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NBA, futuro incerto a Golden State ma Iguodala e il nuovo calendario vengono in soccorso

NBA
©Getty

Gli effetti economici del lungo stop dovuto alla pandemia si faranno sentire sulla lega e sulle 30 franchigie: a San Francisco, però, la proprietà sembra intenzionata a continuare a spendere e un assist importante che potrebbe favorire gli Warriors arriva da un ex come Andre Iguodala 

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Una delle otto squadre NBA che non entrerà nella bolla e per cui la stagione è già terminata sono i Golden State Warriors, vincenti in solo 15 delle 65 partite disputate quest’anno. Una squadra però che — con a roster Steph Curry, Klay Thompson, Draymond Green e Andrew Wiggins — non nasconde di voler tornare super competitiva già a partire dalla prossima stagione. Pandemia — e conseguenze (soprattutto economiche) — permettendo. Il caso degli Warriors è particolarmente interessante. In casa Golden State — realtà vincente in una delle metropoli più ricche d’America — hanno calcolato che di soli introiti mancati per le 7 gare interne di stagione regolare che non verranno disputate verranno a mancare dalle casse della società 25 milioni di dollari. In più il Chase Center è di totale proprietà degli Warriors, che come società avrebbe guadagnato anche da tutti gli eventi (dai concerti ad altri tipi di show) previsti nella nuova arena di Mission Bay — tutti invece annullati. A questo va a sommarsi la situazione generale della lega: il calo negli introiti generali viene pronosticato attorno al miliardo di dollari, ed è proprio sul totale degli introiti (BRI, Basketball Related Income) che ogni anno si calcolano salary cap e soglia per la tassa di lusso. Se si usasse la formula normale, la forte contrazione nelle entrate generata dal lungo stop impatterebbe quindi su entrambi questi valori: il cap potrebbe essere fissato attorno ai 99 milioni di dollari (invece dei 109 attuali e dei 115 previsti inizialmente per il 2020-21) e la soglia per la luxury tax sarebbe a “soli” 119.3 milioni (contro i 132 attuali, dato pronosticato in aumento a 139 per l’anno prossimo). Una riduzione così drastica nelle capacità di spesa e di movimento sul mercato non può essere sopportata dalle squadre, che si troverebbero troppo esposte oltre al cap e soggette a esorbitanti tasse di lusso, e per questo la lega e l’associazione giocatori stanno pensando — visto le circostanze eccezionali — a un congelamento di questi valori. Ma in casa Warriors, in tutta questa situazione all’apparenza difficile e complicata, sono arrivate anche buone notizie.

L’ultimo assist di Iguodala per la prossima free agency

Una in particolare riguarda la trade exception (del valore di 17.2 milioni di dollari) relativa alla cessione di Andre Iguodala effettuata da Golden State a Memphis. Inizialmente la data entro la quale usufruire dell’eccezione (e spendere quindi gli oltre 17 milioni a disposizione) era quella del 7 luglio. Con il nuovo calendario, tale data è stata posticipata al 25 ottobre. Cosa vuol dire? Vuol dire che gli Warriors — certi di avere una delle prime cinque chiamate al Draft 2020 che si svolgerà il 15 ottobre, e con il mercato della free agency che prende il via il 18 ottobre — potranno utilizzare sia il loro pick al Draft che la trade exception guadagnata dalla cessione di Iguodala per muoversi aggressivamente sul mercato entro il 25 ottobre. E le voci che arrivano da San Francisco parlano di una proprietà che — nonostante l’annata infausta appena conclusa — resta determinata a puntare sul tutto-e-subito anche a costo di spendere cifre importanti, per massimizzare la finestra temporale legata ai vari Curry (32 anni), Green e Thompson (entrambi trentenni).

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