NBA, Miami Heat: il problema di Jimmy Butler? L'efficacia al di fuori dell'area
Nella positiva stagione degli Heat c’è un dato che preoccupa non poco Miami: l’efficacia dell’All-Star lontano da canestro - il peggiore dell’intera NBA tra quelli con almeno 200 conclusioni fuori dal pitturato. Un limite di cui lo stesso Butler si è reso conto soltanto in parte, come raccontano i numeri della sua stagione - eccezionale sotto altri punti di vista
Il dato statistico lascia davvero pochi dubbi: il 33.8% di percentuale effettiva raccolto da Jimmy Butler nelle conclusioni al di fuori del pitturato è il dato peggiore tra i 183 giocatori con almeno 200 tentativi in regular season. Una tendenza e una pessima abitudine che fa riflettere non solo lui, ma tutto lo staff tecnico degli Heat
Aaron Gordon, secondo in questa triste classifica, tira con una percentuale effettiva del 38.1% - prendendo molto più spesso conclusioni da tre punti e convertendole con maggiore efficacia. Un distacco enorme tra i primi due che rende bene l’idea dei problemi di resa di Butler in questo particolare tipo di situazioni
Un limite non soltanto suo: nella top-10 dei giocatori peggiori compaiono anche Russell Westbrook (40.3%) e Domantas Sabonis (42.5%), entrambi All-Star proprio come Butler lo scorso febbraio a Chicago
Cosa pesa sulla pessima resa di Butler? Prima di tutto il fatto che il n°22 degli Heat è tra i 12 giocatori con almeno 200 tiri da fuori ad averne tentati più dal mid-range che non con i piedi oltre l’arco. Un limite enorme, soprattutto quando si parla di efficacia
Non solo, la percentuale di Butler dal mid-range è disastrosa: 49/158, soltanto il 31%. I tentativi dunque sono tanti e spesso sbagliati, un mix letale per l’attacco di Miami
Perché Butler tira così tanto dal mid-range? Perché quest’anno le conclusioni dalla lunga distanza non vogliono saperne di finire sul fondo della retina. Mai, come dimostra il misero 24.8% raccolto. In oltre 60 partite di regular season, Butler ha segnato complessivamente 29 tiri dalla lunga distanza. Una quantità irrisoria, soprattutto nella NBA del 2020
Una tendenza che diventa ancora più evidenti nelle situazioni “clutch” - quelle calcolate a parte dalla NBA e che tengono conto delle conclusioni arrivate negli ultimi 5 minuti di partita quando la distanza tra le due squadre è inferiore ai 5 punti di scarto. In quei casi Butler tira con il 30.8% reale - il peggiore tra i 71 giocatori ad aver tentato almeno 30 tiri in situazioni del genere
Miami però in questi mesi di regular season ha continuato ad affidarsi a lui: Butler, al pari di LaVine, è il giocatore ad aver tentato più conclusioni nell’ultimo minuto di quarto periodo e overtime (15) in cui si poteva pareggiare o superare l’avversario. Soltanto una di quelle conclusioni ha trovato il fondo della retina - inutile calcolare la percentuale, rende già bene l'idea così
Difetti e mancanze di cui si è reso conto anche lo stesso Butler: il 38% dei tentativi fuori dal pitturato infatti rappresenta la percentuale minore mai raccolta in carriera, quando di solito ricorreva molto più spesso a questo tipo di soluzioni
Il 55.8% di conclusioni a segno in area infatti rappresentano una percentuale in piena media con quella degli altri giocatori NBA, con vette di efficienza che riguardano ad esempio i punti in transizione (1.4 per possesso, secondo dietro il solo John Collins di Atlanta)
Un altro indicatore importante della sua evoluzione è la capacità di conquistare tiri liberi: sono 9.1 di media a partita, ben 67.9 per ogni 100 conclusioni dal campo - un tasso secondo soltanto a quello di Rudy Gobert tra i giocatori con almeno 300 tiri a referto. Lo scorso anno il dato del n°22 degli Heat era un misero 40.4 - un balzo in avanti che non ha eguali negli ultimi due anni. Il modo migliore per rendere più efficace la propria produzione offensiva
Ci sono dunque anche indicazioni confortanti nella resa di Butler in questa stagione, per un giocatore in grado di fare tante cose utili sul parquet (92 palle rubate a fronte di 74 falli commessi in tutta la regular season, per dirne una). Un talento insomma con grandi doti, a cui evitare di affidare il tiro della vittoria dagli otto metri di distanza dal canestro, ma a cui chiedere all'occorrenza di tenere a bada il miglior giocatore avversario senza ridurre la sua produzione offensiva