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Coronavirus, il vaccino ai giocatori NBA, Adam Silver: "Molti giocatori lo faranno"

le parole
©Getty

Le parole del commissioner NBA durante la conferenza stampa - a distanza - che come sempre precede l’All-Star Game: "Siamo felici di constatare come il numero dei vaccinati stia crescendo rapidamente negli USA: anche i giocatori possono così valutarne gli incredibili effetti positivi che la campagna sta ottenendo"

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Il coronavirus, la pandemia e la voglia di tornare alla normalità restano gli argomenti al centro della conferenza stampa che Adam Silver ha tenuto nelle scorse ore - rigorosamente a distanza, con i giornalisti collegati via Zoom - per presentare un All-Star Game diverso dagli altri. La partita delle stelle inizialmente era stata cancellata dal calendario, per poi ritagliarsi il suo spazio in una serata nella quale saranno condensate tutte le emozioni a cui la gli appassionati e la lega non hanno voluto rinunciare - da seguire in diretta su Sky Sport Uno e Sky Sport NBA. “Ho ascoltato le parole critiche di LeBron rispetto alla nostra scelta e sarei ipocrita nel dire a James di poter parlare di tutto, ma di non criticare le scelte NBA. Siamo parte della stessa comunità e rispetto il suo punto di vista, così come apprezzo il suo essere professionale nello scendere in campo, nell’essere capitano di una squadra all’All-Star Game - ridendo e scherzando durante il Draft del suo roster come al solito. Ha preso le cose sul serio, come è giusto che sia anche quando non sei d’accordo. Sarà in campo e darà il massimo: a me basta questo”. Tutto è bene quel che finisce bene.

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I titoli dei giornali però sono tutti dedicati alla questione vaccino - la svolta che potrebbe permettere alla NBA di avviarsi a grandi passi verso una normalità ritrovata. Merito della campagna di diffusione dei vaccini che procede spedita negli Stati Uniti - soltanto nelle ultime 24 ore, più di 3 milioni di dosi somministrate: “Stiamo vedendo la reazione del mondo intorno a noi e le opinioni della gente e dei nostri giocatori stanno cambiando: tutti credono molto di più nei vaccini. Penso che, anche chi aveva dei dubbi a riguardo, vedendo milioni di persone vaccinate, può rendersi conto dei benefici a breve termine e dell’impatto che la prevenzione sta ottenendo. Credo che la maggior parte dei giocatori alla fine deciderà di vaccinarsi: è una scelta personale, da prendere sul serio. La mia sensazione è che farlo sia nell’interesse di tutti”. Alla base del ragionamento di Silver c’è una considerazione semplice: vaccinarsi permetterà ai giocatori di avere una vita più facile, riducendo i test e l’obbligo di quarantena qualora si venga a contatto con un positivo. Un esempio: Kevin Durant, fermato durante la gara contro Toronto e costretto a una settimana di isolamento, potrebbe tranquillamente restare in campo. “Inoltre anche a livello familiare le cose cambierebbero: ne abbiamo già parlato con la NBPA, con il vaccino la libertà di movimento - sempre all’interno del protocollo - aumenterebbe per tutti”. La conclusione della stagione però non è legata alla scelta che fanno i giocatori: “Credo sia realistico dire che la NBA porterà a termine quest’annata complicata: al momento, senza avere neanche un giocatore vaccinato, siamo stati costretti a rinviare soltanto una piccola percentuale di gare in calendario. Distanziamento, mascherine e quarantena funzionano: continueremo così”.

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La proposta di Irving: Kobe sul logo della NBA

L’altra risposta sottolineata dai cronisti è quella relativa alla questione del cambio logo portata avanti sui social da Kyrie Irving - che al posto di Jerry West ha proposto di inserire la figura stilizzata di Kobe Bryant. Anche in questo caso Silver ha provveduto a placare gli animi: “Ovviamente, tutto può cambiare nel corso del tempo. Niente resta fissato in eterno, ma il logo NBA è un’icona riconosciuta in tutto il mondo. Come sapete, la nostra forza sta nella distribuzione capillare in tutto il globo. Fare un’operazione del genere, anche dal punto di vista legale, sarebbe un esercizio complesso. Nulla ci impedisce di farlo sulla carta, ma non sento che questo sia il momento appropriato - né ci sia la necessità - di un’operazione di questo tipo. Chi guarda il nostro logo non vede Jerry West, ma la NBA. Se percepissimo l’esigenza da parte dei nostri appassionati di cambiare, lo faremo di certo. Ma al momento non percepisco questa istanza, non mi sembra il momento”.

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