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NBA, Doc Rivers e la folle rivelazione su Sterling: "Non voleva Redick perché era bianco"

NBA
©Getty

Escluso dalla NBA nel 2014 per le sue posizioni discriminatorie e razziste, l'ex proprietario dei Clippers Donald Sterling torna al centro dell'attenzione per le parole del suo ex allenatore Doc Rivers: "Non voleva giocatori bianchi in squadra"

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Le storie su Donald Sterling, l’ex proprietario dei Clippers escluso dalla NBA nell’aprile 2014 in seguito ad alcuni commenti razziali e discriminatori, non smettono mai di stupire ma quella raccontata da Doc Rivers ai microfoni di Ernie Johnson durante lo show online #NBATogether è ai limiti del reale. Nell’estate del 2013 — racconta Rivers — Redick era vicinissimo a firmare con i Minnesota Timberwolves: “Lo convinsi a ripensarci. ‘Vieni a giocare per me. Vieni a giocare ai Clippers, con Chris Paul, DJ [DeAndre Jordan], Blake Griffin, è una squadra perfetta per te’. Incasso il suo sì, il contratto è pronto e la firma è imminente. Salto sul primo volo per Orlando, per tornare a casa, quando mi chiama Andy Roeser [ex presidente dei Clippers, ndr] e mi dice che l’accordo è saltato. La motivazione? Donald Sterling non vuole giocatori bianchi in squadra”. Qui l’incredulità di Rivers tocca il suo punto massimo: “Scusa?!?”. L’allenatore di L.A. ricorda di aver ricevuto la telefonata nel garage dell’aeroporto di Orlando, seguita da quelle immediate dell’allenatore di Duke (e di Redick) Mike Krzyzewski e dell’agente del giocatore, che mi urlava contro inferocito”. A Rivers non resta che chiamare direttamente Sterling e sentire dal diretto interessato cosa stava succedendo: “Oh, abbiamo avuto una bella discussione”, ricorda l’allenatore dei Clippers, al tempo sulla panchina di L.A. da soli tre settimane. “Alla fine gli dico: ‘Allora me ne vado’. ‘Tu non vai da nessuna parte’, la sua replica. Ma io insisto e gli dico che così mollo il posto: non posso permettere che Sterling mi rovini la reputazione. La mia posizione è chiara: non allenerò un giorno di più se l’accordo con Redick non viene confermato. Vado a casa a Orlando e mi ricordo dire a mia moglie Kris: ‘Credo di non aver più un lavoro’. Poi ho chiamato il mio agente: ‘Credo mi licenzieranno, o comunque mollo io’. Ma tre ore dopo Roeser mi richiama per dirmi che l’accordo è fatto, Redick è ai Clippers con la benedizione di Sterling. Non mi ha detto il perché di questo repentino cambio di idea, ma da quel preciso momento sapevo di essere nei guai, a lavorare per uno come Sterling”. 

Il racconto di JJ Redick

Un racconto ai limiti del reale che però trova la conferma del diretto interessato, JJ Redick, che su Twitter commenta le parole del suo ex allenatore avallando ogni affermazione: “Il martedì raggiungemmo l’accordo a Los Angeles. Io tornai a Austin [in Texas]. Mi chiamo Doc alle sei di sera il 4 luglio, dicendomi: ‘Ti conviene voler giocare con me’. Non avevo idea di cosa volesse dire. Provai a chiamare il mio agente ma per 48 ore non ottenni nessuna risposta. Poi finalmente sabato mi arriva la chiamata di Arn [Tellem] e mi spiega tutto quello che è successo”.

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