Roland Garros, Bolelli e Napolitano si fermano al secondo turno

Tennis

Stefano Olivari

Bolelli

Bolelli contro la potenza di Thiem ha giocato un ottimo primo set, prima dell'inevitabile calo atletico, mentre Napolitano poco ha potuto contro il più regolare Schwartzman

ROLAND GARROS, IL TABELLONE MASCHILE

Un buon Simone Bolelli ha resistito un set al tennis strapotente di Dominic Thiem, che l'ha battuto 7-5 6-1 6-3 passando così al terzo turno. Più lineare la sconfitta di Stefano Napolitano contro Diego Schwartzman: 6-3 7-5 6-2 per l'argentino numero 41 del mondo.

Due grandi colpitori

Se non ci fosse bisogno di correre Bolelli e Thiem sarebbero giocatori quasi dello stesso livello, eccezionali colpitori appena la lunghezza di palla dell'avversario cala. L'austriaco ha dimostrato di saperlo bene (nel dopopartita poi l'ha anche spiegato), evitando di intestardirsi nel braccio di ferro e puntando prima di tutto a non far tirare a Bolelli i colpi dalla sua mattonella. Il trentaduenne bolognese è partito a razzo: 3-0 e la possibilità di chiudere in poco tempo il primo set. Non ha accettato lo scambio con Thiem, più giovane di otto anni ma anche molto più atletico e potente (non parliamo poi della differente storia a livello di infortuni), ed ha impostato un match pieno di accelerazioni al limite. Tanti errori, logicamente, ma anche un Thiem che si è trovato di fronte un giocatore per certi aspetti simile a lui: il 7-5 per l'austriaco è stato faticosissimo.

Senza fase difensiva

Progressivamente Bolelli ha fatto sempre più fatica a tenere il servizio, concedendo una quantità industriale di palle break. Tante volte abbiamo scritto che Bolelli ha un'autonomia limitata, anche perché purtroppo è vero. Il calo alla distanza anche contro Thiem è arrivato inesorabile, specialmente dopo un primo set giocato a intensità massima. Anche quando è fresco la fase difensiva dell'azzurro non è da primi posti nel mondo, figurarsi quando è in affanno. Considerazioni da fare con dolore, perché il braccio di Bolelli è straordinario anche se ormai ce ne ricordiamo solamente nel doppio (che qui a Parigi gioca con Fognini). Adesso è 470 ATP, ma l'umile ripartenza dai Challenger dopo i tanti problemi fisici e le cinque partite (contiamo anche le qualificazioni) giocate a Parigi dimostrano che è sulla strada giusta per tornare nei primi cento.

Napolitano

Alla terza partita nel tabellone principale di un torneo ATP Stefano Napolitano non ha in pratica mai avuto chance contro un avversario più esperto (anche se gli anni di differenza sono solo tre) come Schwartzman, un esempio per come si è costruito una classifica e una carriera a dispetto di fisico e disponibilità finanziarie limitate. Il biellese numero 187 del mondo è un giocatore abbastanza completo, con un ottimo rovescio, ma vista la statura dovrebbe chiedere di più al suo già buon servizio. Esce comunque alla grande da Parigi, conquistata attraverso le qualificazioni. È tecnicamente in evoluzione, a 22 anni, e contro l'evidenza dei risultati (meglio sulla terra che sul veloce) diciamo che potrebbe fare buone cose sul cemento. Di certo è stato il primo della generazione Quinzi-Baldi ad emergere.

 

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