Sei Nazioni, Ongaro: "Italia-Inghilterra? Lottare su ogni mischia senza paura"

l'intervista

di Andrea Gardina

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L’ex tallonatore azzurro allena dal 2016 la mischia del Benetton Treviso, guidato fino allo scorso anno dal Ct dell’Italia. Ma nel 2008, ai Saracens, il suo allenatore era l’attuale "boss" dell’Inghilterra, con il quale è nata una bella amicizia e un intenso scambio collaborativo

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A lui abbiamo chiesto un confronto tra le due guide, gli stati d’animo e di forma delle nazionali che si sfidano domenica all’Olimpico. Terza linea prima, al debutto con la maglia biancorossa del Casale e indossando poi la numero 6 biancoverde del Benetton Treviso, convertito poi in tallonatore, con buoni risultati e illustri predecessori (si pensi al “nostro” Alessandro Moscardi su tutti).

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Sono molte le vite di Fabio Ongaro, protagonista per 81 volte tra 2000 e 2012 anche con la maglia della nazionale, in una prima linea che incuteva timore tra i vari Perugini, suo grande amico (vi ricordate le risate nelle lezioni di rugby di Mo’ ti spiego su Sky?), Nieto, Castrogiovanni, Lo Cicero, Ghiraldini, Rouyet. Un pacchetto in grado di mettere in difficoltà e costringere ad infiniti reset persino gli All Blacks e quella meta di punizione non data il 14 novembre 2009 a San Siro ancora chiama vendetta.

Siamo andati a capire con lui come arrivano alla sfida di domenica Italia ed Inghilterra, partendo intanto da ciò che rimane della sconfitta contro la Francia per gli Azzurri.

Francia è fisicamente mostruosa

“Penso che i nostri ragazzi abbiano fatto la loro parte – commenta -. Chiaramente, abbiamo giocato contro una squadra che fisicamente è mostruosa. Si sapeva e abbiamo avuto conferma che sono più prestanti e ora dobbiamo solo capire come migliorare, ma ci vorrà del tempo. Il problema d’altronde è proprio strutturale. Nei primi 8 uomini c’erano 100 kg di differenza, cioè è come giocare contro un uomo in più, non stiamo parlando di aria. Ma poi vanno alla stessa velocità e gli impatti da contrastare sono tutt’altro che facili: guardate quello tra Negri e Atonio. Nell’uno contro uno così soffri e poi conseguentemente la palla viene rallentata sui punti d’incontro e non sei avanzante”.

Aggregato al gruppo Zambonin delle Zebre

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A subirne le conseguenze tra tutti è stato Marco Fuser che ha abbandonato il campo in barella e che dovrà essere valutato nei prossimi giorni, ma intanto precauzionalmente al gruppo in raduno a Verona è stato aggregato il seconda linea delle Zebre ed ex Calvisano, Andrea Zambonin.

 

Mischia e touche azzurra: il giudizio di Ongaro

“In mischia siamo andati bene a parte un paio di occasioni. Il problema lì credo sia stato più mentale, perché se fosse stato un segno di cedimento, avremmo sofferto sempre. Ogni mischia dev’essere approcciata come la prima o l’ultima, come una quesitone di vita o di morte. Alcune volte siamo stati costretti a tallonare veloce e quindi, poi, torniamo al discorso di prima e non riesci sempre ad essere in grado di fare quello che vuoi palla in mano. In touche ci sono stati alcuni lanci sbagliati da Faiva, ma reputo anche questi errori singoli e non di squadra e quindi va pensato solo il gesto tecnico personale. Dobbiamo d’altro canto considerate che Hame è rientrato con noi a Newport giocando 30’ e poi è andato a giocare subito contro la Francia, certo non la cosa più semplice”.

Kieran Crowley, pragmatismo e poker face

Una carriera da giocatore chiusa con la franchigia degli Aironi, prima di diventare team manager delle Zebre e ora tecnico della mischia di nuovo a Treviso. Proprio in questi ultimi anni nella Marca ha potuto conoscere il pragmatismo e la determinazione dell’allora capo allenatore del Benetton e oggi commissario tecnico dell’Italia Kieran Crowley. “E’ una persona determinata e gli ho sempre detto che ha una faccia da giocatore da poker, perché non riesci mai a capire quale sia il suo stato d’animo”.

