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NBA, tra cause in tribunale e accuse, guai in vista per Zion Williamson

NBA
©Getty

Ritrovatosi nel mezzo di una "guerra" tra la ex (Prime Sports) e l'attuale (CAA) agenzia di marketing, la matricola dei Pelicans (e la sua famiglia) viene accusato di aver incassato benefit e pagamenti da persone collegate a Duke, Nike e adidas. Ma c'è più di un dubbio sulla credibilità degli accusatori

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Nubi scure all’orizzonte per Zion Williamson, la baby superstar dei New Orleans Pelicans primissima scelta all’ultimo Draft in uscita da Duke University. In maglia Blue Devils Williamson ha giocato soltanto una stagione, e — stando alle accuse mosse dagli avvocati della sua ex agenzia marketing nei confronti del giocatore e della sua famiglia — non lo avrebbe fatto esattamente gratis, come imposto dai regolamenti NCAA che vietano ogni tipo di compenso monetario agli atleti di college e/o ai loro parenti. A lanciare le pesanti accuse è l’ex persona incaricata di gestire le operazioni di marketing legate al talento di Duke, Gina Ford, che a giugno scorso ha visto il rookie dei Pelicans mettere fine al rapporto con la propria agenzia (Prime Sports) per affidarsi invece alla consulenza di CAA (Creative Artists Agency), quotatissima agenzia di base a Los Angeles. Tra le due parti è in atto una guerra a colpi di citazioni in tribunale: Williamson ha portato in giudizio Prime Sports nel momento in cui si è accorto che l’agenzia non era riconosciuta né dall’associazione giocatori NBA né dagli Stati del North Carolina e della Florida, dove Gina Ford non risultava essere iscritta a nessun albo che le potesse fornire il diritto di rappresentanza di un atleta. Per contro, Ford e Prime Sports non solo accusano CAA di essersi inserita slealmente nel rapporto di fiducia col proprio (ex) cliente, manovra per cui chiedono un risarcimento di 100 milioni di dollari, ma cosa ben più grave hanno pubblicamente chiesto che la star di New Orleans, così come i suoi genitori, ammettano davanti a un giudice — e quindi sotto giuramento — di aver accettato benefit e pagamenti illegali tanto da persone collegate al programma cestistico di Duke che da aziende come Nike e adidas. In particolare, Lee Anderson — il padre del compagno di Nicolò Melli ai Pelicans — avrebbe espressamente richiesto ai college interessati ai servizi del figlio (Kansas e non solo) “soldi, un posto di lavoro per sé, case e appartamenti per la famiglia”. Le accuse che coinvolgono invece Nike — di aver pagato 35.000 dollari alla famiglia di Williamson quand’era ancora al liceo — arrivano invece da un avvocato, Michael Avenatti, conosciuto per aver rappresentato in passato diverse celebrità ma famoso anche perché su di lui pesa una possibile condanna fino a 42 anni di prigione per aver cercato di estorcere proprio a Nike 25 milioni di dollari minacciando di divulgare informazioni scottanti in suo possesso.