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Playoff NBA: Enes Kanter "alle prese" con il ramadan chiede consiglio a Olajuwon

NBA

Il lungo turco, sempre più protagonista anche fuori dal parquet, da musulmano devoto sta digiunando (e non prendendo le medicine) dall'alba al tramonto nel pieno della fase cruciale della stagione. Non l'ideale per un giocatore alle prese con un infortunio alla spalla

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Dalla notte dello scorso 5 maggio la vita da sportivo di Enes Kanter si è fatta ancora più complicata. Il lungo turco, devoto musulmano, sta seguendo i dettami del ramadan, praticando il digiuno dall’alba al tramonto nel prossimo mese. Uno scompenso alimentare complicato da gestire per un’atleta nel pieno della fase cruciale della stagione. Il tutto senza tenere conto dell’infortunio alla spalla che lo sta mettendo in enorme difficoltà negli ultimi dieci giorni. Non il primo giocatore NBA musulmano a ritrovarsi in questa situazione: per quello Kanter ha chiesto consiglio a uno dei grandi del passato. “Ho scritto ad Hakeem Olajuwon perché l’ho conosciuto due anni fa e so che lui ha dovuto affrontare le stesse complicazioni quando nel 1995 vinse il titolo e il premio di MVP. Quando gli ho chiesto consiglio la mia domanda è stata: ‘Come hai fatto a rispettare il ramadan e al tempo stesso giocare a un così alto livello in quegli anni?’. E lui è stato prolisso con i consigli, mi ha spiegato quale alimentazione seguisse, quando conviene svegliarsi – ad esempio alle 4 di mattina – quanta acqua conviene bene e tanti altri dettagli”. Il digiuno per il ramadan infatti non prevede l’assunzione di nessun cibo, niente acqua e, soprattutto per un giocatore infortunato, nessun medicinale. “Prendo gli antidolorifici alle 4 del mattino e poi aspetto qualche decina di minuti prima della palla a due. Non ci sono problemi, tutto andrà per il meglio”. La palla a due di gara-5 è stata alzata poco dopo le 20.30 ora locale, mentre il sole è tramontato alle 20.06; lasciando a Kanter giusto il tempo di rimettersi pochi istanti prima di scendere in campo: bere il più possibile senza appesantirsi, mangiare qualcosa e prendere i medicinali. “Ho già previsto di portare a bordocampo del pane con burro d’arachidi e qualche panino: li mangio durante i timeout”.

Il digiuno alle volte fa bene, come nel caso di Olajuwon

Una situazione da affrontare in primavera per cui Kanter si prepara nel corso di tutta la stagione: il lungo turco infatti resta digiuno “uno o due volte alla settimana” durante la regular season proprio per abituare il corpo all’assenza prolungata di cibo del ramadan. Un modo per non perdere incisività sul parquet, nonostante Terry Stotts sia il primo a non fargli pesare la scelta: “È un uomo molto rispettoso, non va contro nessuna decisione personale”. Rivolgersi a Olajuwon è una mossa giustificata anche dai numeri che il lungo dei Rockets riusciva a mettere a referto nonostante il digiuno; spesso in quella fase della stagione il suo rendimento migliorava: “Non è questione di stomaco vuoto, ma una riconciliazione spirituale con il mondo. Quello che serve in un periodo di particolare stress e pressione. Pensare a Dio ti porta a sentirti molto più forte, a regalarti energie che non pensavi di avere”. Parole condivise e riprese da Kanter: “È la testa che controlla tutto il resto: essere così vicini a Dio ti riconcilia con tutto il resto, ti dà delle vibrazioni positive. Sai che stai facendo qualcosa per un fine molto più importante. Sto facendo tutto questo per avvicinarmi a Dio, lui sarà grato con me e mi darà una mano”.

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