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Playoff NBA: Jusuf Nurkic, la sua maglietta è una provocazione per Nikola Jokic

NBA

Seduto a bordocampo di fianco della squadra, il lungo dei Blazers ha incitato i compagni vestendo una t-shirt particolare su cui erano riportati i nomi di alcuni eroi di guerra bosniaci. Un messaggio rivolto al centro serbo avversario che non è passato inosservato

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Jusuf Nurkic ha un grande merito: quello di farsi sentire in campo, di incidere volente o nolente anche restando seduto oltre la linea laterale al fianco dei compagni. E così, dopo la maglietta provocatoria contro Russell Westbrook provvidenzialmente indossata in gara-5 – quella del canestro da centrocampo di Lillard sulla sirena, alla quale il lungo bosniaco era arrivato in ritardo dopo aver visto tre quarti da casa – Nurkic è tornato a far parlare di sé nella serie in cui veste i panni del grande assente. Lui, lungo bosniaco scelto con la chiamata n°16 dai Nuggets che finisce in squadra con un rookie che gioca nel suo stesso ruolo, selezionato alla 41 e serbo fino al midollo. Una convivenza che non ha mai funzionato, né in campo né fuori, con Nurkic che a Denver in due anni è passato dall’essere titolare inamovibile a “problematico incastro” sul parquet, visto che Jokic in panchina non è più tornato. Questa semifinale di Conference sembrava dunque il palcoscenico ideale per una resa di conti a cui il bosniaco ha dovuto rinunciare causa infortunio con un mese e mezzo d'anticipo. Niente testa a testa nelle battaglie sotto canestro, ma in una gara-6 da vincere a tutti i costi, Nurkic non ha rinunciato alla provocazione vestendo una maglietta che riportava un elenco di nomi. Gli eroi militari bosniaci nella lunga e sanguinosa guerra contro la Serbia che ha portato all’indipendenza a inizi anni ’90. Una delle pagine più complicate della storia mondiale degli ultimi 50 anni, una ferita per molti ancora aperta. Un chiaro messaggio rivolto a Jokic che in conferenza stampa non risponde alla provocazione, spendendo delle parole di vicinanza per il suo ex compagno di squadra: "Sono molto felice di averlo visto in salute: so quanto sia duro recuperare da un infortunio così grave. Lui è stato un nostro compagno di squadra: sono contento che sia tornato a camminare senza problemi e che stia bene". Atteggiamento ben diverso da quello assunto dai telecronisti della TV dei Nuggets che durante il commento della gara hanno invitato "qualcuno a colpirlo lì dove non batte il sole", chiaramente infastiditi dal gesto. Nurkic invece non ne fa accenno nella prima intervista ufficiale rilasciata dal giorno dell’infortunio: “Sono emozionato dall’affetto e dal supporto dimostrato dal pubblico, dal primo momento in cui sono arrivato è stato particolare”. E a chi gli chiede come va la gamba: “Mi sento molto bene, se mi chiamano la bestia ci sarà un motivo, no?”. Un amuleto che a questo punto i tifosi vorrebbero portare anche a Denver in trasferta per gara-7: con lui in panchina – e forse anche grazie alle sue maglie – la squadra ha spesso una marcia in più.