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Mercato NBA: Miami Heat, l'obiettivo è JR Smith (per ragioni salariali e non tecniche)

NBA

Arrivare al n°5 di Cleveland - scaricando qualche contratto importante - potrebbe essere una delle poche opportunità per Miami di alleggerire il salary cap e garantirsi un margine minimo di manovra in estate. Il rischio in casa Heat infatti è quello di non riuscire a cambiare nulla

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Prima di tutto, la notizia: gli Heat si sono detti interessati a mettere in piedi uno scambio con i Cavaliers per arrivare al contratto di JR Smith; utile per alleggerire il salary cap di Miami, alla ricerca di un po’ di flessibilità che permetta alla franchigia della Florida di migliorare in qualche modo il roster in questa off-season. L’obiettivo degli Heat già da un po’ di giorni è quello di provare a scambiare uno dei contratti pesanti a medio termine rimasti sul groppone della squadra di coach Spoelstra, che più volte ha manifestato la disponibilità a mettere sul mercato Dion Waiters e James Johnson. L’arrivo di Smith funzionerebbe proprio in quest’ottica – ben oltre quindi le ragioni tecniche dettata dalla sua presenza sul parquet, per un giocatore tutto da valutare dopo i mesi sabbatici trascorsi in Ohio a seguito del suo allontanamento dal parquet. Al n°5 dei Cavaliers infatti spetterebbero 15.6 milioni di dollari nella stagione 2019-20, ma soltanto 3.87 di essi sono garantiti. Prenderlo quindi libererebbe la cifra massima, mentre tagliarlo dal roster costerebbe “soltanto” la parte minima prevista dall’accordo. Un gioco contabile che permetterebbe di dare una bella ridimensionata all’enorme cifra che Miami dovrà sborsare alla voce "contratti" nella prossima stagione: aggiungendo al proprio salary cap l'accordo di Smith infatti, gli Heat in cambio potrebbero lasciare andare ad esempio i 15.1 milioni di Johnson (che per il 2020-21 ha una player option da 16 milioni) o in alternativa i 12.1 di Waiters (anche lui con un biennale ancora da smaltire). Operazioni quindi di alleggerimento dall’impatto positivo sul medio periodo, anche a costo di accorciare la rotazione di Miami. L’intento della squadra della Florida è dunque chiaro, a differenza di quello perseguito dai Cavaliers che al momento con difficoltà vedono degli aspetti positivo in una trade di questo tipo.

L’unico modo per migliorare la situazione salariale in casa Heat

La domanda che sorge spontanea infatti non riguarda l’ex squadra di Dwyane Wade, ma la controparte: che senso avrebbe per Cleveland sobbarcarsi i 31 milioni di dollari del contratto di James Johnson? O i 25 milioni che porterebbero a un eventuale ritorno di Waiters? Le possibilità garantite dallo scambio di Smith infatti dovrebbero portare alla franchigia dell’Ohio scelte, possibilità di migliorare la propria posizione al Draft, o in alternativa rookie e giovani prospetti. Tante opzioni dunque, ma non l’ennesimo contratto pesante da dover smaltire senza ottenere nulla di futuribile in aggiunta. La convenienza dalla parte di Miami invece appare evidente: in casa Heat nelle prossime settimane dovrebbero arrivare le conferme scontate da parte di Goran Dragic e Hassan Whiteside che passeranno all’incasso, mettendo le mani sulle cospicue player option previste dai loro accordi. Tenendo conto di quelle e del taglio previsto del contratto di Ryan Anderson, Miami si ritroverebbe a spendere 137 milioni di dollari – ben cinque milioni oltre il limite massimo previsto dalla tassa di lusso. Se invece gli Heat riuscissero a piazzare Johnson con tanto di taglio dell'accordo con Smith, quella cifra scenderebbe a 125 milioni complessivi – ben al di sopra dei 109 previsti dal cap, ma sufficientemente in basso da garantire almeno l’utilizzo completo della cosiddetta midlevel exception (o parte di essa). Che vuol dire in soldoni? Che Miami così potrebbe passare dall’offrire 5.7 a 9.2 milioni di dollari, puntando così a un’aggiunta di spessore maggiore al roster. Una differenza tutt’altro che trascurabile per chi va a caccia di pezzi che possano far crescere in ogni modo la qualità di un roster in evidente fase di stagnazione.