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NBA, dentro i problemi dello spogliatoio degli L.A. Clippers

NBA
©Getty

Un lungo articolo di The Athletic ha fatto luce sulle difficoltà di adattamento dello spogliatoio dei Clippers alla presenza di due nuove stelle come Kawhi Leonard e Paul George. Nonostante i successi sul campo, il "trattamento preferenziale" nei confronti dei due All-Star non è andato giù a qualche membro della squadra. Patrick Beverley però ha smentito tutto: "Fake news"

Il campanello d’allarme lo ha suonato qualche settimana fa Montrezl Harrell dicendo “non siamo una grande squadra”. Parole che hanno fatto girare qualche testa nei circoli della NBA, visto che difficilmente un giocatore esprime in maniera così netta il proprio malcontento nei confronti della propria squadra. Da questo episodio è partito un lungo articolo di The Athletic firmato da Jovan Buha e Sam Amick che è andato in profondità nelle difficoltà dello spogliatoio degli L.A. Clippers, una squadra che è passata da “bella sorpresa” a “principale candidata per il titolo” in meno di un anno. Il motivo è presto detto: l’arrivo di due stelle come Kawhi Leonard e Paul George ha cambiato le prospettive dell’intera franchigia, chiamata a “crescere” in fretta per potersi giocare il titolo da subito, anche perché entrambi potranno uscire dal loro contratto nell’estate del 2021. Soprattutto, i Clippers sono dovuti passare da una squadra con mentalità operaia – una delle pochissime a raggiungere i playoff senza poter contare neanche su un All-Star – a una che ha dovuto adattare il proprio modus operandi alle esigenze di due superstar, tra cui Kawhi Leonard e il suo famoso “Load Management”. E questa transizione non è stata semplice, almeno secondo quanto è riportato nell’articolo.

Cosa è cambiato da un anno all’altro

Leonard è al centro delle frustrazioni di alcuni dei membri della squadra. Il fatto che a lui venga risparmiato di scendere in campo in tutti i back-to-back, anche in partite in cui la rotazione è ridotta a pochi elementi, non è semplice da accettare per chi sin dallo scorso anno si è abituato a dare tutto per la squadra. La personalità a tratti “distante” di Leonard, poi, non aiuta a rendere più semplice accettare questo trattamento preferenziale, che non si limita ai back-to-back saltati ma anche alle decisioni su quando allenarsi o non allenarsi, prese in collaborazione con Doc Rivers (uno che notoriamente di allenamenti ne fa svolgere pochi alle proprie squadre sin dai tempi dei Boston Celtics). Secondo alcuni Clippers, la squadra non si allena abbastanza o comunque non lo fa con la concentrazione necessaria per affrontare la regular season. Il trattamento preferenziale nei confronti delle stelle, peraltro, non è una novità in NBA: gli stessi cugini dei Lakers lasciano grandi libertà sia a LeBron James che ad Anthony Davis anche in sede di mercato, e a Houston James Harden ha ampie responsabilità nel decidere se cancellare gli allenamenti (anche all’ultimo minuto).

 

Lo scorso anno, però, i Clippers non dovevano fare i conti con una dinamica del genere e, al contrario, hanno trovato coesione proprio nell’essere tutti uguali e tutti uniti, mettendo assieme una delle stagioni più divertenti e sorprendenti della loro storia, portando i Golden State Warriors fino a gara-6 ai playoff. Un po’ come è successo ai Boston Celtics lo scorso anno dovendo reinserire Kyrie Irving a una squadra che aveva assaporato il successo senza di lui, alcuni Clippers accettano con difficoltà che le cose siano cambiate così tanto da un anno all’altro per “accomodare” la presenza di Leonard e George, peraltro chiamati dal loro status e dal loro talento a essere i leader della squadra. “Tutto si riduce al fatto che Kawhi non parla” ha detto una fonte anonima nel pezzo. “Se è davvero lui il leader della squadra, come si gestisce una cosa del genere?”.

