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NBA, Stan Van Gundy torna ad allenare: "Zion giocatore unico, non smetterò di twittare"

PAROLE
©Getty

Dopo la notizia del suo ritorno in panchina come allenatore dei New Orleans Pelicans, Stan Van Gundy ha parlato con Bleacher Report: "Zion Williamson non ha paragoni nella storia, ed è molto altruista. Ci sono nove giocatori sotto i 25 anni, ma anche veterani pronti subito: è l'unica squadra a cui mi sono interessato"

Quando nel 2014 Stan Van Gundy ha accettato il posto di allenatore e capo della dirigenza dei Detroit Pistons, disse che quella sarebbe potuta essere la sua ultima esperienza in NBA. E così sembrava che potesse essere dopo la fine della sua esperienza in Michigan nel 2018, dopo la quale si è dedicato soprattutto alla famiglia e, più recentemente, al commento televisivo delle partite NBA per TNT. Ed è proprio nel contesto della bolla di Orlando che a SVG è tornata la voglia di allenare: “Nella bolla non c’era molto altro da fare, visto che non gioco a golf” ha raccontato a Sean Highkin di Bleacher Report. “Perciò quando non c’erano partite, stavo in camera a guardare quello che era successo e a prendere appunti. Questo ha aumentato il mio interesse a tornare, anche se in realtà ho sempre avuto il desiderio di allenare ancora nella giusta situazione. Non è che stessi cercando di inserirmi per ogni posto libero disponibile, non ho chiamato il mio agente cercando un lavoro. Ma questa situazione mi sembrava buona per entrambe le parti, perciò valeva la pena esplorarla. Avrei potuto continuare a fare il commentatore per il resto della mia vita lavorativa e mi sarei sentito felicissimo, ma sotto sotto sapevo di essere sempre un allenatore”.

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Van Gundy ha cominciato a parlare con il capo della dirigenza dei Pelicans David Griffin una volta uscito dalla bolla di Orlando, incontrando lui e i suoi assistenti Trajan Langdon e Swin Cash per tre volte, fino all’offerta di lavoro accettata ieri. “Ci sono nove giocatori sotto i 25 anni, perciò talento giovane ce n’è” ha detto Van Gundy, facendo il punto sulla sua nuova squadra. “Allo stesso tempo ci sono veterani ancora produttivi e di grande carattere: Jrue Holiday, JJ Redick, Derrick Favors, E'Twaun Moore. Perciò l’equilibrio è buono, c’è di che essere eccitati per questa squadra. Ovviamente la strada è lunga: hanno chiuso al 13° posto a Ovest, perciò non è che sono andati vicini ai playoff. Ma il talento c’è”. E se si parla di talento, nessuno ne possiede più di Zion Williamson, un giocatore destinato a diventare il volto della lega se la salute lo sosterrà: “Non credo che nessuno abbia mai allenato un giocatore del genere, è assolutamente unico. La sua combinazione di stazza, velocità e potenza esplosiva deve ancora raggiungere il suo apice. Viene paragonato a LeBron James o a Charles Barkley, ma non è proprio come loro. LeBron è uno che porta palla, Barkley ci va più vicino per la stazza e la capacità di salto, ma quello che bisogna sottolineare di Zion è anche il primo passo incredibilmente veloce e l’altruismo del suo gioco. Prende decisioni veloci, la palla lascia le sue mani rapidamente, perciò anche gli altri apprezzano giocare con lui. Non è uno che ferma la palla”.

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A differenza di Detroit Van Gundy non avrà responsabilità nella dirigenza, cosa che accetta con entusiasmo per potersi concentrare solamente sul lavoro di allenatore e di sviluppo dei giovani. Ma la notizia della sua assunzione ha provocato immediatamente un pensiero agli oltre 120.000 followers che lo seguono su Twitter: ora che ha un ruolo ufficiale, non smetterà di twittare sui temi sociali e politici come fatto fino a questo momento? “Una volta uscito dalla bolla avevo un sacco di tempo a disposizione, perciò mi sono impegnato molto su temi politici. Ora ne avrò di meno, perciò twitterò di meno. E quando rappresenti un’organizzazione, bisogna rendersi conto che si parla anche per conto di qualcun altro. Perciò bisogna rimanere fedeli a ciò che si crede, ma anche adattare il proprio tono di voce. Nessuno mi ha detto ‘Devi smettere di twittare’, ma so che ogni tanto posso essere un po’ troppo… duro, immagino? Perciò dovrò stare più attento”.

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