Golden State Warriors alle NBA Finals 2019: cosa c'è da sapere sui campioni in carica

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Gli infortuni di Durant e Cousins, l'attacco contro una difesa più fisica e diversa da tutte quelle affrontate nei primi tre turni, la necessità di avere KD sul parquet per prendersi cura di Leonard: questi alcuni dei temi in vista di una sfida finale tutta da godere

Gara-1 Toronto-Golden State in diretta streaming su skysport.it nella notte tra il 30 e il 31 maggio alle 3.00 con il commento da Toronto di Flavio Tranquillo e Davide Pessina

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Tutti immaginavamo che ci saremmo ritrovati a questo punto della stagione con i Golden State Warriors in finale NBA, ma nessuno aveva previsto le tappe e le difficoltà che i bi-campioni in carica avrebbero incontrato. Una regular season piena di alti e bassi, chiusa con il record negativo di vittorie nell’ultimo lustro (57 successi, uno in meno rispetto a 12 mesi fa, ma che ha garantito una posizione in più in classifica – primi davanti ai Nuggets e a tutto il resto della Western Conference), conquistati da una squadra spesso assonnata, sbadata e distratta. Impossibile stare sul pezzo, mantenere alta la tensione dopo anni di trionfi e in una stagione in cui il destino sembrava già segnato alla vigilia. Lo scontro in spogliatoio a novembre tra Kevin Durant e Draymond Green, l’infortunio di Steph Curry prima e di molti altri big poi, il recupero e il nuovo problema per DeMarcus Cousins sono state delle pessime notizie a livello di spogliatoio, ma uno stimolo indiretto ad accendere la miccia sul parquet. Servivano motivazioni e le difficoltà spesso sono il miglior carburante per accendere una miccia troppo spesso spenta. “Gli Warriors sono il peggior nemico di loro stessi”, dicevamo lo scorso ottobre. Al momento Golden State è riuscita a dimostrare di essere più forte dei propri fantasmi, oltre che di qualsiasi avversario a Ovest. Del favoloso Durant delle prime dieci partite dei playoff (e non solo) e dello straripante Curry delle ultime cinque già sappiamo abbastanza, ma i pilastri su cui regge un roster così vincente sono anche altri – e non meno importanti delle punte di diamante. Green, Thompson e Iguodala sono pluri-campioni NBA non per caso e lo hanno dimostrato per l'ennesima volta nelle ultime settimane.

Come stanno Durant e Cousins? Quando tornano sul parquet?

KD lamenta ancora dolore al polpaccio destro, che ha fatto felici gli Warriors nel momento in cui è stato scongiurato il pericolo che si parlasse di rottura del tendine d’Achille, ma al tempo stesso sta limitando non poco il n°35 degli Warriors. Durant non torna in gara-1 e probabilmente guarderà da bordocampo anche la seconda sfida: Steve Kerr ha raccontato di essere ancora indeciso sul da farsi, se portarlo o meno in Canada con il rischio di peggiorare o complicare il recupero. Cousins invece è più vicino al recupero, considerato in dubbio, ma già da settimane presente sul parquet in allenamento e sempre molto vicino ai compagni. La sua presenza in panchina garantirebbe agli Warriors la possibilità di disporre di un’arma in più sotto canestro – ogni riferimento a Marc Gasol non è puramente casuale. Il catalano infatti è stato decisivo per Toronto e sarà intenzione dei bi-campioni in carica quella di metterlo alle corde in difesa, rendere improponibile la sua presenza in campo contro un attacco mobile, perimetrale e giocato ad alto ritmo da Golden State. A un certo punto però potrebbero servire chili, centimetri e talento vicino al ferro, e Cousins risponde nel migliore dei modi a questa descrizione.

Golden State ha più bisogno del solito di Kevin Durant?

Sì, perché contro Kawhi Leonard serviranno le forze e i talenti migliori a disposizione per provare ad arginare il suo talento e la sua resa. Insomma, l’importante è non credere mai a chi dice: “Gli Warriors sono meglio senza Kevin Durant”. No, non è vero! A San Francisco lo sanno e si rendono conto che per fronteggiare il n°2 Raptors non basterà soltanto lo straordinario Andre Iguodala di queste ultime settimane. La partita contro i Rockets è stata vinta anche grazie all’orgoglio, la serie contro Portland partiva da presupposti fisici e tecnici che lasciavano poco spazio ai Blazers per impensierire uno Steph Curry scatenato. Adesso invece c’è da affrontare uno degli avversari più complicati mai incrociati negli ultimi tre anni: alcuni dicono la squadra più forte che Golden State deve battere nell’epoca KD. Se non la prima, di certo è tra le prime per profondità, atletismo difensivo e con un Kawhi Leonard versione extra-lusso a disposizione. Sì, non appena Durant ritroverà condizione non si potrà fare a meno di lui.

È l’ultima serie che gli Warriors giocheranno con questo roster?

Forse, ma Golden State ormai ha un’impronta tale che la sua resa di gioco resta alta anche con i Kevon Looney e gli Alfonzo McKinnie di questo mondo sul parquet. Il motore attorno a cui ruota tutto è Steph Curry, l’unica certezza di un roster che sa da sempre di poter contare su Klay Thompson e che difficilmente lo saluterà in estate. Il grande punto interrogativo resta Durant, che dovrebbe trovare nuovi stimoli altrove, ma a costo di sacrificare soldi e soprattutto rimettendo in discussione un progetto che sarà anche saturo a livello di motivazioni, ma mantiene altissima la qualità della sua resa. Golden State a tratti ha giocato oggettivamente una pallacanestro celestiale senza KD in campo, ma c’è riuscita soltanto perché in tanti, tantissimi casi in precedenza ci ha pensato il n°35 Warriors a tirare la carretta. Senza di lui Golden State non diventerà magicamente la squadra del 2016. No, ma al tempo stesso anche forti cambiamenti sul mercato non renderanno gli Warriors una squadra marginale: Curry resta – a lungo – alla guida del gruppo, è lui la migliore garanzia di continuità e successo.

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