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NBA Finals 2019, Lowry non sente il peso di gara-5: "Vi dico io cos’è la vera pressione"

NBA

Mauro Bevacqua

"Fin dal primo giorno di training camp il nostro atteggiamento è sempre stato: testa bassa e lavorare". Per Kyle Lowry non cambia nulla neppure a 24 ore da un possibile titolo NBA: "Abbiamo un compito da portare a termine"

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TORONTO — Poco più di 24 ore separano i Toronto Raptors da un possibile anello, dalla prima storica vittoria di una squadra canadese nella NBA. La vigilia di una partita del genere è sempre difficile, al di là delle frasi di circostanza che ovviamente sono quelle che dominano anche l’ultimo allenamento dei Raptors prima di gara-5. “Non abbiamo ancora fatto nulla. Conta solo vincere — ricorda Kyle Lowry — e vince chi arriva prima a 4. Per farlo abbiamo bisogno di un altro successo e non contro una squadra qualsiasi ma contro i campioni NBA in carica, che giocheranno con il coltello tra i denti”. La point guard dei Raptors mette in guardia i suoi, anche se l’ambiente a Toronto sembra calmo e rilassato come sempre. “Per noi è stato così fin dal primo giorno di training camp. Nessuno faceva trash talking, fin dal primo giorno l’atteggiamento è stato testa bassa e lavorare. Resta lo stesso anche oggi”, assicura Lowry. Si chiama “vivere nel momento”, non correre in avanti con la fantasia ma restare concentrati sul presente: “Un atteggiamento che ho migliorato nel corso degli anni ma che è sempre stato mio — racconta Lowry — e che oggi per me significa svegliarmi ogni mattina contento di potermi godere un nuovo giorno: il mio lavoro è fare la cosa che amo — giocare a basket — sto bene fisicamente, i miei bambini stanno bene, la mia famiglia è in salute. C’è molto di cui devo essere grato”. Lo ribadisce anche alla domanda di un cronista speciale, un ragazzino di 15 anni ammesso alla sessione media prima di gara-5, curioso di sapere come ci si senta a essere l’idolo di tantissimi ragazzini canadesi: “Non so neppure cosa rispondere, so solo che ero un bambino come te una volta, e ora che mi ritrovo in questo ruolo sento l’obbligo di comportarmi nel miglior modo possibile, fissandomi standard altissimi, senza per questo rinunciare a divertirmi e a godermi una vita da privilegiato”.

Lowry, la famiglia come esempio

E anche su questo Lowry trova il tempo di riflettere, a 24 ore da quello che potrebbe essere il giorno più importante della sua carriera, perché quella che tutti chiamano pressione l’uomo di Philadelphia proprio non la sente. Per lui pressione ha altri significati: “Quella che hanno dovuto affrontare mia madre e mia nonna per dare da mangiare a me, ai miei fratelli, ai miei cugini. Quella di doversi svegliare alle cinque del mattino e andare a lavorare, prendere i mezzi pubblici per fare viaggi di oltre un’ora e mezza, lasciandomi sempre un bicchiere di latte e una scatola di cereali in frigo, per farmi mangiare. Per me queste persone sono i veri eroi, chi dà tutto per prendersi cura e proteggere la propria famiglia”. Ce ne sono tante di persone così anche tra i tifosi di Jurassic Park, tifosi che per tutto l’anno hanno fatto sentire il loro supporto e ora sognano di poter festeggiare: “Capisco il loro entusiasmo, da quant’è che non possono festeggiare? L’ultimo titolo qui a Toronto [con i Blue Jays, ndr] è stato nel 1993… Vogliamo sentire la loro carica, li vogliamo felici, entusiasti, ma noi abbiamo ancora un compito da portare a termine”. Un compito su cui i Raptors potrebbero mettere il punto conclusivo già fra 24 ore.

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