Wimbledon 2017, l'avvicinamento dei Big Four: Murray in risalita

Tennis

Stefano Olivari

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Da Federer al vincitore della scorsa edizione passando per Nadal, i dominatori degli ultimi 15 anni di tennis stanno nascondendo le proprie carte in vista del torneo più importante di tutti. Lo scozzese sembra avere risolto i suoi problemi fisici e potrebbe sorprendere

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Le tre settimane fra la finale del Roland Garros e l'inizio di Wimbledon, lunedì 3 luglio, permettono di respirare sia chi guarda sia soprattutto chi gioca. Con i favoriti del torneo maschile che adottano strategie di avvicinamento diverse: chi cerca di prendere confidenza con l'erba già da subito, come Federer, e chi come Nadal vuole presentarsi a Wimbledon fresco di testa. Vediamo lo stato di forma dei tradizionali Big 4.

1) Murray

Il 2017 del numero 1 del mondo è stato finora negativo, rapportato ai suoi standard: un solo torneo vinto, a Dubai, la sconfitta negli ottavi degli Australian Open con Zverev, la stagione sul cemento americano cancellata dall'infortunio al gomito e la lenta risalita sulla terra, toccando il fondo contro Fognini a Roma ma risalendo al Roland Garros, dove la sua semifinale con Wawrinka è stata la partita più emozionante del torneo. Viene dato in grande risalita fisica, vedremo settimana prossima al Queens come avrà recuperato le sensazioni sull'erba. Arriva a Wimbledon a fari spenti, con tutti convinti di assistere al millesimo Federer-Nadal e di dover analizzare i tormenti interiori di Djokovic. Per questo potrebbe essere il favorito: così la pensano anche i principali bookmaker, che mentre scriviamo queste righe lo danno a 3,75.

2) Nadal

Il dominatore della stagione sulla terra ha nel mirino la posizione numero uno del ranking, ma soprattutto l'opportunità di vincere il suo terzo Wimbledon in un periodo di transizione, in cui gli altri Big Four (o Five, considerando Wawrinka che però a Wimbledon è sempre stato penalizzato dalla preparazione ampia dei suoi colpi dal fondo) sono battibili e la NextGen sembra ancora Next. Dalla sua ha un servizio diventato molto più potente e un nuovo rovescio aggressivo, la risposta è quella di sempre mentre ad essere calate sono un po' le gambe. Ha deciso di rinunciare al Queens e quindi si presenterà a Wimbledon senza una sola partita su erba alle spalle. Può sembrare una scelta stravagante, ma non lo è se si pensa a quanto Nadal abbia giocato nel 2017 (52 partite!), alla sua buona adattbilità all'erba e soprattutto al fatto che in questa fase della carriera conti soprattutto essere freschi.

3) Federer

Apparso irrigidito e anche un po' appesantito contro Haas a Stoccarda dopo due mesi e mezzo senza partite, ad Halle proverà subito a ritrovare il ritmo partita. Il Federer di Melbourne giocava su una nuvola, così come quello di Indian Wells e Miami. Forse interrompere tanto a lungo la magia non è stata una grande idea, anche se sul piano tecnico è quello che sull'erba ha più armi di tutti. Di sicuro non è logoro, ma l'erba è anche una questione di riflessi. 

4) Djokovic

Negli ultimi anni non è mai stato un grande frequentatore dei tornei minori prima di Wimbledon, non ne gioca dal 2010, ma la nuova fase della sua carriera potrebbe fargli cambiare idea. Sta prendendo in considerazione l'idea di Eastbourne, fra due settimane, ma tutto in questo momento è incerto. A Londra si farà rivedere Agassi, dopo la non memorabile esperienza parigina. Impossibile possa fargli da allenatore per il futuro, ma almeno Djokovic lo rispetta e non è cosa da poco. Sull'erba i cali di concentrazione si pagano più cari che in qualsiasi altra superficie, difficile che possa arrivare fino in fondo anche se con un fenomeno non si sa mai.

 

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