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NBA, LeBron e Trump di nuovo ai ferri corti: "Chi se ne frega se non ci guarda in tv"

NBA
©Getty

Dopo le parole del presidente USA, che aveva definito come "vergognosa" la scelta dei giocatori NBA di inginocchiarsi all'inno, la sua reazione - "Ho spento la tv" - non tocca minimamente la superstar dei Lakers: "Il basket NBA andrà avanti anche senza di lui"

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Come previsto il gesto di giocatori e allenatori NBA (con pochissime eccezioni) di inginocchiarsi durante l’inno nazionale non è piaciuto al presidente USA Donal Trump. “L’ho trovato un comportamento vergognosoha tuonato l’inquilino della Casa Bianca — che non intendo accettare. La mia reazione, e sono certo anche quella di tanti altri, è stata di spegnere la tv. Abbiamo lavorato al fianco della NBA, li ho aiutati a riaprire dopo la pandemia e questa è la loro risposta: se è così, ho zero interesse verso questo sport”, ha concluso Trump. Un’opinione che ha lasciato indifferente il leader dei Los Angeles Lakers LeBron James, non nuovo a qualche polemica a distanza con il n°1 degli Stati Uniti. “Non credo che alla comunità dei tifosi NBA interessi qualcosa se Trump non guarderà le nostre partite.  Penso di poter parlare a nome di tutti quelli che amano questo gioco: non ce ne può fregare di meno, il basket NBA andrà avanti anche senza di lui”, le parole con cui il n°23 dei Lakers ha liquidato la posizione del presidente USA.

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Non è la prima volta che James e Trump si ritrovano (pubblicamente) su posizioni opposte: già in passato la superstar di L.A. aveva fatto riferimento a lui chiamandolo “il cosiddetto presidente” e arrivando anche a definirlo (su Twitter, tre anni fa) “un poveraccio”. Il tentativo portato avanti da Trump di associare all’inginocchiarsi durante l’inno un sentimento anti-patriottico, di spregio alla bandiera USA e a tutto quello che rappresenta, è qualcosa che James non accetta: “Ricordo le parole di Colin Kaepernick, relative al suo gesto: ha spiegato da subito che non ha nulla a che fare con la bandiera o con il ruolo dei nostri soldati nel mondo, uomini e donne che proteggono la libertà del nostro Paese. Lo ha spiegato fin dal primo giorno chiaramente, ma in tanti non hanno voluto ascoltarlo. Io l’ho fatto”, ha concluso LeBron, che con il suo ultimo progetto — “More than a vote” — vuole spostare l'attenzione sulle prossime elezioni politiche USA con un obiettivo ben preciso: allontanare Donald Trump dalla Casa Bianca.

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Controverse anche le parole di Trump sulla reazione del popolo americano alle posizioni NBA: “Come ho fatto io, tanti americani hanno spento la tv, e infatti i rating delle partite di basket sono in picchiata”, ha affermato il presidente USA, prima di aggiungere: “Dobbiamo proteggere la nostra bandiera, io lo farò fino alla fine, anche a costo di perdere le elezioni, ma so che tanta gente è d’accordo con me”. Tanta però anche con la NBA e con lo spettacolo offerto dalla lega più bella del mondo, visto che i rating televisivi in realtà hanno fatto registrare un grande aumento alla ripresa del campionato: la opening night trasmessa su TNT — con la sfida tra Jazz e Pelicans seguita dal derby di Los Angeles, Lakers vs. Clippers — ha visto un’impennata del 109% rispetto a una gara media della stagione in corso ma anche il derby texano tra Houston e Dallas andato in onda su ESPN ha fatto registrare un ottimo +15%.

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