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NBA, Steve Nash si presenta: "Mi sono proposto io ai Brooklyn Nets"

PAROLE

Steve Nash ha vissuto il suo primo giorno da allenatore dei Brooklyn Nets affrontando la conferenza stampa di introduzione: "Mi sono proposto io quest’estate, era il momento e la squadra giusta per diventare allenatore. So di aver saltato la fila, ma ho esperienze che altri non possono avere. Sono amico di Kevin Durant, è una persona curiosa oltre che un talento storico. Kyrie Irving? Uno dei miei giocatori preferiti di sempre"

Ci vorrà ancora un po’ di tempo per abituarsi a pensare a Steve Nash come un allenatore di basket e non più come uno dei più grandi playmaker nella storia del gioco. Ma la notizia che ha colto tutti di sorpresa è diventata realtà e il canadese si è presentato alla stampa come nuovo capo-allenatore dei Brooklyn Nets. In una conferenza stampa inevitabilmente virtuale registrata dal campo di allenamento della squadra, l’ex Suns ha rivelato come ha preso la decisione di diventare allenatore: “Sono stato io quest’estate a propormi a Sean Marks, con cui ho un rapporto ormai da vent’anni” ha spiegato. “Pensavo che il momento fosse giusto e la squadra fosse quella giusta per fare il salto e diventare allenatore. È una cosa che ho sempre rimandato, ma in questi anni non ho mai smesso di parlare, ascoltare e prendere appunti, creando nella mia testa il modo in cui avrei voluto allenare, sfruttando una vita intera di ricerca all’interno di questo sport. È un’opportunità unica perché si tratta di un roster unico e un’organizzazione unica: sono in un momento incredibile nella loro storia e penso di poter dare qualcosa con le mie qualità, creando un ambiente in cui è divertente allenarsi e giocare".

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Una delle domande più spinose arrivate a Nash riguarda “l’accusa” di alcuni secondo la quale ha saltato la fila, prendendosi la panchina più ricercata dell’intera NBA pur non avendo esperienza pregressa. “Onestamente sì, ammetto di aver saltato la fila” ha detto con grande onestà. “Ma penso anche di possedere esperienze che altri non possono avere. Guidare per quasi due decenni una franchigia NBA è un’esperienza unica. Anche se non ho imparato alcuni aspetti tecnici che mi serviranno per fare l’allenatore, non sono mai stato troppo lontano da quella parte del gioco. Non ero chiuso in una bolla. Essere il capo di una squadra, prendere decisioni al volo, guidare personalità diverse e unire varie anime, collaborare con gli altri sono cose che ho imparato nella mia carriera e torneranno utili. Non ho faticato per anni come altri assistenti, ma c’è una lunga serie di leader che sono passati direttamente in panchina anche con grande successo, basti pensare a Steve Kerr. Spero di dare qualcosa di utile collaborando con uno staff con grande esperienza, ma non inizia e non finisce tutto con me”.

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Inevitabili anche le domande sui due giocatori cardine della squadra, Kevin Durant e Kyrie Irving. Due che Nash ha affrontato in campo e con i quali ha già creato un rapporto personale — tanto da dire “Kevin è mio amico” — ben prima di pensare di diventare allenatore: “Kevin e io ci conosciamo da quando giocavo, ci ha fatti incontrare l’assistente dei Nets Adam Herrington. Abbiamo lavorato assieme sia in estate che poi a Golden State. Siamo in contatto, ma non ho chiesto a lui consigli prima di propormi a Marks, ci siamo sentiti solo dopo. È un privilegio poter lavorare con uno dei migliori giocatori di sempre, uno che è estremamente allenabile e curioso. Kevin è sempre alla ricerca di qualcosa, fa tante domande, non ha paura di chiedere una mano o l’opinione di un altro. Il tutto unito a un’incredibile voglia di lavorare, di vincere e un talento storico”.

 

Anche per Irving ci sono solamente parole di elogio, mettendolo già al livello dei più grandi: “Kyrie è uno dei miei giocatori preferiti di sempre. È incredibile: le sue abilità con la palla in mano sono al livello dei migliori di sempre, è creativo e ha grande voglia di vincere — allenarlo per me sarà un piacere. Il nostro rapporto risale al suo anno da rookie, poi siamo rimasti in contatto e ci siamo allenati insieme qualche estate. Non vedo l’ora di poter lavorare con lui e di conoscerlo ancora meglio perché è una persona incredibile. Ammiro quello che ha fatto per la WNBA e la giustizia sociale, è una persona molto profonda”.

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Proprio mettere quei due nelle migliori condizioni per avere successo sarà alla base del suo lavoro: “Come per ogni squadra che vuole vincere, tutto comincia con la difesa — tanto in transizione quanto a metà campo. In attacco invece è troppo presto per dire quale stile avremo o se questi Nets potranno ispirarsi a qualcuna delle squadre che ho avuto in carriera: di sicuro dovremo fare in modo che Kevin e Kyrie siano nelle migliori condizioni per esprimere il loro talento, rendendo difficile marcarli per le altre squadre. Per il resto ho bisogno di conoscere bene tutti i giocatori a disposizione prima di dire altro: è anche il bello di questo lavoro e non vedo l’ora di iniziare”.

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