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NBA, LeBron James e il dono di una memoria fotografica da fenomeno: "Ricordo tutto"

NBA

"Non so se possa essere insegnata - dice - perché io l'ho sempre avuta, fin da ragazzino". Lo confermano i suoi compagni di squadra ai Lakers: "Il suo IQ è pazzesco", dice Avery Bradley. E Jason Kidd aggiunge: "È come se giocasse a velocità avanzata: vede le cose prima degli altri"

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Una benedizione e una maledizione, allo stesso tempo. Così LeBron James definisce quella che in tanti considerano una delle doti che più lo separa dal resto della competizione NBA: la sua memoria fotografica. “Mi ricordo tutto”, ammette il n°23 dei Lakers, e proprio per questo considera questo talento sia una benedizione che una maledizione. “Perché a volte vorrei dimenticare tutte le difficoltà che ho dovuto fronteggiare quando ero un ragazzino. Al tempo stesso so che doverle superare mi ha fatto diventare ciò che sono oggi, per cui penso che ricordarle mi sia servito”, riconosce. “È qualcosa che ho sempre avuto — ha raccontato James a Sports Illustrated — tanto che i già da ragazzino i miei amici si chiedevano come facessi a ricordarmi ogni giocata. Non ci pensavo neppure, al tempo, non sapevo neanche cosa volessero dire le parole memoria fotografica. È un dono che ho dalla nascita, sono stato fortunato”. Confermato da tutti i suoi compagni di squadra anche ai Lakers: “Conosce le tendenze di tutti i giocatori, anche l’ultimo in fondo alla panchina: sa se è mancino, se è un tiratore, se con lui è meglio passar sotto sui blocchi o se invece è bravo a penetrare. Studia il gioco, presta attenzione a tutto, ci guida e ci aiuta con la sua voce”. “Ci sono giochi che non riconosco — dice Avery Bradley — a volte guardo Danny [Green] per cercare di capire cosa stanno eseguendo gli avversari e arriva LeBron che ci spiega tutto. Il suo IQ è pazzesco”. E uno che — quando giocava — aveva un IQ altrettanto sviluppato è Jason Kidd, che oggi da assistente sulla panchina dei Lakers può ammirare da vicino il genio di LeBron: “Quando si parla di intelligenza cestistica si parla di avere sempre sotto controllo punteggio e tempo, conoscere al meglio i punti di forza dei tuoi compagni oltre che i tuoi. È come un film riprodotto però a velocità avanzata: LeBron gioca anticipando quello che succederà, perché lo capisce prima di chiunque altro”.

“Mind over body”: migliorare con l’età

LeBron James sa bene che, giunto a 35 anni, le sue doti fisiche (che a dire il vero sono ancora strabilianti) sono destinate via via a scemare — e per questo rimpiazzarle con una miglior comprensione del gioco è fondamentale. “Se fisicamente perdo un passo posso sempre migliorare mentalmente — dice — e una grande intelligenza cestistica ti permette di mascherare un eventuale calo fisico”. Dopo 15 anni nella lega, LeBron James ammette che alcuni meccanismi gli vengono ormai naturali: “Posso quasi chiudere gli occhi e sapere comunque dove saranno i miei compagni, in che zona del campo poterli trovare: leggere la situazione e reagire di conseguenza oggi mi è molto più facile. È qualcosa che puoi affinare con il tempo, certo, e l’esperienza aiuta, ma non sono certo che sia qualcosa che si possa insegnare: non lo so — ammette — anche perché io l’ho sempre avuta”.

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