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21 maggio 2019

Playoff NBA, Golden State festeggia l'approdo in finale, Kevin Durant litiga su Twitter

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Per l'ennesima volta l'ala degli Warriors cade nelle "provocazioni" sui social e risponde su Twitter al commento di Chris Broussard, che definisce "un incubo" per il n°35 "l'idea che gli Warriors possano vincere anche senza di lui"

RIMONTA E VITTORIA IN OT: GOLDEN STATE IN FINALE NBA

Neppure la vittoria in overtime, neppure il cappotto rifilato ai Portland Trail Blazers, neppure la quinta apparizione in finale NBA consecutiva (la terza per lui, se sarà in grado di scendere in campo) hanno impedito a Kevin Durant di gustarsi il dolce sapore della vittoria senza lasciarsi trascinare nell’ennesima polemica via social. Iniziata dalle affermazioni del giornalista Chris Broussard durante una trasmissione radio con Josan Knox, nell’analizzare le implicazioni per il n°35 di Golden State di un’eventuale vittoria degli Warriors in finale NBA senza di lui: “In questo momento sta prendendo forma il peggior incubo di Kevin Durant”, afferma Broussard, secondo cui “diversi giocatori NBA con cui ha avuto modo di parlare sono già convinti che i suoi primi due titoli NBA – vinti con gli Warriors dei record – abbiano una sorta di asterisco. Figurarsi cosa potrebbe succedere se Golden State dovesse vincere anche senza di lui”, conclude il giornalista ai microfoni di FoxSports Radio. Una posizione ripresa dallo stesso Broussard su Twitter, con una domanda: “Se gli Warriors possono vincere un titolo anche senza KD, questo diminuisce il valore dei suoi due precedenti anelli?”. Non risponde a questo quesito Durant, ma risponde invece – con un’altra domanda – al tweet di Broussard, con una replica ironica che non nasconde però il fastidio attorno a questo tipo di commenti, che già più volte in passato lo aveva portato a reagire pubblicamente sui social. “Ehi, amico, non è che stiamo un attimo esagerando? Il mio peggior incubo?? Sei così sicuro che questo sia il peggio che mi può mai succedere?”. E quando un altro utente interviene nella conversazione con la solita osservazione che spesso viene mossa al n°35 di coach Steve Kerr (“Calmati, sappiamo che sei troppo sensibile sull’argomento”), Durant torna all’attacco: “Hai ragione tu, fammi calmare prima che i miei animi si infiammino. Sei uno vero, fratello”, seguito dall’emoticon delle due mani in preghiera, a ringraziare – molto ironicamente – un consiglio non certo richiesto. Brossuard poi sul suo account Twitter ha cercato di spiegare meglio la propria posizione, senza però indietreggiare troppo sul concetto (estremo) di una possibile gelosia di Durant per i successi dei suoi compagni in sua assenza (“È un essere umano, e questo significa che può fargli male vedere come gli Warriors non sentano minimamente la sua mancanza”). 

Asterischi e legacy

“È una metafora, un modo di dire – scrive poi in un altro tweet, rispondendo direttamente al commento di KD – ma il pubblico ha capito cosa voglio dire”, concludendo cavalcando un altro suo cavallo di battaglia, quello che vorrebbe Durant lontano dalla California già in estate (magari a New York) per permettergli di dimostrare anche in una squadra diversa dagli Warriors il suo vero valore. “Quelli che già oggi mettono in dubbio il valore dei due anelli vinti da KD cosa diranno se Golden State vince anche senza di lui? Non voglio togliergli nessun merito, MA per poter salire al livello SUCCESSIVO nella storia del gioco (ed essere un giocatore da top 10 all-time o addirittura meglio) [Durant] deve andare altrove e vincere un titolo come leader indiscusso della sua squadra”. Le solite polemiche, anche un po’ trite e ritrite ormai, ma anche l’ennesima occasione in cui Durant dimostra una certa ingenuità nell’alimentare voci e polemiche che lui per primo avrebbe interesse a lasciare latenti. Accontentandosi di festeggiare l’ennesima vittoria di Golden State e concentrandosi su una finale NBA che ci si augura possa vederlo protagonista.

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