Italia al 6 Nazioni: l'ultima vittoria 7 anni fa

Rugby

Andrea Gardina

28 febbraio 2015, sette anni fa l’ultimo successo azzurro al torneo Sei Nazioni, in una partita memorabile decisa da una meta tecnica nei secondi finali contro la Scozia, prossima avversaria dell’Italia a Roma

Il 28 febbraio non è e non può essere una data qualsiasi nel rugby italiano, soprattutto nel momento in cui si parla di una delle partite più particolari della storia del torneo Sei Nazioni, quella di ieri contro l’Irlanda, e di trentacinque sconfitte consecutive nel torneo. Era, infatti, il 28 febbraio del 2015 quando la nazionale italiana conquistava l’ultimo successo nella manifestazione più antica e prestigiosa della palla ovale. Lo scenario quello del tempio scozzese di Murrayfield, appena fuori Edimburgo. L’avversario, quello più battuto e preferito sin dall’esordio nel 2000: la Scozia. Per dovere di ospitalità Laidlaw e compagni ci accolgono con un’insolita tenuta rossa. Tra i nomi della formazione del cardo spiccano Stuart Hogg e Jonny Gray, che ancora fanno parte della nazionale di Townsend, così come proprio sabato contro la Francia si è rivisto dopo un’assenza di quattro anni Mark Bennett, autore allora della meta dei padroni di casa, mentre non c’era causa Covid Hamish Watson, ammonito nel finale a cose fatte, lasciando la Scozia in tredici – vedi un po’ i corsi e ricorsi storici del destino ovale.

Gli eroi che fecero l’impresa

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I nomi dell’Italia vale la pena di scolpirli per bene nella memoria, visto che tra le altre cose sono rimasti in pochi ancora in attività e nel giro degli Azzurri. Ad estremo schieriamo il man of the match Luke McLean in un triangolo allargato completato da Michele Visentin e dall’oggi team manager Giovambattista Venditti, mentre ai centri ci sono Luca Morisi ed Enrico Bacchin. In cabina di regia Kelly Haimona ed Edoardo Gori. Davanti con capitan Sergio Parisse, Simone Favaro, Francesco Minto, Joshua Furno, George Biagi, Dario Chistolini, Leonardo Ghiraldini, Matias Aguero. Subentreranno, poi, nella formazione inizialmente predisposta dall’allora commissario tecnico Jacques Brunel, Andrea Manici, Alberto De Marchi, Lorenzo Cittadini, Marco Fuser, Samuela Vunisa, Tommaso Allan e Giulio Bisegni, mentre resterà in panchina Guglielmo Palazzani.

Partenza scozzese, ma reazione immediata

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La vittoria allora mancava appena da un paio d’anni, per la precisione dal 16 marzo 2013 con il successo 22-15 contro l’Irlanda, e fu la seconda di sempre lontano dall’Italia nel torneo, dopo quella storica sempre in Scozia nel 2007 con le tre mete al pronti-via di Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson, il 17-37 finale e tanto di prime pagine dei principali quotidiani con il faccione di Alessandro Troncon in bella vista. Eppure la partita ancora una volta non era iniziata nel migliore dei modi e l’Italia si ritrovò, dopo appena 7’, sotto 10-0 grazie ad un piazzato di Laidlaw e alla meta di Bennett, la sua prima con la maglia della Scozia, nata da un intercetto su un passaggio errato di Haimona. La reazione fu, tuttavia, immediata e affidata ad un’arma che ai giorni nostri gli Azzurri sembrano quasi aver dimenticato, ma che ai tempi faceva tremare gli avversari: il maul. Da una spinta poderosa del drive, appena un minuto più tardi, arriva la contromarcatura di Joshua Furno e il primo segnale che l’Italia può scuotersi, sospinta anche da un pubblico numeroso di fede tricolore.

Palo di Haimona, meta di Venditti

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A seguire arrivarono un paio di piazzati del mediano di mischia e capitano scozzese e una risposta di Haimona, non particolarmente in giornata di grazia. Ma da un suo errore al 36’ arriverà il secondo dei momenti chiave della partita. Il suo calcio sbagliato, con palo pieno, diventa, infatti, preda di Giamba Venditti che, con quella che diventerà la specialità della casa (chiedere referenze in merito pure all’Inghilterra), recupera l’ovale e schiaccia sulla base del palo per la meta che porta le squadre al riposo sul 16-15.

Nella ripresa entra lo “scozzese” Allan e segna ancora Laidlaw

La ripresa inizia con una serie di cambi, di cui il primo vede uscire proprio Haimona per lasciare spazio all’enfant du pays Tommaso Allan, mamma Paola italiana e papà William scozzese, entrambi ex rugbisti, senza contare poi zio John, nazionale scozzese negli anni ’90, e una militanza dello stesso Tommaso nelle nazionali giovanili britanniche. Stuart Hogg è il primo ad avere la possibilità di segnare, ma tutto viene annullato da un precedente passaggio in avanti del veterano Sean Lamont, e allora la Scozia ci riprova al piede e va a +4 sempre con Laidlaw. Sembra tutto scritto per l’ennesima volta, ma l’Italia è determinata e ci crede fino all’ultimo respiro.

L’intenso finale

Gli Azzurri conquistano un calcio di punizione, con cartellino giallo comminato al seconda linea di origini australiane appena entrato Ben Toolis, sfruttandolo per andare in rimessa laterale appena prima dei cinque metri con il mancino di Luke McLean. E qui vale la pena di raccontare gli ultimi intensissimi novanta secondi. Andrea Manici lancia, la Scozia ci aspetta a terra senza contendere e Joshua Furno ha vita facile nella presa a due mani e ad impostare immediatamente l’avanzamento. Il maul viene girato, fatto crollare, ci sono tuffi, ingressi laterali, entrano persino i trequarti Luca Morisi, Giulio Bisegni ed Enrico Bacchin. Ugo Gori si gira da una parte all’altra, ben consapevole che la palla dovrà comunque rimanere là dentro.

I falli scozzesi e la meta di punizione

L’arbitro, l’irlandese ed esperto George Clancy, non sembra sentirsela di fischiare un calcio contro ai padroni di casa ad un giro di lancette dalla fine sotto il boato di uno scatenato Murrayfield. Le sue urla “Leave it Scotland” risuonano appena gli scozzesi fanno crollare il primo avanzamento, ma l’Italia ci riprova prima con Lorenzo Cittadini e poi con Andrea Manici, che riesce a resistere e rimanere alto. Reimpostiamo il terzo maul dell’azione, sospingendo le maglie rosse oltre la propria linea di meta. Hamish Watson ci fa crollare alla disperata, ma è un gesto inutile: arriva per lui il cartellino giallo e per noi la meta di punizione. Clancy corre a braccio alzato sotto i pali, mentre gli Azzurri crollano a terra. Sergio Parisse, capitano coraggioso di tante battaglie, guarda il cielo e porta le mani al viso quasi in lacrime. Tommaso Allan aspetta che il tempo diventi rosso per aggiungere i due punti supplementari della trasformazione. Finisce 19-22 con il sapore dolce di una vittoria straordinaria che manca da troppo tempo al nostro rugby.