Il "problema" Montrezl Harrell

Un altro giocatore che ha creato qualche grattacapo all’interno dei Clippers è Montrezl Harrell. Innanzitutto perché le sue parole a mezzo stampa non sono piaciute per niente a coach Doc Rivers, che il giorno dopo – secondo quanto riferito – lo ha ripreso davanti a tutti intimandogli di tenere certe questioni all’interno dello spogliatoio senza andare dai giornalisti. Quell’episodio si aggiunge al fatto che secondo alcuni l’umore di Harrell è fin troppo dettato dalle sue statistiche individuali piuttosto che dall’esito della partita, in particolare in un anno in cui il suo contratto è in scadenza ed è atteso a un’estate da protagonista sul mercato dei free agent. Una fonte comunque ha minimizzato queste voci, ammettendo che Harrell “fa le cose un po’ a modo suo” ma anche che “non è un egoista: tutto quello che fa è per la sua voglia di vincere”.

Perché non bisogna preoccuparsi per i Clippers

In ogni caso, bisogna comunque sottolineare come – al netto di tantissimi infortuni e questi supposti problemi di chimica nello spogliatoio – i Clippers stanno avendo grande successo in campo, specialmente con entrambe le stelle. Quando Leonard e George hanno giocato assieme i Clippers hanno un record di 14-4, un ritmo da 64 vittorie sulle 82 della canonica regular season, e anche con il solo Kawhi sono 26-8 (63 vittorie se parametrate sulle 82). Le recenti prestazioni di Leonard, poi, dovrebbero suggerire che quando il gioco si farà veramente duro e sarà necessario inserire le marce alte il numero 2 si farà trovare pronto, anche perché ai playoff non ci sono back-to-back e la campagna dello scorso anno con i Toronto Raptors è lì a testimoniare il livello a cui può ascendere l’MVP delle ultime Finals durante la primavera. Nello stesso articolo, poi, viene raccontato come l’atteggiamento stesso di Leonard stia migliorando nelle ultime settimane, aprendosi nei confronti dei compagni con cui è sempre più a suo agio (anche se il rapporto fuori dal campo è sempre stato ottimo tra i vari giocatori). Lui e Lou Williams, in particolare, hanno preso l’abitudine di osservare insieme i filmati delle partite, coinvolgendo anche tutti gli altri invece che lasciare lo studio dei video come compito individuale. “È lui a darci il tono” ha detto Doc Rivers. “Si è preso carico di quel ruolo e lo sta facendo in maniera splendida, dandoci il giusto tono di serietà negli allenamenti. Sta facendo tutto quello di cui abbiamo bisogno”. Sarà davvero la realtà o è un altro tentativo di “accomodare” la propria stella?

Beverley smentisce su Twitter: "Fake news"

L’articolo ha fatto piuttosto rumore sui social, tanto che anche Patrick Beverley – uno dei leader emotivi dello spogliatoio sin dallo scorso anno – ha tenuto a dire la sua, ritwittando l’articolo con un messaggio molto semplice: “Fake fake fake NEWS”. D’altronde lui è uno dei più accesi sostenitori di Leonard sin dal suo arrivo in estate (anche vantandosene con LeBron James), nonché uno del circolo ristretto insieme a George, Williams e Moe Harkless con cui Kawhi passa la maggior parte del tempo nei viaggi in aereo, giocando a carte (anche se Leonard non partecipa, sedendosi solo lì per rimanere in compagnia degli altri). Alla base di tutto, comunque, c’è una differenza di filosofia: Leonard ha già vinto il titolo due volte e per questo ha una prospettiva più a lungo termine, mentre gli altri che non ci sono neanche andati vicini o devono ancora affermarsi nella NBA prendono più seriamente ogni singola partita. Non tutti, insomma, possono permettersi di aspettare i playoff per giocare sul serio. Il vero test per questi Clippers, comunque, arriverà inevitabilmente quando si farà sul serio in primavera.

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