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NBA, "Underrated": debutta al Sundance Film Festival il documentario su Steph Curry

NBA

Mauro Bevacqua

Courtesy of Sundance Institute

La prima mondiale è attesa per domani, nel festival creato da Robert Redford che da anni è una delle vetrine più importanti del panorama cinematografico mondiale. L'ennesima dimostrazione della popolarità in continua ascesa della superstar di Golden State, che dopo la visita alla Casa Bianca dal presidente Joe Biden ora si ritrova protagonista anche sul grande schermo

In campo i suoi Warriors continuano a faticare e non riescono a trovare continuità (6 sconfitte nelle ultime 9) ma lontano dal parquet il successo e la popolarità a 360 gradi di Steph Curry sembrano non arrestarsi mai. Un giorno va in visita alla Casa Bianca, in posa di fianco al presidente USA Joe Biden, quello dopo vede il debutto di un documentario sulla sua incredibile carriera niente meno che al Sundance Film Festival, la prestigiosa rassegna cinematografica ospitata ogni anno a Park City, nello Utah. Tanto che per mostrare in anteprima al mondo "Stephen Curry: Underrated" il festival ideato da Robert Redford ha "creato" una sezione ad hoc, ribattezzata "Special screenings": lì domani verrà proiettato per la prima volta il documentario firmato da Peter Nicks e prodotto (tra gli altri) da Ryan Coogler, l'uomo dietro i successi di "Creed" e "Black Panther" che deve proprio al Sundance il suo esordio (vincente) nel 2013 con "Fruitvale". "Steph Curry - si legge nelle note che accompagnano il documentario - è uno dei giocatori più sorprendenti, dinamici e influenti della storia del basket. Un mix di materiale d'archivio e interviste esclusive raccontano la crescita di Curry da sottovalutato giocatore di college a superstar capace di laurearsi 4 volte campione NBA". 

Gli inizi a Davidson e uno stile di gioco che ha cambiato il basket

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Il documentario firmato da Nicks, infatti, arriva a comprendere anche le immagini dell'ultimo trionfo Warriors, quello dello scorso giugno, ma dedica altrettanto spazio e attenzione tanto alle origini del mito Curry - a Davidson sotto coach Bob McKillop, con la leggendaria avventura al torneo NCAA del 2008 - quanto alla dimensione personale e umana del giocatore, con la promessa fatta a mamma Sonya di portare a termine gli studi (promessa mantenuta con la laurea ottenuta proprio qualche mese fa). Nel mezzo, il record per canestri da tre punti che lo ha consacrato il miglior tiratore di sempre e uno stile di gioco che ha cambiato per sempre la pallacanestro, rendendolo uno dei giocatori più  popolari al mondo.