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NBA, Zaza Pachulia torna a parlare del 2017: "Scrissi a Kawhi Leonard, non fu volontario"

PAROLE

Il lungo dei Golden State Warriors è tornato a raccontare la sua versione del famoso incidente con Kawhi Leonard nelle finali di conference del 2017: "Quante volte è successa una cosa del genere, prima e dopo? Tantissime. Specialmente ora che si tira così tanto da tre. Mi sentì male per lui, gli scrissi ma non mi rispose" ha detto in un podcast

I Golden State Warriors del 2016-17 sono passati alla storia come una delle squadre più dominanti di sempre, capaci di chiudere i playoff con un record di 16-1. La storia forse sarebbe potuta andare diversamente se non fosse accaduto un colpo di scena che ancora oggi fa discutere: con i San Antonio Spurs sopra di 25 punti nel terzo quarto di gara-1 delle finali di conference, il piede di Zaza Pachulia finì sotto quello di Kawhi Leonard su un tiro da tre punti, provocando la distorsione alla caviglia del numero 2 degli nero-argento, fuori per il resto della serie finita 4-0 per gli Warriors. Un episodio estremamente controverso sul quale anche a distanza di anni gli viene chiesta la sua opinione: “Parliamone seriamente: quante volte è successa quella situazione, prima e dopo quell’episodio? Tantissime!” ha detto nel podcast Runnin’ Plays. “Fa parte del gioco, specialmente ora che si tira così tanto da tre punti. Questo significa ovviamente che uno degli schemi difensivi vuole togliere i tiri da tre punti facili agli avversari”. Pachulia, che è poi diventato un consulente per gli Warriors dopo aver smesso di giocare, ha anche svelato di aver mandato un messaggio a Kawhi Leonard dopo l’incidente: “Non l’ho fatto apposta di sicuro e speravo che tornasse in campo il prima possibile. Volevo che lo sentisse direttamente da me perché c’erano un sacco di voci in giro. Mi sentivo male per lui, sono un atleta anch’io. I miei figli fanno sport, non vorresti mai che qualcuno si infortunasse”.

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Pachulia ha sottolineato che Leonard si era già fatto male alla caviglia due minuti prima dell’incidente, rimanendo comunque in campo, ma che per qualche motivo nessuno ne fa mai menzione. Poi ha aggiunto che lui e la sua famiglia hanno ricevuto minacce di morte dopo l’incidente, ma che quello che lo ha rattristato di più è stato sentire suoi colleghi dire che lo aveva fatto apposta: “I tifosi possono dire quello che vogliono, non posso mettermi a litigare con loro. Ma sentirlo dire da professionisti che giocano a questo sport è stato triste. Stiamo parlando di pallacanestro, cerchiamo di intrattenere le persone. Siamo tutti esseri umani e tutti cerchiamo di essere dei modelli per i giovani. Ma abbiamo tutti dei background differenti e rappresentiamo paesi diversi”.

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