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NBA, Wenyen Gabriel e la bella storia di un portafoglio perso e poi ritrovato

LA STORIA
©Getty
PORTLAND, OR - FEBRUARY 25: Wenyen Gabriel #35 of the Portland Trail Blazers smiles during a game against the Boston Celtics on February 25, 2020 at the Moda Center Arena in Portland, Oregon. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2020 NBAE (Photo by Sam Forencich/NBAE via Getty Images)

Jon Barnard, professione autista di Uber, ha voluto rendere pubblica la storia che ha visto protagonista l’ala di riserva dei Blazers, autore di un gesto bellissimo (“e gratuito, senza ricerca di pubblicità”) per ricompensare l’onestà dello stesso Barnard

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Non è una storia recentissima, ma una volta diventata di dominio pubblico merita di essere raccontata. Perché si può essere campioni anche giocando meno di 10 minuti a sera e segnando 2 punti a partita. È il caso di Wenyen Gabriel, ala dei Portland Trail Blazers che coach Stotts ha messo campo anche in questi playoff ma che prima ancora di entrare nella bolla di Orlando si è reso protagonista di un gesto bellissimo. Accade infatti che dopo aver prenotato ed effettuato una corsa con Uber, l’ex giocatore di Kentucky lasci inavvertitamente il proprio portafoglio all’interno dell’auto: “Mi ricordo quella corsa: di solito non parlo con gli autisti ma in quel caso mi era sembrata una persona davvero genuina, ho il ricordo di una bella conversazione”. Ricordo rovinato dalla disattenzione al momento di scendere, arrivato a casa, disattenzione a cui Gabriel non riesce a rimediare: “Ho provato a contattare Uber e a rintracciare l’autista, ma senza successo. Quella sera avevamo una partita, il pomeriggio di solito faccio un pisolino ma quel giorno non riuscii a dormire”, ricorda l’ala dei Blazers.

Che però — ignaro di tutto — non fa i conti con l’onestà di Jon Barnard, che trova il portafoglio nella sua auto e avendo accompagnato a casa il giocatore di Portland sa dove poterlo rintracciare: “È venuto a casa per riportarmelo — racconta Gabriel — e per arrivare alla mia porta occorre salire alcune scale: è una persona con una percentuale di disabilità [per via di un artrosi che lo ha colpito dopo una carriera da sportivo nella corsa e nel basket, sia al liceo che al college, ndr], per cui quando si è presentato alla porta aveva il respiro affannoso, di chi aveva faticato non poco ad arrivare fin lì”. In mano il portafoglio del giocatore, da cui Gabriel estrae immediatamente una banconota da 100 dollari per ricompensare almeno in parte Barnard.

2.500 dollari e la pandemia fa meno paura

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Ma poi — con metà marzo — la pandemia legata al Covid-19 colpisce anche gli Stati Uniti in maniera sempre più violenta, e Gabriel non riesce a togliersi dalla testa il ricordo di Barnard. “Sapevo che si trattava di una persona a rischio, per via del lavoro che faceva e della sua salute. Ho pensato fosse meglio se non avesse dovuto  guidare tutto il giorno”. Per questo — senza dirlo a nessuno, senza cercare nessuna pubblicità al gesto — Gabriel deposita 2.500 dollari sul conto di Barnard: “Il suo regalo mi ha permesso di non lavorare durante la pandemia, e in questi tempi difficili credo che un gesto come quello di Gabriel meriti attenzione. Anche perché non è una superstar super pagata, eppure non ha esitato ad aiutarmi lo stesso. Da oggi in avanti sarò sempre un grande fan del n°35”. E da oggi, forse, non solo lui.

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