Anche in questa stagione, per l’ottavo anno consecutivo, la NBA avrà una nuova squadra campione, perché dal 2018 nessuno è stato in grado di ripetersi. E se vincere il titolo per due anni consecutivi è quasi impossibile, anche solo tornare alle Finals a un anno di distanza è complicatissimo. A meno di avere Luke Kornet, che negli ultimi cinque anni è andato in finale per ben tre volte con due maglie diverse
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Inutile girarci intorno: nella NBA dell’ultimo decennio confermarsi campioni è un’impresa ai limiti dell’impossibile. Gli ultimi a riuscirci sono stati gli Warriors di Steph Curry e Kevin Durant nel 2018, mentre tra due settimane al massimo l’ottava squadra diversa in otto anni alzerà il Larry O’Brien Trophy. E se il repeat è ormai un ricordo lontano, anche solo tornare alle Finals è diventato complicatissimo. Anche in questo caso gli ultimi a riuscirci sono stati gli Warriors nel 2019, a riprova del bilanciamento competitivo di cui la lega ormai fa sfoggio da tempo. Non esistono trucchi particolari o scorciatoie verso l’atto finale della stagione, insomma, a meno di avere a roster Luke Kornet.
Kornet amuleto per le Finals
Negli occhi c’è la sua stoppata su Isaiah Hartenstein che se non ha deciso di certo ha indirizzato gara-7 a Oklahoma City nel 4° quarto, un gesto atletico per lui non proprio abituale con cui Kornet si è guadagnato le sue terze finali NBA in carriera, tutte arrivate negli ultimi cinque anni. Due volte il lungo ci era arrivato con i Celtics, sconfitto da Golden State nel 2022 e poi campione contro Dallas nel 2024, e ora ci torna con la maglia degli Spurs. A San Antonio Kornet era arrivato l’estate dello scorso anno per fare da veterano nello spogliatoio e da cambio per Victor Wembanyama, ruoli entrambi ricoperti in maniera impeccabile, trasformandosi poi anche in un vero e proprio amuleto portafortuna.