Olimpiadi Tokyo 2020, si cerca la data perfetta dopo il rinvio al 2021 per coronavirus

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Lia Capizzi

Lia Capizzi

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Alla luce i retroscena del progetto di alta diplomazia messo in atto dal presidente del CIO Bach per il rinvio al 2021 dei Giochi. In campo pure Donald Trump per fare pressione sul Giappone. Adesso la questione fondamentale diventa trovare una nuova data

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C'entra anche Donald Trump nel rinvio delle Olimpiadi al 2021. Per convincere il Giappone, che ancora temporeggiava nel non voler spostare i Giochi di Tokyo, il presidente del CIO Thomas Bach ha interpellato il presidente degli Stati Uniti perché parlasse direttamente con il premier Shinzo Abe in virtù della potente collaborazione economica, di libero scambio e soprattutto militare, tra gli Stati Uniti e il Giappone. Alla Casa Bianca l’alleanza con il Paese del Sol Levante è da sempre considerata cruciale per mantenere la pace e garantire la prosperità nell'intera area del Pacifico: "Una pietra angolare della stabilità dell'Asia Orientale", la definì nel 2017 Trump. È solo uno dei retroscena che compongono il piano messo in atto dal CIO. Il presidente Bach era sempre più deciso nel volere rinviare i Giochi al 2021 senza però poterlo comunicare pubblicamente per tutelare il Giappone a cui il CIO è legato contrattualmente in quanto Paese ospitante. Quella di Bach è stata una dimostrazione di vera leadership: da una parte accerchiava Abe con l'aiuto dei potenti della terra e dall'altra mandava in prima linea Australia e Canada, suoi grandi alleati all'interno del CIO, non a caso i primi Stati a minacciare di non mandare i loro atleti a gareggiare il prossimo luglio a Tokyo. Una stoccata di arte diplomatica, non c'è che dire, per l'ex oro olimpico di fioretto trasformatosi in un politico sportivo di razza.

 

Per il Giappone il costo economico del rinvio sarà di 2,7 miliardi di dollari, stando ai calcoli del quotidiano finanziario nipponico Nikkei Shinbun, per altri analisti il costo aggiuntivo per i nuovi Giochi potrebbe salire a 5,7 miliardi tenendo conto dei nuovi contratti di locazione dei campi di gara, del costo della manutenzione degli impianti, della scadenza fissata per la vendita degli appartamenti del Villaggio Olimpico e dello stipendio del personale che lavora nel Comitato Organizzatore (circa 3500 persone).

 

La verità è che una stima esatta dei costi non potrà essere fatta fino a quando non verrà stabilita la nuova data delle Olimpiadi. Un grattacapo, complice l'incertezza della pandemia di Covid-19 e la successiva flessione economica che colpirà l'economia di tutto il mondo. La data delle nuove Olimpiadi uscirà da un gioco di incastri, alcuni sport mondiali dovranno riprogrammare i propri calendari. I Mondiali di atletica a Eugene (Usa) e i Mondiali di nuoto a Fukuoka, previsti nel luglio 2021 hanno già dato disponibilità a slittare di fronte all'emergenza Olimpiadi, ecco perchè la soluzione ideale al momento resta ancora quella del mese di luglio per Tokyo 2021, pardon Tokyo 2020 come continueranno a chiamarsi i Giochi. L'ipotesi di una Olimpiade in primavera sarebbe affascinante, come affresco scenografico avrebbe pure la spettacolare fioritura dei ciliegi, ma non è considerata fattibile in questo momento dall'Organizzazione Mondiale della Sanità il cui quartier generale di Ginevra è in costante contatto con quello del CIO a Losanna. A livello di diritti televisivi, di share e di sponsor, una eventuale edizione a cinque cerchi andrebbe a scontrarsi con la Premier inglese e l'NBA, i due principali mercati sportivi mondiali. Il CIO inizia in queste ora una serie di consultazioni con le Federazioni di tutti e 33 gli sport olimpici, con loro Bach studierà l'opzione migliore tramite una Commissione che ha istituito e che ha voluto chiamare "Here We Go". Eccoci qui, in attesa della nuova data perfetta dei Giochi.

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