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NBA, Pau Gasol: "Mi manca Kobe: la sua Mamba Mentality per reagire al coronavirus"

NBA

In una lunga lettera pubbicata sul sito "The Players' Tribune", il fuoriclasse catalano trova nell'esempio del suo ex compagno ai Lakers tutto quello di cui c'è bisogno per uscire non solo diversi e cambiati ma migliori dalla pandemia che sta bloccando il mondo intero. "Nessuno bravo come lui a reagire alle avversità: per Kobe ogni difficoltà era un'opportunità di crescita"

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Pau Gasol non è mai stato — né in campo, né fuori — il classico giocatore medio. Anzi, è sempre stato sopra la media, per talento e istruzione, per classe e intelligenza. Figlio di un medico (sua madre) e di un infermiere (suo padre) — particolare da lui sottolineato quando ha fatto sentire la sua voce nella battaglia per la parità di genere, raccontando di come spesso la gente desse per scontato ruoli invertiti tra i suoi genitori — anche solo per il suo background personale è uno degli atleti che vale la pena maggiormente stare a sentire. Lui stesso aveva iniziato gli studi di medicina, prima che la pallacanestro diventasse la sua vita e lo portasse da Barcellona agli Stati Uniti, per cui un’emergenza medico-sanitaria come quella che il mondo — e ora soprattutto la sua Spagna — sta vivendo non può averlo lasciato indifferente. Per questo, approfittando della piattaforma di The Players’ Tribune, il catalano ha vergato una bellissima lettera intitolata “Possiamo anche essere isolati, ma affrontiamo tutto questo assieme”. Una lettera lunga e in alcuni passaggi molto toccante, che inizia dalla realizzazione — quasi da un giorno all’altro — che il mondo è destinato a fermarsi: “Isolamento. Stato d’emergenza. Restrizioni agli spostamenti. Il mondo si è bloccato”, scrive il catalano. Un aspetto, in particolare, ha colpito Gasol: l’isolamento. Non solo quello fisico, il confinamento a casa, ma quello in cui “ognuno di noi è diventato il singolo abitante di una sua propria isola”, magari nascosto dietro a tv, smartphone e computer che dovrebbero assicurare relazioni.

Spagna e Stati Uniti, le sue due “patrie” sotto assedio

Un pensiero particolare Gasol ovviamente lo dedica al suo paese natale, la Spagna, e a quello che lo ha accolto giovanissimo e che ancora oggi lo ospita, gli Stati Uniti. In particolare il catalano sceglie un’immagine di Madrid a simbolo dell’orrore causato da questa pandemia: il palazzo del ghiaccio della capitale spagnolo (il Palacio de Hielo) tramutato in un obitorio, una camera mortuaria d’emergenza, per le vittime del Covid-19. “Pensate se succedesse con una delle nostre arene NBA”, suggerisce [e a Sacramento la vecchia ARCO Arena è nel frattempo diventata un ospedale improvvisato, ndr]. “Per me è diventato un simbolo terribile di questa crisi che stiamo vivendo: luoghi dove la gente dovrebbe divertirsi diventati invece posti di morte”.

Gli insegnamenti da trarre e la “Mamba Mentality”

Ma Pau Gasol è troppo intelligente per abbandonarsi a pensieri solo negativi: mette allora l’accento su tutto quanto di buono tanti atleti hanno già fatto (citando anche la conversazione in Instagram live di Steph Curry con l’immunologo della Casa Bianca) e sottolinea come sia necessario — per tutti — uscire da questa crisi non solo cambiati e diversi, ma migliori. E qui l’ispirazione a Gasol gliela fornisce un suo vecchio compagno: “Il modo in cui lui rispondeva alle avversità è una delle cose più incredibili che io abbia mai visto in vita mia. Lui vedeva ogni avversità come un possibile insegnamento e una opportunità di crescita. Quel compagno era Kobe Bryant — scrive Gasol, che poi ammette — e in questi giorni mi manca tantissimo, ma le cose che mi ha insegnato risuonano ancora più potenti nella mia testa e nel mio cuore. Abbiamo bisogno di questa mentalità ora. Possiamo non essere in controllo delle cose, ma abbiamo ancora delle scelte: il modo in cui risponderemo a questa pandemia definirà il posto nella storia di questo stesso momento. Ne usciremo uniti e grati di avercela fatto — o pieni di risentimento e divisi?

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