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NBA, il consiglio di Kobe Bryant a Kevin Durant: "Non essere un piagnucolone"

NBA

Il campione dei Nets, a margine della partita vinta contro Charlotte, ha raccontato un aneddoto riguardo un consiglio che Kobe Bryant gli diede nei primi anni della sua carriera: “Pensavo che il mondo girasse intorno a me, ma lui mi fece capire che non dovevo essere un piagnucolone. Continuo a imitarlo in campo e fuori ogni singolo giorno: lui e MJ hanno fissato l’asticella per tutti quelli che vogliono giocare al meglio a pallacanestro”

Nel ricordo di quello che è stato uno dei suoi grandi compagni di squadra in Nazionale, oltre che un esempio da seguire nel corso della sua carriera, Kevin Durant ha voluto citare uno dei migliori consigli mai ricevuti e a darglielo fu proprio Kobe Bryant: “Non essere un piagnucolone”, ha detto KD dopo la vittoria di Brooklyn sugli Hornets. "Avevo 23 anni e pensavo che il mondo girasse intorno a me. Abbiamo parlato molto di Kobe nei mesi scorsi, raccontato quanto sia stato umile nel modo in cui ha approcciato alla pallacanestro, riuscendo così a diventare il migliore. Quindi ho imparato solo osservando i suoi movimenti. Era un esempio, non ha detto molto ma è stato un esempio solo per come si è mosso e io cerco di emulare i suoi gesti. Come ho detto più volte, lui e MJ sono i due che imito dentro e fuori dal campo”.

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Dopo la sua scomparsa, Kobe è rimasto lo stesso fissato nella memoria di KD: “Ci sono molti punti di contatto tra Durant e Bryant”, spiega coach Clifford a margine della partita. “La forma che danno alle cose all’apparenza può sembrare diversa, ma sono siili nel modo in cui lavorano in campo e fuori, nell’approccio da studiosi del gioco. Quando penso a Kobe mi viene in mente la sua passione - stessa identica cosa che scatta quando immagino KD. Due talenti d’élite che si preoccupano in maniera feroce del risultato finale ben al di là del rendimento individuale”. Parole che hanno lasciato il segno anche per Durant, felice di ascoltare paragoni del genere: “Quello che so è che non è mai facile indossare le scarpe e scendere in campo sapendo di essere “un Kobe Bryant”: ma il Black Mamba è un giocatore che ho conosciuto e che studio ancora oggi. Fondamentalmente certo di copiare tutto quello che fa: lui e Jordan infatti hanno fissato l’asticella per tutti quelli che vogliono fare questo sport. Per questo il mio obiettivo è quello di essere il più possibile simile a loro”.