NBA Finals 2019, Danny Green ritrova la mano. Il segreto? I consigli di Shaquille O'Neal

NBA

Mauro Bevacqua

"Continua ad avere fiducia nel tuo tiro e completa sempre il movimento, lasciando la mano alta dopo il rilascio": Shaq consiglia Danny Green prima di gara-3, lui fa 6/10 da tre e poi scherza nel post-partita

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OAKLAND — Il dato è di quelli storici, da libro dei record: nessuna squadra in trasferta in una gara di finale NBA è mai stata capace di segnare più di 17 triple. Un numero che i Toronto Raptors sul parquet della Oracle Arena hanno eguagliato grazie soprattutto alla prestazione dall’arco di Danny Green, che si è preso tutti i suoi 10 tiri della serata dall’arco, mandandone a bersaglio 6. Per lui alla fine sono arrivati 18 punti (con anche 5 rimbalzi) ma soprattutto la bella notizia di aver ritrovato la sua arma principale, il tiro da fuori, che sembrava averlo abbandonato. L’ex Spurs infatti — prima di iniziare le sfide di finale contro Golden State — era reduce da una disastrosa serie contro i Milwaukee Bucks che lo aveva visto tirare 6/32 dal campo e un atroce 4/23 da tre punti. La sua media punti, oltre i 10 a sera in stagione regolare, contro i Bucks era precipitata a 3.5, troppo poco per un pezzo importante del quintetto di coach Nurse. Green però — dopo due partite da 11 e 8 punti in Canada — si è letteralmente acceso sul parquet della Oracle Arena e, se si vuole credere a lui, deve dire grazie ai consigli “di un noto tiratore puro” come Shaquille O’Neal. “Ci ho parlato brevemente prima del via, mi ha dato qualche dritta: principalmente due, quella di confinare ad avere sempre fiducia nel mio tiro e quella di completare il movimento di tiro lasciando in alto la mano anche una volta rilasciato il pallone. Facile ora dire che i suoi consigli hanno funzionato, adesso che abbiamo avuto una serata del genere al tiro…”, aggiunge divertito la guardia tiratrice dei Raptors, consapevole che c'è molto altro a spiegare una prestazione di squadra oltre il 50% dal campo, il 40% da tre punti e il 90% ai liberi, cifre collezionate soltanto dagli Warriors nel 2017 e dai Celtics nel 1986 nella storia di tutte le finali NBA. Il n°14 dei Raptors è uno degli uomini di copertina nel successo di gara-3, ma è pronto a condividerne i meriti con tutti i suoi compagni: “La ragione per cui ho spesso tanti tiri smarcati si chiama Kyle Lowry, bravissimo a trovarmi; si chiama Pascal Siakam, che in transizione spinge sempre il pallone, fa collassare la difesa e poi è bravo a riaprire sul perimetro per me; si chiama Kawhi Leonard, che sa battere in penetrazione il suo uomo e scaricare per noi tiratori. Oggi ho sentito subito di avere un buon ritmo, ho sentito fiducia, penso anche di aver sbagliato un paio di conclusioni che solidamente in serate come queste mando a bersaglio ma va bene così, abbiamo vinto”. E la vittoria è frutto senza dubbio delle ottime percentuali al tiro — oltre il 52% dal campo, quasi il 45% da tre punti — ma non solo: “Siamo una squadra operaia, di colletti blu, per cui vinciamo con i rimbalzi e con le stoppate [10 contro le 3 degli Warriors, ndr], con la nostra transizione difensiva, tutti fattori importanti almeno quanto le nostre percentuali al tiro”. Che però, per Danny Green, sono tornate a somigliare a quelle tenute per anni in maglia Spurs e che lo hanno visto spesso decisivo anche in un contesto di finale NBA. Proprio quello che si aspettano i Raptors da lui per continuare a sognare il titolo.

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