Rugby americano dichiara fallimento: pesanti perdite anche per quello australiano

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Danilo Freri

Danilo Freri

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La crisi coronavirus nello sport diventa sempre più anche crisi economica. Il mondo del rugby è tra i primi a pagarne le conseguenze

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l Covid-19 minaccia la sopravvivenza di alcuni sport, campionati e istituzioni sportive. Il primo esempio concreto arriva dal mondo del rugby. La federazione statunitense di Rugby ha comunicato di aver presentato un’istanza di fallimento. Dopo tutte le verifiche legali del caso, il Consiglio di amministrazione ed il congresso di Rugby USA hanno votato per dichiarare ufficialmente la bancarotta.

 

La sospensione dei campionati è stata letale per una federazione che già dal 2018 viveva una grave crisi economica e aveva in corso una ristrutturazione, diventata impossibile da sostenere nella situazione attuale. Fine dell’attività per il 2020 vuol dire fine dei contratti di sponsorizzazione, fine anche dei contributi degli associati.

 

Fallire non vuol dire scomparire, però. Partirà un nuovo piano di riorganizzazione che sarà possibile grazie ai contributi di World Rugby, il governo mondiale della palla ovale che riunisce le federazioni e organizza i principali tornei internazionali. Ci sarà un pacchetto di sostegno finanziario approvato dal Comitato esecutivo mondiale di rugby (EXCO).

 

Queste misure consentiranno al rugby statunitense di ripartire dal punto di vista finanziario e di continuare a mantenere in vita i programmi delle squadre nazionali a 7 e a 15, che potranno così competere sulla scena internazionale. Non una cosa da poco visto che sia la squadra maschile che quella femminile sono qualificate per i Giochi di Tokyo per il torneo olimpico a 7.

 

USA Rugby ha perso 4 milioni di dollari nel 2018, perdite aggravate dal test match Galles-Sud Africa organizzato a Washington con pochissimo pubblico e dalla World Cup a 7 di San Francisco. Lo scorso anno sono andati in fumo più di 1 milioni di $ in spese legali e oltre 800.000 dollari sono stati spesi per partecipare alla World Cup in Giappone. Ridurre i costi e il personale non basta più, la crisi COVID-19 non risparmia le cattive gestioni, chi non è attrezzato rischia, come in questo caso.

 

Ma soffre anche un gigante del rugby mondiale come la federazione australiana. La prima stima di possibili perdite dopo la sospensione dell’attività è di 60 milioni di dollari. Questo in caso di scenario peggiore, cioè cancellazione del Super Rugby e di tutte le partite in casa e test match dei Wallabies, la nazionale australiana.

 

Intanto il 75% del personale di Rugby Australia non lavorerà nei prossimi 3 mesi, il resto avrà significative riduzioni dello stipendio, un piano che si allargherà alle squadre e alla stessa nazionale. Ripartire sarà davvero vitale anche nello sport e non tutto, probabilmente, sarà uguale a prima.

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