Luka Doncic e Cade Cunningham si sono fermati rispettivamente a una e due sole presenze dalle 65 partite giocate, requisito minimo stabilito dalla NBA per concorrere per i premi individuali e per entrare nei quintetti All-NBA, ma hanno fatto ricorso portando a giustifica le condizioni particolari che hanno causato le assenze. E la lega, dopo una negoziazione con il sindacato giocatori, ha deciso di accogliere il ricorso delle stelle di Lakers e Pistons
Luka Doncic e Cade Cunningham hanno vinto l’appello inoltrato alla NBA e, dopo una negoziazione che ha visto coinvolto anche il sindacato dei giocatori, hanno ricevuto il benestare per poter concorrere ai premi individuali e all’inserimento nei quintetti All-NBA. Sia lo sloveno che il playmaker dei Pistons, infatti, erano andati molto vicini a raggiungere la soglia delle 65 presenze, requisito minimo stabilito dalla NBA per risultare eleggibili per i premi di cui sopra, rispettivamente con 64 e 63 presenze totali. Non solo, le assenze che gli avevano impedito di raggiungere la soglia minima, secondo Doncic, Cunningham e i loro rappresentanti nella trattativa, avrebbero avuto carattere di eccezionalità. Una eccezionalità confermata dalla NBA e che apre ora a entrambi le porte verso la presenza, di fatto certa, nei quintetti All-NBA e quella assai probabile nella corsa all’MVP.
Le circostanze eccezionali di Doncic e Cunningham
Doncic aveva saltato due partite per volare in Slovenia e assistere alla nascita della figlia, mentre Cunningham è dovuto rimanere fermo per dodici partite a causa del collasso parziale di un polmone, casistica assai rara diagnosticatagli lo scorso 17 marzo. Per entrambi, quindi, il collegio arbitrale formato da rappresentanti della NBA e della NBPA, il sindacato dei giocatori, ha quindi ritenuto che fosse applicabile la clausola che prevede di fare un’eccezione alla regola delle 65 partite giocate in caso di circostanze eccezionali. È andata invece meno bene a Anthony Edwards, che di gare in regular season ne ha giocate 60, e che ha preferito gestire il proprio ricorso in forma autonoma, vedendosi però negata l’eccezione concessa a Doncic e Cunningham.