non racconta una brutta partita – 9/20 al tiro, con 4/11 da tre punti, 22 punti alla fine – ma Klay Thompson è la quintessenza del giocatore di squadra e dimentica in fretta una prestazione individuale positiva se quella di squadra non lo è. A maggior ragione se lui stesso si sente responsabile di una gara persa male, in casa, dagli Warriors, che sulla racchetta avevano il primo match point per chiudere la serie contro L.A. e qualificarsi al turno successivo. “Da una gara così non impari nulla – dice – perché questa partita ha fatto schifo. Dobbiamo tornare a fare quello che sappiamo fare. Dobbiamo vincere venerdì. E vincere alla grande, di 30 magari, perché so che siamo capaci di farlo”. A tradire qualche giocatore di Golden State, forse, un’estrema fiducia dopo le due vittorie ottenute sul parquet dello Staples Center, con la convinzione che ormai la serie fosse vinta e che si potesse iniziare a pensare agli Houston Rockets (che nella notte hanno chiuso sul 4-1 la loro serie contro Utah). “È così, e sono stato io il primo a farlo”, ammette Thompson. “Ero convinto che stasera avremmo vinto, la mia testa era già alla serie con i Rockets. Ma a volte la vita non va come la pianifichi tu, anche se possiamo sempre chiudere questa serie nei prossimi 48 minuti e mandare a casa i Clippers”. Un atteggiamento (o meglio, una leggerezza) su cui è tornato anche Lou Williams: “Il nostro focus era su gara-5, dovevamo allungare la serie. Guardare più avanti è stato un loro errore”, conferma il protagonista assoluta della serata alla Oracle Arena. Caoch Steve Kerr invece non può non mettere l’accento che sulla prestazione difensiva (deludente) dei suoi: “Storicamente siamo una squadra che ha problemi a limitare le palle perse in attacco: stasera no, stasera abbiamo mandato a referto 31 assist con sole 8 palle perse. Il nostro attacco ha funzionato, è stata la difesa a tradirci”, dice l’allenatore degli Warriors. Che poi spiega: “Nell’ultimo anno le cose non sono andate esattamente come volevamo, per cui non sono necessariamente sorpreso dalla nostra brutta prestazione difensiva: abbiamo concesso 129 punti sul nostro campo – 37 già nel primo quarto – li abbiamo fatti tirare con il 54%. Eravamo convinti che tornare a casa potesse assicurarci in automatico la vittoria ma non è così, questi Clippers lottano dall’inizio della stagione e non vogliono certo uscire di scena senza farlo fino all’ultimo. Patrick Beverley ci ha preso a calci nel sedere dall’inizio fin dall’inizio della partita, mettendo in campo un’intensità che non abbiamo saputo pareggiare”.

Steve Kerr: "La nostra identità? Alziamo banner"

Lo dimostra il dato – preoccupante – che le due peggiori prestazioni difensive nei playoff dell’era Kerr a Oakland siano arrivate proprio in questa serie, con i 129 punti subiti in gara-5 eclissati solo dai 135 incassati in gara-2. Ma Kerr, critico quando serve, non perde però di vista la “big picture” e risponde quasi stizzito a chi gli chiede quale sia l’identità di questi Warriors: “La nostra identità? Siamo i due volte campioni in carica NBA. Siamo una squadra forte, davvero forte, alziamo banner a fine anno. La nostra identità?”, torna a chiedere tra lo stupito e il divertito: “Giochiamo veloci, difendiamo. Ma forse ora prepariamo un video con le istruzioni e ve lo mandiamo”. Il messaggio è chiaro: Golden State non è certo pronta ad abdicare, gara-6 è già iniziata.

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