Tutti vogliamo i risultati, ma non è facile ottenerli

“Credo che in primis – continua l’ex numero 2 -, non vada dimenticato il fatto di aver allenato a lungo il Canada, una squadra internazionale ma particolare, una che non dominava nel mondo rugbistico, anzi che ha sempre o molto spesso trovato realtà più forti contro e penso che anche questo tipo di esperienza potrà essergli utile con l’Italia, perché in fin dei conti stiamo vivendo una situazione simile. Lui può comunque avere il termometro di dinamiche del genere. In più, rispetto al Canada, parte avvantaggiato conoscendo già i giocatori, avendo allenato la maggior parte del gruppo a Treviso. Lo so, tutti dicono che ci vuole tempo e sembra di suonare ripetitivo, ma è davvero così, non è una scusante. Io me ne sto accorgendo di persona a Treviso. Tutti vogliamo i risultati, ma non è facile ottenerli. Dobbiamo lavorare e tanto tutti quanti, dalla base, alle franchigie fino alla nazionale”.  

I Saracens, Vicarage Road, fez rossi e Eddie Jones

Prima della chiusura di carriera per Ongaro, però, c’è stato un altro significativo momento dal 2006 al 2010 con la maglia dei Saracens in Inghilterra. Non erano ancora il club ultra ricco, vincente, moderno pre-retrocessione per violazione del salary cap, quello in grado di costruirsi il proprio impianto fuori Londra; ma ancora giocavano a Watford a Vicarage Road in un’altra epoca pre-famiglia Pozzo in cui tra i sostenitori dell’omonimo club di palla tonda c’era pure Sir Elton John. E lì tra i tanti fez rossi degli appassionati tifosi arrivò a sedersi in tribuna per guidare la squadra nella stagione 2008/2009 un certo Eddie Jones, guru del rugby australiano che aveva ottenuto l’argento mondiale nel 2003 surclassato dal drop nei supplementari di Jonny Wilkinson e che il mondiale l’avrebbe poi conquistato “vendicandosi” sul XV della Rosa da consulente del Sudafrica di Jake White. “Se mi chiedete tre aggettivi per descriverlo – ribatte Ongaro – posso solo dire intenso, intenso, intenso. Tre volte intenso”. Tecnici quindi conosciuti entrambi nell’esperienza dell’ex tallonatore azzurro e quindi a chi meglio chiedere un’opinione su punti di contatto e differenze.

 

“Non mi basterebbe un’intera giornata per parlarne e descriverli, soprattutto sul piano tecnico. Posso solo dire che sono due grandissime persone, con caratteri molto differenti ma due grandi professionisti. Per parlare delle loro capacità di allenare, dovremmo scrivere un libro. Eddie Jones è venuto diverse volte a Treviso e per lui le porte sono sempre state aperte per poterci tutti confrontare assieme e in questo entrambi sono sempre stati super disponibili. Poi d’altronde, soltanto un pazzo non avrebbe voluto un confronto personale del genere. Ora si conoscono bene e credo sia anche nata una bella amicizia tra loro”.

Ongaro
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Tra sfottò da spogliatoio e sogni nel cassetto

Amicizie un po’ come quelle che si cementano in campo e fuori, nonostante magari una nazione diversa, e i classici sfottò da spogliatoio. Erano immancabili anche dopo le sfide tra Italia e Inghilterra quando era ai Saracens? “Beh, ovviamente sì e fanno parte del gioco. Ora mi ritrovo qui a Treviso un mio ex compagno e allenatore, Paul Gustard, e con lui abbiamo sempre continuato in maniera bonaria. Purtroppo non siamo mai stati vicini nei risultati. Forse solo una volta al Flaminio, credo fosse il 2006, in cui fisicamente ci sentivamo forti ma eravamo meno preparati rispetto ai giocatori di oggi tecnicamente, più grezzi, con meno skills: era un rugby diverso da quello attuale”. E allora cosa augurarsi dalla partita di domenica? “Quello che mi auguro davvero non può essere trascritto ma mi piacerebbe che arrivasse finalmente questo primo successo storico. Non dico che darei un dito, ma magari mezza falange potrei anche”.

Sei Nazioni

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Dopo l’impegno parigino, l’Italia affrontal’Inghilterra il 13 febbraio alle 16, l’Irlanda il 27 febbraio, sempre alle 16, la Scozia il 12 marzo alle 15.15, e il Galles alla stessa ora del 19 marzo. Le partite in casa degli Azzurri si svolgeranno allo Stadio Olimpico di Roma e gli avversari saranno gli inglesi e gli scozzesi. Tutte le partite del Sei Nazioni sono su Sky e in streaming su NOW, con tutte le partite in diretta.