I Celtics, colpiti dal pesante infortunio a Jayson Tatum e quasi costretti a smontare la squadra che aveva vinto il titolo nel 2024, erano attesi a una stagione di transizione. E invece Boston ha chiuso la regular season al 2° posto a Est e ora, impegnata nella serie di primo turno con Philadelphia, punta addirittura a tornare alle Finals. Un successo inaspettato che è valso a Brad Stevens, presidente dei Celtics, il premio di dirigente dell’anno
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A rovinare un po’ la festa sono stati i Sixers, che invece di alzare bandiera bianca e accettare l’eliminazione al primo turno, hanno vinto gara-5 al TD Garden e si sono guadagnati almeno la possibilità di allungare la serie. Per Brad Stevens, però, la giornata di ieri rimane comunque memorabile, così come memorabile rimarrà la stagione dei suoi Celtics a prescindere dall’esito finale della sfida con Philadelphia e più in generale dei playoff. Partiti con la prospettiva di dover rinunciare per tutta l’annata all’infortunato Jayson Tatum e dopo aver salutato diversi protagonisti del titolo vinto nel 2024 come Jrue Holiday, Al Horford e Kristaps Porzingis, i ragazzi di coach Joe Mazzulla erano attesi ad un’annata di transizione, con lo sguardo più rivolto al Draft che ai risultati a breve termine. Boston, però, ha chiuso la regular season al 2° posto dietro solo a Detroit e ora, in una Eastern Conference apparentemente senza padroni, punta addirittura a tornare alle Finals. Un’impresa, quella compiuta dalla squadra, che è valsa al presidente, nonché ex allenatore, dei Celtics Brad Stevens il premio di dirigente dell’anno. Stevens ha quindi battuto la concorrenza di Onsi Saleh e Trajan Langdon, arrivati rispettivamente secondo e terzo grazie all’egregio lavoro fatto per Hawks e Pistons, spuntandola in una corsa che vede nelle prime posizioni tutti dirigenti di squadre dell’Est.