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Donald Trump- Twitter, presidente USA minaccia di dire addio: la risposta di Steve Kerr

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©Getty

Il presidente degli Stati Uniti, uno dei più influenti e assidui frequentatori dei social network tra le personalità politiche di rilievo e non solo, ha lanciato una sfida e iniziato una battaglia personale contro Twitter - tanto da indurlo a modificare le leggi USA e minacciare la chiusura del suo account, scatenando l’ilarità dell’allenatore dei Golden State Warriors

Tra la NBA e Donald Trump non è mai corso buon sangue e le polemiche delle ultime settimane riguardo la gestione dell’emergenza coronavirus, la diffusione di fake news, la violenza della polizia in strada e le elezioni del prossimo autunno ormai alle porte non hanno fatto altro che acuire uno scontro malcelato da entrambe le parti. In una situazione drammatica a livello sanitario, economico e sociale per gli Stati Uniti, la preoccupazione principale del presidente degli Stati Uniti al momento è un’altra: Twitter, il social network grazie al quale Trump comunica al mondo letteralmente ogni suo stato d’animo (inizia dalla mattina alle 6 guardando Fox News, fino alla serata dopo cena quando fa il resoconto delle sfide che i suoi “avversari” gli hanno lanciato nel corso della giornata). Una diatriba scatenata dalla decisione da parte dei gestori del social network di introdurre una nuova funzionalità: una segnalazione da inserire ben visibile agli utenti all’interno dei tweet che, secondo il giudizio di chi regola la pubblicazione su Twitter, contiene delle notizie vera. Un primo passo insomma per cercare di moderare la diffusione delle “Fake News” urlate e propagandate ormai da tempo dallo stesso Trump. Peccato che a finire sotto la lente di ingrandimento di Twitter sia finito proprio un cinguettio del presidente USA: “Non c’è modo affinché le elezioni effettuate tramite posta non siano fraudolente e non presentino delle schede segnate in maniera illegale, rubando dalle caselle di posta” e ipotizzando poi altri potenziali reati. Un messaggio bollato da Twitter come falso, tanto da aggiungere un punto esclamativo sul quale cliccare per “conoscere i fatti riguardo le votazioni tramite posta”. Una provocazione che Trump non ha digerito.

Il messaggio "incriminato" con tanto di didascalia e segnalazione da parte di Twitter

L’ordine esecutivo contro i social network e la minaccia di abbandonare Twitter

Il voto via posta infatti è uno dei principali argomenti di discussione nel dibattito politico americano: con le elezioni di novembre infatti, in molti hanno proposto di far ricorso a quel tipo di votazione per evitare assembramenti e file ai seggi elettorali - evitando una mobilitazione così imponente e resa problematica a causa della diffusione del coronavirus. Interferire su un argomento del genere per Trump è quindi un modo per influenzare le elezioni politiche: “Twitter dice che le mie parole sulla corruzione legata al voto via posta sono non corrette, basandosi su studi e fact-checking fatto dalla CNN e da “Amazon” Washington Post [Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, è proprietario di entrambe] Questo vuol dire aver rinunciato alla libertà di opinione e non permetterò che accada”. Una minaccia a cui hanno fatto seguito anche delle azioni legislative: il presidente USA ha firmato un ordine esecutivo con l’obiettivo di ridurre la protezione di cui godono i social network (e non solo loro) rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti sulle loro piattaforme. Secondo quelle che è sono state definite: “Le 26 parole che hanno cambiato Internet”, a differenza dei giornali che rispondo in maniera diretta di ciò che viene scritto sui loro siti, i social network non sono responsabili legalmente dei contenuti che gli utenti postano. Secondo Trump quindi non possono arrogarsi il diritto di decidere cosa si può o non si può dire, altrimenti se così fosse dovrebbero essere trattati alla stregua dei giornali. Un dibattito che il presidente degli Stati Uniti ha scelto di portare avanti a modo suo: attaccando Twitter via Twitter - senza riceve alcun tipo di censura, tra l’altro - e minacciando più volte di chiudere il suo account. Parole che hanno scatenato le risate di Steve Kerr, spesso in rotta e in conflitto personale con Trump, che ha risposto ridendo di gusto di fronte all’ennesima esternazione sopra le righe.

L’ultimo terreno di scontro: le parole “violente” sul caso George Floyd

Negli Stati Uniti messi a ferro e fuoco dalle rivolte degli afroamericani e delle minoranze in genere, a far discutere è soprattutto l’uccisione di George Floyd - soffocato durante l’arresto dalla polizia di Minneapolis, di fronte allo sguardo incredulo e alle telecamere dei cellulari che hanno diffuso quelle immagini di crudezza inaudita. Un fronte caldo quello delle discriminazioni razziali, soprattutto in vista del voto di novembre. Trump dunque è intervenuto e ha commentato anche quello via Twitter, chiedendo che si faccia subito chiarezza, che si puniscano i colpevoli, ma minacciando al tempo stesso tutte le persone scese in strada a protestare. A Minneapolis la situazione infatti ha rischiato più volte di sfuggire al controllo delle autorità, con saccheggi, incendi e scontri che hanno portato all’uccisione di due uomini coinvolti nelle proteste. Parole dure che Twitter ha deciso di segnalare con un avviso: “Questo Tweet ha violato le Regole di Twitter sull'esaltazione della violenza. Tuttavia, abbiamo deciso di non oscurarlo poiché potrebbe essere di pubblico interesse”. Chi scorre quindi lungo il (popolato) feed e sulla bacheca del presidente Trump, trova questo avviso, correlato da uno “Scopri di più” e soltanto cliccandoci sopra può visualizzare il messaggio in cui si promette l’invio dell’esercito nelle strade del Minnesota. Un altro modo per filtrare i messaggi ritenuti dalla piattaforma come pericolosi, il nuovo fronte di uno scontro che molto probabilmente non finirà qui. E che potrebbe in futuro continuare a fare ridere di gusto non solo Steve Kerr.

Il messaggio che appare sul profilo personale di Donald Trump in corrispondenza del messaggio riguardo le proteste a seguito della morte di George Floyd, riportato di sotto

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