McEnroe: "Serena Williams fra gli uomini sarebbe il numero 700"

Tennis

Stefano Olivari

SerenaMcEnroe

Presentando la sua nuova autobiografia l'ex campione ha espresso ad alta voce un'idea di molti tennisti e appassionati, ma Serena ha reagito con stile. In realtà la salvezza del tennis femminile sarebbe quella di rimanere femminile

John McEnroe ha il merito di dire ogni tanto qualche verità scomoda. L'ultima riguarda Serena Williams: "Senza dubbio è la migliore tennista di sempre, ma fra gli uomini sarebbe al settecentesimo posto nella classifica ATP". Reazioni di vario tipo, ma al di là del politicamente corretto (o scorretto) la discussione da sempre affascina gli appassionati di tennis. 

Serious

Il contesto in cui il vincitore di 7 tornei dello Slam (3 Wimbledon e 4 U.S. Open) ha pronunciato queste parole era di tipo promozionale. Infatti c'era da lanciare la sua nuova autobiografia, dal titolo ('Serious') che fa il verso a quella, fra l'altro molto interessante e per molti aspetti più sincera di quella di Agassi (parla apertamente dell'uso di coca fra i giocatori), uscita una quindicina di anni fa e che a sua volta faceva il verso, nel titolo, alla più famosa frase pronunciata da McEnroe all'indirizzo di un arbitro: "You Cannot Be Serious". Insomma, McEnroe ha volutamente sparato una frase ad effetto per guadagnarsi un titolo e ci siamo cascati tutti. Però la questione va anche al di là del bar, perché quando si parla di montepremi il confronto salta sempre fuori toccando aspetti di marketing (poco discutibili: l'audience del tennis maschile è, a parità di torneo, il triplo di quella del tennis femminile) e sportivi, questi sì da analizzare perché non è che tre set femminili siano per forza meno interessanti di cinque maschili tutti di mazzate. 

Billie Jean

Le sfide uomo-donna del passato sono state quasi sempre baracconate, dalla famosa 'Battaglia fra i sessi' fra Billie Jean King e Bobby Riggs (vinse la trentenne King contro il 55enne ex professionista) nel 1973 a Houston a situazioni 'miste' che coinvolsero Borg e Connors nei folli, dal punto di vista organizzativo, anni Settanta statunitensi. Ironico era anche il clima intorno alle partite che il tedesco Karsten Braasch giocò nel 1998 proprio contro giovanissime sorelle Williams dopo alcune loro dichiarazioni autopromozionali forse ispirate dal padre Richard (avevano affermato di poter giocare nel circuito maschile e poter battere uomini intorno al 200 ATP), fra l'altro strabattendole fra una birra e una sigaretta. Non si è in sostanza mai fatto sul serio, anche senza entrare in discorsi di ranking. Anche perché nessun uomo vorrebbe fare sul serio, avendo tutto da perdere. Non caso la risposta di Serena a SuperMac è stata nel merito: "Non dire frasi che non siano supportate dai fatti". In altre parole: non mi hai mai visto giocare sul serio contro l'uomo numero 700.

Servizio

Il colpo nella carriera di Serena che più ha fatto la differenza rispetto alle sue avversarie è stato senza dubbio il servizio. Secondo uno studio di Sports Illustrated, nel 2015 (quindi il suo anno migliore, quando il Grand Slam sfumò soltanto a causa di Roberta Vinci) la velocità media della sua prima palla era di 175 chilometri all'ora, mentre quella di Andy Murray, era di 183. Sulla seconda però la Serena 2015 serviva nella media più forte dello scozzese (!), 146 chilometri orari contro 138 e a una velocità simile a quella di Novak Djokovic, in quella stagione vincitore a Wimbledon. Come a dire che sul suo servizio riuscirebbe come minimo a non farsi attaccare in maniera sistematica dal maschio di turno, nè da Murray né tantomeno dal numero 700. Sul resto si può discutere e giocare, ma rimane il fatto che il tennis femminile può avere un senso soltanto se rimane femminile nelle velocità, nelle scelte tattiche e nei colpi. Più Martina Hingis e meno Serena Williams, con tutto il rispetto per la grandezza di Serena, anche se la direzione del tennis femminile è quella della potenza senza controllo. 

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