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Playoff NBA, la rivincita di Jimmy Butler su Philadelphia: "Tobias Harris e non me?"

MIAMI
©Getty

Dopo aver eliminato i Philadelphia 76ers in casa loro con un’altra prestazione maiuscola da 32 punti, Jimmy Butler non ha nascosto i suoi sentimenti nei confronti della sua ex squadra. Uscendo dal campo dopo la partita ha ripetuto ad alta voce "Tobias Harris e non me?" facendo riferimento alla decisione della dirigenza dei Sixers nel 2019. "Non mentirò: è stato bello battere Joel Embiid e la mia ex squadra, è sempre speciale" ha aggiunto in conferenza stampa

Erano tre anni che Jimmy Butler aspettava questo momento. La serie contro i Philadelphia 76ers hanno permesso alla stella dei Miami Heat di chiudere un conto aperto dall’estate del 2019, quando la dirigenza dei Sixers decise di non offrirgli il contratto che chiedeva (il massimo salariale per cinque anni) lasciandolo andare a Miami, ben disposta a offrirgli tutto quello che voleva e anche ad estenderlo non appena ne ha avuto l’occasione. E Butler ha ripagato Miami portandola per la seconda volta alle finali di conference negli ultimi tre anni, giocando una serie sensazionale contro Philadelphia con la ciliegina di una gara-6 da 32 punti. 8 rimbalzi e 4 assist, al termine della quale si è tolto più di un sassolino dalle scarpe. Dopo aver abbracciato il suo grande amico Joel Embiid al termine del match, Butler ha lasciato il campo sorridendo e tornando negli spogliatoi ha ripetuto ad alta voce "Tobias Harris over me?" ("Tobias Harris e non me?"), un chiaro messaggio alla dirigenza e soprattutto alla proprietà di Philadelphia che nel 2019 scelse di dare cinque anni di contratto a Harris e di dare le chiavi della squadra a Ben Simmons invece di tenere Butler in città.

Butler: "Battere la tua ex squadra è sempre speciale"

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Con il consueto candore, Jimmy Butler non ha sicuramente usato giri di parole per descrivere il suo stato d’animo dopo il passaggio del turno e, soprattutto, dopo l’eliminazione della sua ex squadra. "Non mi posso lamentare: amo Miami, amo i miei compagni di squadra e non cambierei nulla di quello che è successo. Ma c’è stato un momento in cui pensavo che sarei rimasto a Philadelphia per molto tempo al fianco di Joel, e invece non è andata così. Ma ora sono dove penso di appartenere, dove sarei dovuto andare molto tempo fa e dove mi sento il benvenuto. Sono grato a Pat Riley e a coach Spoelstra per avermi permesso di essere quello che sono. Loro credono in me e io credo in loro". Un rapporto che a Philadelphia invece non è riuscito a instaurare con l’ambiente, a parte Embiid del quale continua a parlare in termini entusiastici: "Joel è il mio uomo, mio fratello. Il mio MVP è lui" ha detto, senza però aggiungerci un po’ di malizia. "È stato bello batterlo, non voglio mentire. Ho un sacco di amore per questa città e per i ragazzi in quello spogliatoio. Perciò ogni volta che puoi battere la tua ex squadra, è speciale". A Philadelphia se ne sono accorti tutti, a partire da Embiid che a tre anni di distanza non riesce ancora a darsi pace: “Ancora non so perché lo abbiamo fatto andare via. Avrei desiderato poter andare ancora in battaglia con lui”. Ad avanzare alle finali di conference sono però gli Heat, ma chissà come sarebbe andata con Butler in maglia Sixers.